Riforma del Senato: come funziona e cosa cambia

Cosa prevede la riforma del Senato, che deve ancora passare dal referendum. Come funziona, cosa cambia e quali sono le competenze.

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La riforma del Senato è stata approvata in via definitiva alla Camera dei deputati, ultimo passaggio previsto dall'iter legislativo. Ma non è ancora finita, visto che prima di poter considerare compiuta la riforma del Senato sarà necessario passare dal referendum confermativo di questo autunno. Servirà la maggioranza di voti favorevoli, ma senza nessun quorum.

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia

Il senato dei cento - Il numero dei senatori passa da 315 a 100. 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal capo dello Stato per 7 anni.

La fiducia al governo - Il Senato non avrà più il potere di dare o togliere la fiducia al governo, che sarà una prerogativa della Camera. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà quindi alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che concernono i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio: le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

Elezione del presidente della Repubblica - Cambia il quorum: non basterà più la metà più uno degli elettori, ma serviranno i due terzi per i primi scrutini; poi i tre quinti; dal settimo scrutinio saranno necessari i tre quinti dei votanti.

Niente ping pong - È probabilmente l'effetto più importante: l'approvazione delle leggi sarà quasi sempre prerogativa della Camera, con il risultato che l'iter sarà molto più rapido.

Governo (ancora) più forte - Il governo avrà una corsia preferenziale per i suoi provvedimenti, la Camera dovrà metterli in votazione entro 70 giorni. Il potere esecutivo si rafforza ulteriormente a scapito del legislativo.

I senatori - Non saranno più eletti durante le elezioni politiche, ma in forma comunque diretta durante le elezioni regionali. Ad esempio attraverso un listino apposito o attraverso la nomina dei più votati. Il meccanismo sarà comunque proporzionale ai voti conquistati a livello nazionale - per evitare uno strapotere che già ci sarà alla Camera - e i neo-senatori dovranno essere confermati dal consiglio regionale.

I poteri del Senato - Il Senato avrà indietro alcuni dei poteri che gli erano stati sottratti, tra cui il più importante è quello in materia di politiche comunitarie. Come doveva essere all'inizio del percorso di questa riforma, insomma, il Senato si occuperà di enti locali italiani e anche di Europa. Avrà poi il ruolo di controllore delle politiche pubbliche e di controllo sulla Pubblica Amministrazione. Potrà infine eleggere due giudici della Corte Costituzionale.

La riforma del Titolo V. Con la modifica del Titolo V della Costituzione viene rovesciato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle regioni. Sarà lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, ecc.).

Esame preventivo di costituzionalità. Aumentano anche i poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato. La Consulta dovrà pronunciarsi entro un mese, mentre la richiesta va fatta da almeno un terzo dei componenti della Camera. In questo modo si eviterà di avere una legge elettorale per anni e anni salvo poi scoprire che si tratta di una legge incostituzionale.

Riforma del Senato: le reazioni

"Oggi al Senato approviamo le riforme costituzionali in terza lettura. Si può essere o meno d'accordo su ciò che siamo facendo, ma lo stiamo facendo: la lunga stagione della politica inconcludente è terminata. Le riforme si fanno, l'Italia cambia"

ha scritto Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook poco prima dell'approvazione dell'Aula.

16:51 - Resta rovente il clima in Senato durante l'ultima discussione prima dell'approvazione definitiva della riforma del Senato: la Lega ha lasciato l'Aula con la Costituzione in mano dopo la dichiarazione di voto. Tutti i senatori M5S sono usciti lasciando i banchi i banchi deserti non appena l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha cominciato a parlare nell'Aula di Palazzo Madama. Hanno abbandonato i loro posti anche numerosi esponenti di Forza Italia.

13 ottobre 2015, ore 12:58 - Oggi pomeriggio il Senato approverà la riforma costituzionale nel testo che presumibilmente sarà quello definitivo e che sarà sottoposto ai cittadini nel referendum dell'ottobre 2016. Dopo l'eventuale (dato per certo) "sì" del Senato, che lavora in seconda lettura, toccherà nuovamente alla Camera dove verrà semplicemente confermato, almeno stando alle intese politiche raggiunte dalla maggioranza.

La giornata di oggi, soprannominata da qualcuno "il super martedì", potrebbe essere quindi un banco di prova importante per la maggioranza, che nonostante le polemiche interne al PD sembra aver trovato una larghissima intesa sulla Riforma del Senato: è l'opposizione che sembra frammentata, con un Berlusconi che questa mattina ha convocato i suoi per trovare una linea univoca ed un Salvini che minaccia "l'Aventino" della Lega Nord, oltre che i fuoriusciti da PD e ai sempiterni 5stelle, molto critici sul provvedimento.

Venerdì scorso l'Aula di Palazzo Madama ha concluso il voto sugli emendamenti e gli articoli del ddl Boschi, approvando tra l'altro proprio l'ultima delle modifiche che ha recepito gli accordi dentro il Pd e dentro la minoranza.

9 ottobre 2015, 18.10 - L'aula del Senato ha appovato nella giornata di oggi gli articoli 38, 38, 40 e 41. Nessun problema per la maggioranza. Il voto finale del ddl Boschi è in programma per martedì 13 ottobre.

