Pdl e centrodestra da cancellare? E il Pd e il centrosinistra (illusi) godono ...

Adesso fanno a gara, quelli del Pdl, a gridare: “Chiudere il Pdl!”. Su tutti spicca Daniela Santanchè pronta al pellegrinaggio ad Arcore per dare il triste annuncio al Cav. sempre indeciso e incredulo, come ai tempi della negazione della crisi del Paese. Ma la lista degli sbianchettatori dell’ex partito del predellino è assai lunga e addirittura c’è chi si spinge più in là, come il sindaco di Roma – covo del bubbone della ex camerata Polverini – che invoca: “Azzeriamo il centrodestra!”.

Come se cambiare l’insegna della bottega lasciando gli stessi padroni e la stessa mercanzia può portare a una svolta e a qualche beneficio. E’ la vecchia solfa del cambiare tutto per non cambiare niente, o meglio, trovare qualche capro espiatorio per continuare a far parte della casta, godendo dei suoi privilegi, potere e soldi senza misura. Come sempre, chi vuole rifondare, ha solo l’obiettivo di tenersi ben stretto ciò che ha. Tant’è che anche i più decisi “rifondaroli” un punto fermo ce l’hanno: “Berlusconi non si tocca”. Appunto.

Ora, chi pensa che il Lazio sia la pecora nera in mezzo al gregge di bianchi agnellini, o una scheggia impazzita, alzi la mano. In ogni regione, in ogni ente pubblico a cominciare dai ministeri, è così, più o meno. Le eccezioni confermano la regola. Il nodo è politico e riguarda i partiti, perché da lì parte la formazione dei cosiddetti gruppi dirigenti, gente che poi va a occupare le poltrone del potere nelle istituzioni e zone limitrofe.

Il Pdl, avendo il capo-padrone che ha, è il più malmesso. Ma gli altri partiti non sono tanto diversi, dato che tutti, in proporzione, mangiano alla stessa mangiatoia, spendendo e sperperando la montagna di soldi pubblici a disposizione grazie a una legge nazionale infame e alle ancor più infami leggine aggiuntive nelle regioni ecc. Dicendo questo si rischio di scadere nel qualunquismo, nel populismo (di destra e di sinistra)? Va detto e ridetto che non c’è politica senza partiti e senza partiti non c’è democrazia.

La nascita dei partiti personali-padronali avvenne perché dopo tangentopoli e il fallimento dei gruppi dirigenti delle istituzioni e delle forme partito ci fu l’azzeramento dei partiti democratici di massa. All’epoca, in particolare la Dc e il Psi furono cancellati con ragione e forzature, e il Pci, convinto di averla scampata e di aver vinto sui suoi avversari storici, compì la sua evoluzione – più tattica che storico-politica – in Pds, Ds fino all’amalgama mal riuscita del Pd.

Il rischio, oggi, è lo stesso: il Pd pensa che sia solo il Pdl e la Lega a essere travolto dalla situazione e si affida alle primarie come panacea dei suoi guai. Emanuele Macaluso su l’Unità scrive che sono “solo una “fiera delle vanità e un modo per farsi pubblicità e prenotarsi la candidatura come sindaci o nelle Regioni (o nei vari Parlamenti ndr)”.

Se non si avvia la costruzione di un partito con una identità espressione della società odierna, un partito democratico e con regole di comportamento valide per tutti, non si esce da questo imbuto. Vale per il centrodestra ma vale anche per il centrosinistra.

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