Pdl e destra ko. Berlusconi in ... apnea. E il Pd (illuso) canta già vittoria ...

La giunta regionale del Lazio non è scivolata su una buccia di banana e men che meno è stata la governatrice Polverini a mandare a casa l’intero consiglio. E’ esploso, oltre al malaffare dei tanti malandrini dissoluti, il concetto stesso del Pdl, strumento di potere del berlusconismo inteso come ideologia culturale e sociale per l’Italia (o il mondo?) del nuovo millennio.

I rappresentanti del fu partito del “predellino” sono uno fotocopia dell’altro, intendendo la politica come greppia cui abbuffarsi fuori da vincoli di ogni tipo, tanto meno di ordine etico e civico. E’ così nel Lazio, in Lombardia, in Sicilia, ovunque, con eccezioni davvero difficili da individuare. Il “capo” ha voluto così quel partito e ha voluto così i suoi uomini, divenuti esponenti delle istituzioni, di fatto padroni del governo del Paese (fino allo scorso novembre), di regioni, province e comuni e mille altri enti.

L’implosione del Pdl e della destra è avvenuta con l’uscita di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi, quasi due decenni di governo con un fallimento totale: l’Italia non è stata riformata, ripiombando pesantemente indietro in tutti i settori. Gli scandali come quello laziale sono scosse pesantissime di un terremoto che non accenna a placarsi, che crea smarrimento e angoscia nelle casematte del potere berlusconiano e spinge la destra italiana a sprofondare in una lugubre palude. Dov’è il “Ghe pensi mi?”. Neppure l’ex sindacalista (dalle tessere gonfiate) riverniciata per fregare la radicale Bonino ha più dato retta al Cav che voleva la governatrice inchiodata al suo scranno, con l’ultimo colpo in canna. Quel colpo, la Polverini, se l’è sparato su un piede, sperando così di evitare una guerra –giudiziaria e politica – capace di annientarla. E adesso?

Dopo questi chiari di luna per Berlusconi sarà ancor più difficile sciogliere il dilemma a favore della nuova discesa in campo. Una destra così sbrindellata va alle elezioni come davanti a un plotone d’esecuzione. Chi si presta a metterci la faccia, a candidarsi, con l’impallinatura (quasi) certa?

Gode adesso la sinistra, o meglio il Pd, di fronte allo sfacelo del Pdl e già canta inni di vittoria. Altre volte altri miraggi hanno portato la sinistra dagli altari alla polvere. Il berlusconismo non è morto ed è anche dentro il Pd e dentro il centrosinistra: è così nella regione Lazio ed è così ovunque.

La mancanza di identità, le divisioni interne, i gruppi dirigenti cooptati e famelici di poltrone, la militanza smarrita per far posto al carrierismo esasperato, un populismo di “sinistra” devastante, organismi dirigenti solo apparenti, ecc. sono fantasmi che sferragliano nel Pd e mettono in fuga (dalle urne) milioni di elettori delusi e sfiduciati. Bersani e Renzi, invece che fare scannare il partito per le inutili primarie, si impegnino a tracciare i contorni – con dentro i contenuti – dell’Italia di domani che è già l’Italia di oggi.

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