E Matteo Renzi esulta su Twitter.

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia. Via libera agli articoli 21 e 39


7 ottobre 2015

19:10 - Il progetto delle opposizioni di scrivere insieme una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è naufragata dopo che Forza Italia ha votato con il Pd sull’articolo 17.
Intanto i demo hanno trovato l’accordo interno anche sull’articolo 21, quello relativo all’elezione del Capo dello Stato, e sull’articolo 39 ossia la norma transitoria per l’elezione del Senato.

In particolare, per l’articolo 21 saranno ritirato tutti gli emendamenti della maggioranza e minoranza idem, mentre il governo ha accettato che il quorum per l’elezione dell’inquilino del Quirinale dal settimo scrutinio sia di tre quinti, come prevedeva il testo della riforma uscito dalla Camera. Per quanto riguarda l’articolo 39, sarà presentato un emendamento da parte del governo che prevederà l’accorciamento dei tempi di entrata in vigore della nuova legge elettorale per il Senato e obbligherà le Regioni ad adeguarsi. La Lega ha lasciato l’aula prima del voto, mentre i senatori del M5S si sono astenuti.

14:53 - La votazione sulla riforma del Senato prosegue spedita. Oggi sono stati approvati cinque articoli incluso il numero 17, quello che regolamenta la dichiarazione dello stato di guerra, per il quale le opposizioni hanno rinunciato ai loro emendamenti per protesta.

11:03 - Il Senato ha approvato anche l'articolo 12 del Ddl Boschi con 168 sì e 103 no, mentre sono stati respinti i due emendamenti presentanti dal M5S.
Nelle prime due votazioni la maggioranza era sotto i 150 voti e questo ha scatenato l'indignazione dell'opposizione, in particolare Maurizio Gasparri di Forza Italia ha detto:

"Vergognoso. Vanno avanti con poco più di 140 voti. Così non si riscrive la Costituzione. Siamo all'esproprio delle istituzioni"

7 ottobre 2015 - Le opposizioni hanno convocato una conferenza stampa per oggi durante la quale molto probabilmente presenteranno un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché intervenga sulla riforma del Senato attualmente in discussione.

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia: approvato l'articolo 10


19.27 -

Continuano le votazioni in aula con un clima particolare: le opposizioni fanno "resistenza passiva", i senatori non intervengono e a parlare nel corso della giornata è solo Grasso, con la lettura degli infiniti emendamenti dell'articolo 10. La maggioranza, seppur con numeri non altissimi, ha superato due voti segreti. Si procede così con molte votazioni e con i senatori di maggioranza e opposizione che votano "in automatico". La votazione finale dell'articolo 10 è arrivata alle 19.20: votanti 277, favorevoli 165, contrari 107.

La resistenza passiva dell'opposizione era stata annunciata stamattina dal presidente dei senatori della Lega Gianmarco Centinaio: "Faremo resistenza passiva in Aula, non prenderemo la parola se non in dichiarazioni di voto sull'articolo 10. In questo modo simboleggiamo il fatto di ritrovarci ostaggi della maggioranza".

6 ottobre 2015, 11.20 - L'aula del Senato ha approvato l'articolo 7 del ddl Boschi. L'approvazione è arrivata in tempi brevi anche perché Lega e Forza Italia hanno ritiraro tutti gli emendamenti in cambio della disponibilità del governo ad affrontare articoli più rilevanti come l'articolo 10.

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia: approvato l'articolo 6


5 ottobre 2015
22.08

- La riforma del Senato procede senza inciampi nonostante lo scoglio di due voti segreti: il Senato ha approvato anche l'articolo 6. I voti a favore sono stati 163, quelli contrari 85

5 ottobre - Riparte l'esame dei vari articoli che fanno parte della riforma del Senato. Dopo l'approvazione dell'articolo 2 (che era poi il punto più controverso della riforma) i lavori riprendono oggi dall'articolo 6, che dovrebbe venire votato senza problemi. Che cosa ci sia scritto all'articolo 6 e in tutti gli altri punti di questa riforma lo potete leggere direttamente sul sito del Senato.

Per quanto riguarda gli articoli già approvati.

Cosa dice l'articolo 2 della riforma del Senato: dispone che i Consigli regionali eleggeranno i futuri rappresentanti del Senato tra i propri membri, e che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti". L’emendamento della Presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama aggiunge che l’elezione dei senatori, da parte dei Consigli regionali, dovrà avvenire "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale".

Cosa dice l'articolo 1 della riforma del Senato: (il nuovo Senato) rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Concorre alla valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni, alla verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato nonché all’espressione dei pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge

Riforma del Senato: il testo dopo l'approvazione alla Camera

Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. Saranno i Consigli regionali a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre le regioni eleggeranno ciascuna un altro senatore scegliendolo tra i sindaci dei rispettivi territori, per un totale, quindi, di 21 primi cittadini che arriveranno a Palazzo Madama. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà "in proporzione alla loro popolazione" ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti".

