Turchia: muore 15enne in coma, riprendono le proteste contro Erdogan

Berkin era stato colpito da un lacrimogeno lanciato dalla polizia mentre stava andando a comprare il pane: dopo 266 giorni, la sua morte ha scatenato nuove violenze.

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Berkin è morto a 15 anni. Lo scorso 16 maggio era uscito a comprare il pane a Istanbul. Ma non sarebbe più tornato a casa, colpito da un lacrimogeno lanciato dalla polizia durante una manifestazione anti-governativa in difesa di Gezi Park. Dopo 266 giorni di coma, ieri mattina Berkin non ce l'ha fatta più. Era arrivato a pesare 16 chili. La notizia del decesso del giovane ha scatenato le proteste in Turchia.

Mentre la mamma di Berkin diceva: "Non è stato Dio a portarmi via mio figlio, ma Erdogan", la famiglia scriveva su Twittter: "Al nostro popolo: abbiamo perso nostro figlio Berkin Elvan alle 7 di questa mattina. Condoglianze a noi tutti». Centinaia di persone si sono allora riunite davanti all'ospedale di Istanbul, dove Berkin era ricoverato da quel 16 maggio.

E qui sono riesplose le violenze, solo sopite in queste settimane. Le forze dell'ordine hanno risposto con i lacrimogeni al lancio di sassi da parte della gente. Ma se Istanbul è stato il centro nevralgico delle nuove proteste, a Istanbul un uomo si è seduto nella piazza di Kizilay, nel cuore della città, con davanti un pezzo di pane e il cartello: "Sono Berkin". In poche minuti decine di persone si sono sedute accanto a lui, appoggiando per terra pezzi di pane.

Manifestazioni di cordoglio e di solidarietà si sono tenute in altre città del Paese, come ha riferito Hurriyet online, fra cui Smirne, Antalya, Antiochia. A Istanbul, nel quartiere di Berkin, i negozi hanno abbassato le saracinesche in segno di lutti. Studenti di ogni ordine e grado hanno deciso di saltare le lezioni. All'Università Tecnica del Medio Oriente di Ankara, uno dei cuori della rivolta di Gezi Park, centinaia di studenti hanno formato un corteo e si sono diretti verso Kizilay. La polizia li ha fermati usando i cannoni ad acqua.

Il capo dello Stato, Abdullah Gul, si è detto "costernato" per la morte del ragazzo e ha fatto le condoglianze alla famiglia. Il premier islamico Recep Tayyip Erdogan aveva accusato i giovani manifestanti di essere "vandali" e "terroristi", denunciando un "complotto" dietro alle grandi proteste di Gezi Park. Il movimento era nato a Istanbul contro la distruzione del parco di Piazza Taksim, che avrebbe dovuto essere sostituito da una enorme centro commerciale.

Le manifestazioni contro il taglio degli alberi erano iniziate il 27 maggio del 2013 e, dopo un violento intervento della polizia per disperdere il sit-in con lacrimogeni e cannoni ad acqua, il 31 maggio i cortei contro il governo si erano estesi in diverse città della Turchia. La repressione dei manifestanti ha causato oltre 8 mila feriti, due dei quali hanno perso la vista, e sette morti. Berkin è l’ottava vittima.

Nuovi scontri in Turchia

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