CGIL promette lotta al governo Renzi. E Landini scrive al premier

Dal direttivo di Corso d'Italia l'annuncio: possibili mobilitazioni se il Governo non darà risposte convincenti sul tema del lavoro.

Il governo Renzi dovrà convincere anche la Cgil, con la sua riforma del lavoro.

«La Cgil è pronta alla mobilitazione se il governo non darà risposte e non accoglierà le proposte sul lavoro e sul fisco avanzate dal sindacato. E' quanto emerso nel corso del dibattito al direttivo di Corso d'Italia. La mobilitazione potrà articolarsi in vari modi, non escluso quello dello sciopero, da decidere eventualmente al momento opportuno»

Questa la brevissima battuta poco fa dall'Ansa.

Quest'oggi era uscita una lettera di Landini ha scritto su Repubblica.

Governo Renzi - Cgil

Nella lettera, pur proponendo un patto a Renzi, Landini critica il progetto del premier:

«Sono da evitare interventi a pioggia. Bisogna individuare delle priorità. Ad esempio, ogni euro pubblico a favore delle imprese deve essere vincolato a quanti posti di lavoro si difendono e si creano. Vanno resi possibili forme di credito e di finanziamento agli investimenti a tassi agevolati per le piccole e medie imprese, incentivando la costituzione di reti d'impresa».

In seguito, evidentemente, all'interno del sindacato è emersa con convinzione la posizione più critica. E se da parte del segretario di Fiom-Cgil c'era l'invito a cambiare il Paese insieme, ora da Corso d'Italia arriva la minaccia: sarà mobilitazione se l'intervento sul mercato del lavoro non verrà ritenuto convincente dal sindacato.

Matteo Renzi pensava, forse, di poter piacere a tutti. Ma il suo esecutivo dovrà dimostrare di riuscire a trovare una "quadra", sui fondamentali. In attesa del voto sulla legge elettorale, slittato ancora.

D'altro canto, la posizione della Cgil non può essere una sorpresa: fin da ieri Susanna Camusso non aveva risparmiato critiche al premier che sarebbe colpevole di ignorare la funzione sociale della rappresentanza sindacale e di replicare, in questo meccanismo, il precedente del governo Monti, che si era imposto sulle parti sociali con la legge sulle pensioni.

Resta da capire se il sindacato più numeroso d'Italia riuscirà a incidere veramente e a ritornare "moderno", abbandonando quell'anacronismo interiore che sembra averlo notevolmente ridimensionato negli ultimi anni e trovando nuove forme di mobilitazione.

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