I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali, il primo rinnovo del Senato li vedrà "eletti" tutti contemporaneamente, dopodiché la loro elezione sarà legata al rinnovo dei consigli regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre 50 milioni di euro ogni anno. Con i risparmi che dovrebbero arrivare grazie all'unificazione degli uffici di Camera e Senato (e altro modifiche all'insegna dell'ottimizzazione, non meglio specificate) si dice che si potrebbe arrivare anche a mezzo miliardo di risparmi.

Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

La corsia preferenziale governativa. Il potere del governo cambia radicalmente: le regole per emettere i decreti legge diventano più rigide, dovranno "recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo". I provvedimenti governativi ritenuti essenziali, in compenso, dovranno essere votati dalla Camera entro il termine tassativo di 60 giorni, passati i quali il provvedimento sarà posto in votazione senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale.

La riforma del Titolo V. Con la modifica del Titolo V della Costituzione viene rovesciato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle regioni. Sarà lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, ecc.).

Esame preventivo di costituzionalità. Aumentano anche i poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato. La Consulta dovrà pronunciarsi entro un mese, mentre la richiesta va fatta da almeno un terzo dei componenti della Camera. In questo modo si eviterà di avere una legge elettorale per anni e anni salvo poi scoprire che si tratta di una legge incostituzionale.

Elezione del presidente della Repubblica. Non sono più previsti i delegati regionali e si modifica il quorum. Nei primi quattro scrutini è necessario il quorum dei due terzi, dal quinti all'ottavo dei tre quinti, mentre dopo l'ottavo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Riforma del Senato: approvato l'articolo 2

15.00 - Dopo l'approvazione dell'emendamento Finocchiaro, è stato approvato, con 160 sì, 86 no e un astenuto, anche l'articolo 2 del Ddl Boschi. Dunque, il passaggio più importante della Riforma che punta a superare il bicameralismo perfetto è passato. All'appello sono mancati 7 voti di Area popolare (Ncd e Udc).

Il Nuovo Senato sarà così "composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal presidente della Repubblica". I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l'obbligo di sceglierli "tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori". Inoltre, la ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà "in proporzione alla loro popolazione" e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.

3 ottobre - Il Senato ha approvato l'emendamento Finocchiaro, che modifica il contestatissimo articolo 2 del ddl riforme: i sì sono stati 169, i no 93, 3 gli astenuti. Va così in porto la mediazione tra maggioranza e minoranza del Partito Democratico.

Come più volte ricordato, l'articolo 2 dispone che i Consigli regionali eleggeranno i futuri rappresentanti del Senato tra i propri membri, e che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti". L’emendamento della Presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama aggiunge che l’elezione dei senatori, da parte dei Consigli regionali, dovrà avvenire "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale".

La minoranza Pd ha rivendicato il "compromesso realistico" a cui si è giunti sull'elezione dei senatori. Ma resta ancora il nodo da sciogliere sulla norma transitoria, l'articolo 39, che disciplina le modalità di elezione dei futuri rappresentanti. La minoranza Pd non è intenzionata infatti ad accettare i listini bloccati.

2 ottobre - Dopo l'approvazione di ieri dell'articolo 1 si procede oggi con i lavori sulla riforma del Senato passando al contestatissimo articolo 2. Prima di tutto, vediamo cos'è stato approvato ieri, l'articolo 1 regola le funzioni del Senato e dice:

(Il nuovo Senato) rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Concorre alla valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni, alla verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato nonché all’espressione dei pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge

Oggi invece si discute l'articolo 2, che riguarda la composizione del nuovo Senato e le modalità di elezioni dei senatori. Per quanto riguarda la composizione, non ci sono problemi di sorta: 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali più 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.

Più difficile la questione delle modalità di elezione, visto che il comma 5 dell'articolo 2 è stato lievemente modificato nel primo passaggio tra Senato e Camera, passando da un "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti" (rendendo quindi possibile l'elezioni diretta) a un "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti" (che di fatto non permette l'elezione diretta).

Il compromesso, però, si è trovato sulla base di un listino di consiglieri regionali all'interno dei quali si possono scegliere i futuri senatori - che verranno poi ratificati dalle istituzioni territoriali. Compromesso teoricamente infattibile, vista la modifica nella preposizione. La soluzione è stata trovata con l'aggiunta al paragrafo prima riportato di questa dicitura: "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge".

L'articolo 2, in questo modo, diventa "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge". Ora non resta che vedere se la "strana maggioranza" che regge questo accordo supererà anche i voti segreti previsti per oggi.

14.20 - Il Senato ha approvato l'articolo 1 del ddl Boschi: 172 sì, 108 no e tre astenuti.

1° ottobre 2015 - È stato approvato dall'aula l'emendamento "canguro" proposto dal senatore Pd Roberto Cocianicich: 177 i sì, 57 i no. Come sottolineato dal presidente del Senato Grasso, "l'emendamento 1.203 è sostanzialmente identico all'emendamento Finocchiaro. Di conseguenza, se approvato, preclude e rende inammissibili i successivi emendamenti, fino a pag 271". L'approvazione ha garantito alla maggioranza la decadenza di 220 pagine di emendamenti e l'eliminazione dei voti segreti.

Forti proteste delle opposizioni in aula.

