Renzi fra i marosi del voto segreto: dopo le “quote rosa” affonda anche l’Italicum?

Adesso, dopo la botta alla Camera sulle quote rosa, i renziani doc si arrampicano sugli specchi dicendo che hanno prevalso distinguo di genere e non divisioni politiche, specie nel Pd. Ed è, invece, proprio il Partito Democratico che ha sbracato: e le quote rosa sono solo l’occasione per riaprire antiche e nuove ferite interne, “avviando – dice Arturo Scotto di Sel in aula - l’esplosione del Pd pressato dall’era Renzi”.

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La controprova è dietro l’angolo e potrebbe sfociare oggi a favore delle preferenze, contro Renzi, mandando in frantumi il patto del Nazareno del segretario-premier con Berlusconi. Basterebbe il replay di quanto accaduto con il voto segreto sulle quote rosa, con una 60ina di voti Pd per approvare le preferenze e mandare davvero tutto a carte quarantotto.

Non bastasse, Renzi ha aperto a brutto muso anche il fronte Cgil minando la cosiddetta concertazione, da sempre asse portante dei rapporti sindacali, una bandiera storica, se non addirittura un tabù. Alla minaccia di sciopero generale di Susanna Camusso la replica di Renzi: “ce ne faremo una ragione” ha il sapore di una beffa, oltre che di uno schiaffo politico: impensabile per un leader della sinistra, ma neppure un premier non di sinistra ha mai osato tanto.

Una scivolata del giovane “rottamatore” poco esperto e poco avvezzo ai … convenevoli? O una svolta storica capace di togliere alla Cgil il potere di veto sulle riforme?

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Se è così, vuol dire che Renzi ha davvero messo in gioco il suo futuro politico. Al di là del merito delle scelte economiche che saranno annunciate in settimana, la rottura dei vecchi rituali fra governo e sindacato rimescola le carte, fa crollare gli steccati post-ideologici ed è un tentativo di uscire dalla paralisi decisionale. È un messaggio alla CGIL perché si rinnovi dopo tanti errori. Ed è un avvertimento allo stesso partito di Renzi, al Pd, soprattutto alla minoranza interna che al sindacato è ancora vicina”.

La Camusso, ledare Cgil, non demorde: “ Renzi continua a lanciare titoli, ma non si vede ancora il merito. Mi pare disattento a quella parte del Paese che ha già pagato. Senza risorse non ci sarà una risposta al mondo del lavoro”.

Può il premier dimenticare che il sindacato di Corso d’Italia ha 5 milioni di iscritti, una montagna di elettori, un condizionamento (non solo storico) enorme nel Partito Democratico, dal centro ala periferia?

E sul fronte del rapporto con Confindustria non tira miglior aria: sul cuneo fiscale c’è puzza di bruciato. Padoan promette tagli alla spesa per ridurre le tasse ma il piano solo il premier sa cosa è mentre i tecnici lanciano segnali pessimistici: “Non ci sono soldi”.

Per il premier e il suo governo la luna di miele è davvero finita. Come recita l’antico adagio: “Matteo, hai voluto la bicicletta? Adesso, pedala!”.

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