Al via l’esame degli emendamenti


30 settembre 2015

19.20 - La maggioranza è riuscita ad evitare il voto segreto sulle funzioni del nuovo Senato grazie a un altro emendamento di Roberto Cociancich del PD, emendamento che va a riscrivere l’articolo 1 del DDL Boschi sulla riforma costituzionale e fa quindi decadere tutti gli emendamenti successivi e i 19 voti segreti che nel pomeriggio di oggi erano stati accolti da Pietro Grasso.

Potete seguire la diretta dal Senato a questo indirizzo.

30 settembre 2015 - É iniziato oggi pomeriggio a Palazzo Madama l’esame degli articoli della Riforma del Senato e la nuova sforbiciata è arrivata subito. Il presidente del Senato Pietro Grasso, ha annunciato poco fa che saranno ammessi al voto, segreto, solo gli emendamenti che modificano o sopprimono il comma 5 dell’articolo 1, la parte modificata dalla Camera in seconda lettura.

La seduta è stata prontamente sospesa per un’ora dopo la richiesta del Nuovo Centrodestra, che vuole valutare con calma gli emendamenti che saranno oggetto di scrutinio segreto.

Tra questi ce ne sono due, in particolare, che riscrivono totalmente l’articolo 1 e che, se approvati, farebbero decadere gli altri emendamenti al voto. I due emendamenti, a firma di Finocchiaro e Cocianicich, riattribuirebbero al Senato alcune funzioni rimosse durante il passaggio alla Camera. Se l’emendamento firmato dal senatore Cociancich del PD dovesse passare, già entro stasera si potrebbe arrivare al voto dell’intero articolo 1, visto che molti degli emendamenti decadrebbero.

Grasso 'taglia' gli emendamenti della Lega

29 settembre - Il Presidente del Senato ha deciso di considerare "irricevibili" i nuovi 82 milioni di emendamenti presentati dal gruppo della Lega Nord, precisamente da Roberto Calderoli, per fare ostruzionismo e paralizzare la discussione in aula sul ddl Boschi. Pietro Grasso lo ha riferito durante la seduta odierna, facendo scattare così la "tagliola". Restano invece in piedi i 500mila emendamenti già presentati in commissione. Grasso ha motivato la sua decisione per riuscire a "rispettare i tempi stabiliti dal calendario dei lavori", perché "la presidenza è oggettivamente impossibilitata a valutarli" senza creare ritardi "per un tempo incalcolabile".

Il vice presidente della Lega, Raffaele Volpi, ha immediatamente protestato in aula per questa decisione - a nostro avviso attesa - presa dal Presidente del Senato: "Vengono esclusi una serie di emendamenti a prescindere dal merito, lei esclude gli emendamenti perché non ha modo di verificarne il merito. Lei sta creando un precedente gravissimo".

Riforma del Senato: trovato l'accordo

23 settembre 2015 - È stato trovato l'accordo tra maggioranza e minoranza del Partito Democratico, con tre emendamenti firmati da Anna Finocchiaro su elettività dei senatori, funzioni del Senato e giudici costituzionali. Superato l'ostacolo interno, per la maggioranza del governo arriva l'ostruzionismo della Lega Nord che ha presentato - in dvd- 82 milioni di emendamenti. "Roba da guinness, il record precedente era sempre mio", ha commentato orgoglioso e divertito Roberto Calderoli.

22 settembre: le novità sulla Riforma del Senato

19.00 - Secondo fonti parlamentari, la maggioranza presenterà a breve gli emendamenti al ddl Boschi. Gli interventi riguarderanno il discusso comma 5 dell'art.2 del testo, inerente alla designazione dei senatori. I correttivi dovrebbero permettere al Governo Renzi di incassare anche il sostegno della minoranza dem.

Il termine per presentare gli emendamenti a Palazzo Madama scade domani alle 9.

22 settembre 2015 - Dopo la direzione nazionale di ieri del Pd, pare che il compromesso tra maggioranza e minoranza sia più vicino. Il metodo di intesa dovrebbe essere il cosiddetto modello Tatarella, in base al quale i senatori-consiglieri sono formalmente nominati dai Consigli regionali.

I dissidenti democratici oggi si sono riuniti e, pur ribadendo apprezzamento per le parole di Renzi di ieri, hanno comunque deciso di confermare gli emendamenti alle riforme. Per i senatori di minoranza è necessario prima esaminare le proposte del Governo nel concreto. E, a tale riguardo, i capigruppo dei partiti di maggioranza starebbero preparando una decina di emendamenti per trovare una mediazione.

Oggi, intanto, alcuni esponenti delle opposizioni hanno attaccato il Presidente del Senato, Piero Grasso, per aver "armonizzato" i tempi della discussione, che avrà termine domani. La scelta di Grasso, che ha annunciato 10 minuti e non più di 20 per ogni singolo intervento, sarebbe stata dettata dal gran numero di richieste ad intervenire in aula, 110 in totale.

In particolare, a scagliarsi contro Grasso sono stati Alberto Airola del Movimento 5 Stelle, Mario Mauro di Per l'Italia, mentre Roberto Calderoli ha rinunciato al suo intervento in segno di protesta. Il Presidente del Senato ha difeso la sua scelta, precisando di non essersi piegato a nessuna pressione.

Lavori al via in aula


18:53 -

Sulle modifiche al ddl Boschi che comprende la riforma del Senato è intervenuta anche la presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama Anna Finocchiaro, che si è detta fiduciosa nell'effettiva capacità del PD di trovare una quadra che possa soddisfare le varie anime (in pena) protagoniste del dibattito interno.

18 settembre 2015, ore 14:52 - Continua la discussione tra i democratici sulle riforme costituzionali in Aula in questi giorni mentre gli esponenti dem aspettano lunedì, giorno della direzione nazionale del partito che farà luce proprio sull'intenzione, o meno, di mettere mano ai testi di riforma.

Questa mattina l'ex capogruppo alla Camera del PD Roberto Speranza, intervistato da Radio24, ha detto che del voto in direzione in materia di riforme la minoranza dem è disposta a prenderne atto, precisando però che "chiaramente un voto in direzione non può essere vincolante in una materia costituzionale, lo stesso Matteo Renzi ha detto che non ci può essere disciplina di partito sulla Costituzione". Più possibilista invece si è detto Pierluigi Bersani, che dopo essere venuto a conoscenza delle aperture di ieri di Renzi ad alcune modifiche del testo:

"Leggo di disponibilità a discutere modifiche delle norme sul Senato. Sarebbe davvero una buona cosa. La questione di fondo che è stata posta è semplice: bisogna che, in modo inequivocabile, siano i cittadini-elettori a decidere, e questo può solo essere affermato dentro l'articolo 2 del provvedimento. E' su questo che si vuole ragionare, seppur chirurgicamente? Bene. Se è così lo si faccia con chiarezza e semplicità. Con la consapevolezza, cioè, che ambiguità, tatticismo, giochi di parole, potrebbero solo aggravare una situazione già complicata"

ha detto Bersani.

Ore 15:56 - I senatori del Movimento 5 Stelle Crimi, Morra e Endrizzi hanno abbandonato "a tempo indeterminato" la Commissione Affari Costituzionali del Senato di cui facevano parte. La decisione è stata poiché di fatto la Commissione "è stata commissariata ed esautorata dal Governo", con la scelta di portare la riforma costituzionale direttamente all'esame dell'Aula. Nel frattempo Beppe Grillo attraverso il suo blog lancia un appello al Presidente della Repubblica Mattarella, ne richiede l'intervento a tutela della Costituzione visto che la decisione del Governo presa prima che i lavori della Commissione fossero conclusi va contro l'articolo 72 della stessa Costituzione.

17 settembre - Sono iniziati oggi nell'aula del Senato i lavori sulla riforma costituzionale. Le opposizioni avevano chiesto una sospensione dei lavori (sul primo punto all'ordine del giorno oggi - dl sulle missioni internazionali - manacava il parere della commissione Bilancio), ma si è proseguito con l'ordine del giorno ed è dunque in corso il dibattito in aula sulla riforma del Senato.

Nel frattempo, l'ufficio stampa di Palazzo Chigi è intervenuto per smentire la frase attribuita a Renzi oggi dal quotidiano La Stampa: "Smentiamo la frase «abolisco il Senato e ci faccio un museo» attribuita oggi al presidente del Consiglio da un quotidiano, «frase volgare e assurda che Renzi non ha pronunciato nè pensato o riferito»".

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia. Nuova spaccatura nel Pd


15 settembre

- Il pomo della discordia è sempre lo stesso: l'elezione diretta dei senatori che andranno a far parte del nuovo Senato dei 100. La minoranza ddm vuole che sia diretta - e quindi andando a toccare nuovamente l'articolo 2 che tante polemiche ha creato - da parte del governo invece non alcuna disponibilità a riaprire quel capitolo, che rischia di far ripartire da zero il lavoro. Su questi aspetti, anche oggi, si sono scontrate le due fazioni del Pd: il ministro Boschi da una parte e la "bersaniana" Doris Lo Moro, che a un certo punto ha abbandonato le trattative.

Il punto di compromesso, come spiegato appena sotto, rimane sempre lo stesso: dare la possibilità agli elettori di sapere prima quali consiglieri regionali, una volta eletti, diventeranno senatori. Ma senza toccare l'articolo 2. Missione complessa, ma sembra l'unica possibile.

Riforma del Senato: ecco il (possibile) compromesso

10 settembre - Matteo Renzi può anche continuare a fare la voce grossa e a dire che "l'articolo 2 non si tocca", il punto però è che - viste anche le fibrillazioni nel Nuovo Centrodestra - il rischio che la maggioranza numerica per l'approvazione della riforma del Senato non ci sia si fa sempre più concreta.

Ma cosa dice questo articolo 2? La parte su cui si consumano metri e metri di dichiarazioni è quella che fa riferimento ai futuri senatori, che saranno consiglieri regionali e sindaci (e fin qui tutto ok) "indicati dai consigli regionali". Ecco, questo è il pomo della discordia, perché la minoranza Pd vuole assolutamente che questi consiglieri siano eletti, siano i cittadini a decidere chi andrà al Senato. Renzi invece non vuole toccare un articolo già passato da doppia approvazione per evitare che riparta il "vietnam".

E allora? Un possibile compromesso, di cui si sta discutendo da tempo, vuole che i futuri senatori vengano sì eletti, ma in maniera decisamente indiretta, ovvero segnalando già sulla scheda di comunali e regionali chi dei nomi in ballo andrà al Senato in caso di elezione.

In questo modo Renzi eviterebbe di fare una clamorosa marcia indietro sull'elettività dei nuovi senatori, mentre la minoranza eviterebbe di trovarsi con un Senato di più-o-meno-nominati. Ma si può fare una cosa del genere senza toccare l'articolo 2, che dice che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti"? Pare di sì, inserendo il comma necessario in qualche altro punto della riforma. Mossa che sarebbe un po' un pasticcio, e non è detto che verrebbe accettata da tutti, ma potrebbe essere il punto di mediazione che si va cercando.

Riforma del Senato: cosa cambia e cosa prevede

Come funziona la riforma del Senato? Ecco i punti principali.

Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. Saranno i Consigli regionali a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre le regioni eleggeranno ciascuna un altro senatore scegliendolo tra i sindaci dei rispettivi territori, per un totale, quindi, di 21 primi cittadini che arriveranno a Palazzo Madama. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà "in proporzione alla loro popolazione" ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti".

I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali, il primo rinnovo del Senato li vedrà "eletti" tutti contemporaneamente, dopodiché la loro elezione sarà legata al rinnovo dei consigli regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre 50 milioni di euro ogni anno. Con i risparmi che dovrebbero arrivare grazie all'unificazione degli uffici di Camera e Senato (e altro modifiche all'insegna dell'ottimizzazione, non meglio specificate) si dice che si potrebbe arrivare anche a mezzo miliardo di risparmi.

Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

La corsia preferenziale governativa. Il potere del governo cambia radicalmente: le regole per emettere i decreti legge diventano più rigide, dovranno "recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo". I provvedimenti governativi ritenuti essenziali, in compenso, dovranno essere votati dalla Camera entro il termine tassativo di 60 giorni, passati i quali il provvedimento sarà posto in votazione senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale.

La riforma del Titolo V. Con la modifica del Titolo V della Costituzione viene rovesciato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle regioni. Sarà lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, ecc.).

Esame preventivo di costituzionalità. Aumentano anche i poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato. La Consulta dovrà pronunciarsi entro un mese, mentre la richiesta va fatta da almeno un terzo dei componenti della Camera. In questo modo si eviterà di avere una legge elettorale per anni e anni salvo poi scoprire che si tratta di una legge incostituzionale.

L'elezione del presidente della Repubblica. Non sono più previsti i delegati regionali e si modifica il quorum. Nei primi quattro scrutini è necessario il quorum dei due terzi, dal quinti all'ottavo dei tre quinti, mentre dopo l'ottavo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Referendum: cambiano le regole per la raccolta firme e il raggiungimento del quorum, e viene introdotto il referendum propositivo o di indirizzo.

9 settembre: "Non c'è una vera apertura"

17.00 - Siamo ancora lontani da un'intesa tra Renzi e sinistra Pd sulla Riforma del Seanto. Roberto Speranza, leader di una delle correnti di minoranza, non valuta come un'apertura l'intervento di ieri del premier all'assemblea del partito.

Dice a riguardo il deputato democratico: "Un'apertura vera sulla riforma costituzionale ancora non c'è. Tocca a Renzi farla. Sediamoci attorno a un tavolo e troviamo una soluzione che tenga unito tutto il partito". Ma il tempo sembra essere veramente scaduto e pare difficile che il Presidente del Consiglio rimetta in discussione l'eleggibilità dei senatori.

9 settembre 2015 - L'assemblea dei senatori del Pd si chiude con una timida apertura di Matteo Renzi, che probabilmente non accontenterà la minoranza del partito. In sostanza, il premier non è intenzionato a rimettere in questione l'articolo 2 del ddl sull'eleggibilità dei senatori. L'unico punto si cui si può discutere, a detta del premier, è la restituzione di alcune funzioni a Palazzo Madama.

"La grande parte dell'impianto di cui stiamo discutendo è profondamente condiviso. Avvertiamo la responsabilità di superare finalmente il bicameralismo paritario" ha detto Renzi in apertura del suo discorso. Inoltre, ha sostenuto che le riforme hanno ridato "credibilità internazionale, in Europa. all'Italia e hanno inciso sullo spread".

Intanto torna a far sentire la sua voce il presidente del Senato. Piero Grasso, determinante per la decisione che dovrà prendere sugli emendamenti al ddl Boschi, ha detto: "Io mi potrò pronunciare solo in Aula, quando avrò gli emendamenti da valutare". Ed ha aggiunto: "Ogni giorno che passa senza un confronto vero tra le parti, a tavolino e non sui giornali, è un giorno sprecato, e fra un mese comincia la sessione di bilancio".

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia: martedì il (primo) giorno della verità

4 settembre - Non si tornerà all'elezione diretta da parte dell'elettorato (perché equivarrebbe a mandare all'aria tutto l'impianto e probabilmente a seppellire il proposito iniziale: superare il bicameralismo), ma a parte questo sembra proprio che Matteo Renzi sia disposto ad accettare numerosi compromessi. L'importante è che la riforma del Senato arrivi alla fine del percorso, anche perché mancano ancora due voti parlamentari e c'è una certa urgenza di chiudere il capitolo, estenuante, delle riforme istituzionali.

Il giorno della verità sarà martedì, quando si riunirà la commissione Affari Costituzionali del Senato. Il premier punta sempre sul listino di consiglieri regionali da spedire come "dopolavoro" nel Senato depotenziato, ma è possibile che arrivino delle aperture, perché visti i numeri traballanti (a dire poco) non si può proprio fare a meno di trovare un accordo con la minoranza Pd.

1 settembre 2015 - Ieri, il presidente del Senato, Piero Grasso, ha smentito i retroscena secondo cui avrebbe già scelto di riaprire la discussione sull'articolo 2 del ddl Boschi, dando così il via libera ai numerosi emendamenti presentati. Ricordiamo che l’articolo sancisce la non elettività dei senatori, ponendo fine al bicameralismo perfetto.

Trovare una mediazione prima dell’8 settembre, quando i senatori torneranno in aula, non appare semplice. Ma intanto, Grasso ci tiene ad allontanare qualsiasi tipo di polemica. E lo fa, intervenendo sulla sua pagina Facebook. Ivi, l’ex magistrato siciliano rigetta tutti i rumors apparsi sui giornali questa estate e prende tempo per decidere:

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I retroscena sono un genere letterario più che giornalistico. È tutta l'estate che leggendo i giornali scopro di avere...

Posted by Pietro Grasso on Lunedì 31 agosto 2015

Prima che Grasso sciolga la sua riserva, ci sarà un altro passaggio molto importante. Anna Finocchiaro, presidente della Commissione affari costituzionali, dovrà pronunciarsi sulla ammissibilità della valanga di emendamenti presentata da tutte le opposizioni. Se questa si opponesse (come è presumibile) alla riapertura del dibattito sull’eleggibilità, a quel punto manderebbe un segnale inequivocabile al Presidente del Senato. Anche se quest’ultimo non è obbligato a tenerne conto.

Sul nuovo Senato è intervenuto ieri anche Pier Luigi Bersani. L’ex segretario democratico ha detto, che lui una proposta per uscire dall’impasse ce l’ha e "sta intorno a tre semplici concetti. Primo: non si può fare a pugni col buon senso. Non credo sia pensabile avere tutto il Parlamento, Camera e nuovo Senato, fatto praticamente tutto a tavolino. Secondo: facciamo come abbiamo fatto per l'elezione del presidente della repubblica Mattarella. Troviamo una sintesi, una serenità e un equilibrio nel Pd, perché chi ha la responsabilità di dirigere ha anche il dovere di cercare la sintesi. E dopo andiamo da tutti gli altri”.

Ma Matteo Renzi potrà mai accettare un metodo del genere rimettendo tutto in discussione? In molti, nell’area renziana, pensano che non sia possibile che alla fine Forza Italia voti gli emendamenti pro-elettività: il rischio di andare ad elezioni anticipate è troppo alto. Se così fosse, lo scontro nel Pd è destinato a radicalizzarsi.

Emendamenti pronti entro il 24 agosto


19:23

- L'ufficio stampa del Senato ha comunicato che è stata fissata la data del 24 agosto come prima scadenza sugli emendamenti alla riforma del Senato. Dopo una prima revisione che durerà qualche giorno i 513.450 emendamenti saranno inviati in tipografia. L'obiettivo che si è posta la task force che sta lavorando sugli emendamenti è di 57mila al giorno con una pausa di tre giorni nel weekend di Ferragosto. Il lavoro è svolto su formati digitali.

16.30 - Dopo aver esortato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a prendere atto della mancanza dei numeri per il governo Renzi, Renato Brunetta ha rilanciato l'aut aut di Forza Italia sulla Riforma del Senato. Per votarla, il capogruppo forzista indica due condizioni imprescindibili: il ritorno al Senato elettivo e la reintroduzione del premio di coalizione nella legge elettorale.

Brunetta si è così espresso sul tema:"una condizione unica per votare sì alla riforma del Senato. Che insieme si preveda l'elezione diretta dei senatori, con le conseguenze di funzioni e compiti che devono riflettersi nei restanti articoli della costituzione, e l'immediata riapertura del cantiere Italicum, con l'assegnazione del premio di maggioranza alle coalizioni. Renzi dichiari subito questa volontà. E siccome Berlusconi è di parola ci sarà il sì. Non grazie a un accordo tramite intermediari, ma in Parlamento".

Intanto, Matteo Ricci, vicepresidente del Partito Democratico, fa capire chiaramente che rimane in ballo per Renzi l'ipotesi di un ritorno alle urne: "Se il Parlamento non vuole andare a casa, l'unico modo è affrontare con serietà la sfida", ha deto a Tg Sky 24. E torna a criticare la minoranza Pd, che ha detto no alla mediazione del "listino a scorrimento": "Senato elettivo vuol dire che rimane tutto così come è? Che si devono ancora pagare i senatori? Cioè non cambia nulla? Ma se è stato detto "no" anche alla mediazione del listino. Tornare indietro è difficile, vedremo se ci potranno essere ulteriori elementi di mediazione, ma non si può stravolgere il testo e giustamente Renzi su questo punto non arretra perché sarebbe una riforma monca".

Senato, Pd: La mediazione del "listino a scorrimento" è già fallita


10 agosto

- L'ipotesi di mediazione nel Pd, sostenuta da Stefano Pizzetti, sottosegretario per le riforme, e Stefano Martina, ministro delle Politiche agricole, pare già tramontata. I due, pur di riportare la serenità all'interno del partito, hanno proposto un "listino bloccato a scorrimento", che consente all'elettore di concorrere nella nomina dei consiglieri regionali destinati ad entrare nel nuovo Senato dei 100.

In sostanza, quando il cittadino vota per il rinnovo del Consiglio regionale trova i nomi dei candidati già stampati. Nel caso in cui fossero eletti alla Regione, entreranno automaticamente al Senato. Se il primo non riesce ad ottenere i voti necessari, scatta il secondo e così via. La proposta ha avuto anche l'appoggio del capogruppo Luigi Zanda e di Angela Finocchiaro, Presidente della I Commissione Affari Costituzionali.

Miguel Gotor, però, ha già bocciato l'ipotesi: "La proposta Pizzetti-Martina è già stata respinta in Commissione Affari Costituzionali, ma evidentemente, invece di affrontare un autentico confronto nel merito, si preferisce far finta di nulla". L'esponente della minoranza dem. ha spiegato che "bisogna consentire l'elettività diretta dei senatori da parte dei cittadini in concomitanza, alle elezioni regionali e per farlo la via maestra è quella della modifica dell'art. 2. Va evitato l'aggiramento dell'art.2, ossia l'espediente di chiamare mediazione ciò che in realtà non lo è, ma è soltanto il tentativo di restare dentro la modalità elettiva di secondo grado, come se l'Italicum, con la sua maggioranza di futuri deputati nominati dalle segreterie dei partiti, non fosse già legge dello Stato".

Per Gotor, inoltre, il listino a scorrimento permette al Segretario "di mettersi d'accordo con i caicchi locali", ledendo la libera scelta dell'elettore. Non si è fatta attendere la replica di Martina: "Non è una iniziativa di qualcuno contro qualcun'altro. Mi auguro che non ci siano pregiudizi sul merito e che tutti si sforzino di trovare punti di convergenza. Se facciamo insieme questo lavoro, la sintesi si trova".

Senato: mezzo milioni di emendamenti


8 agosto

- Oltre mezzo milione di emendamenti presentati dalla minoranza Pd, dal Movimento 5 Stelle e da Forza Italia per ostacolare l'approvazione della riforma del Senato, uno degli architravi su cui si basa l'azione del governo Renzi. Il premier ostenta sicurezza ("i numeri ci saranno") ma la verità è che il pallottoliere di Palazzo Madama è una grossa incognita.

6 agosto - A breve si tornerà a discutere a votare per la riforma del Senato e sarà sicuramente questo l'ostacolo più importante, nell'immediato, per Matteo Renzi. La minoranza Pd è tornata all'attacco chiedendo che il Senato rimanga elettivo. Dall'opposizione interna del Partito Democratico si fa sapere che si è ancora in attesa di risposte da parte del premier per quanto riguarda emendamenti che "riguardano l'elettività diretta dei prossimi senatori in concomitanza con l'elezione dei Consigli regionali, la riduzione del numero dei parlamentari, i poteri di verifica, controllo e inchiesta da affidare al nuovo Senato delle autonomie e la riforma del Titolo V".

Si tratterebbe quindi di una sorta di ribaltamento: oggi come oggi la riforma prevede lo stesso numero di deputati, ma senatori non eletti (arriveranno dalle regioni) e che prestano la loro opera gratuitamente. La minoranza Pd punta a una riduzione del numero dei deputati ma eletti in entrambe le camere.

Inoltre, fanno notare, "andrebbero corrette le modalità di elezione del presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, per evitare che il vincitore del premio di maggioranza assegnato dall'Italicum possa eleggersi da solo o quasi anche i principali organi di garanzia istituzionale". Insomma, la battaglia sulla riforma costituzionale è a tutto campo.

6 luglio - Si torna a parlare della riforma del Senato, che potrebbe essere approvata in terza lettura a Palazzo Madama prima delle ferie estive, messe in calendario (salvo sorprese) dall'8 di agosto. Il ministro Boschi spinge perché si proceda, ma in Senato c'è un bell'ingorgo tra decreti (pensione e credito) e riforme (Rai e unioni civili).

10 marzo - Approvata in seconda lettura la riforma costituzionale con i soli voti della maggioranza (ma mancano all'appello una ventina di deputati del Pd), adesso qual è l'iter per la riforma del Senato? Tutte le leggi prevedono un minimo di due passaggi, in questo caso, poiché è una legge che riforma la Costituzione, i passaggi minimi sono quattro. Per considerare una legge approvata definitivamente, però, è decisivo che le camere la approvino senza apporvi modifiche, altrimenti continuerà il suo passaggio tra Camera e Senato. Se la legge non viene approvata con almeno due terzi dei voti favorevoli, può essere sottoposta a referendum confermativo (e di fatto la cosa avviene sempre, anche se in caso contrario la legge è da considerarsi approvata).

12.33 - La Camera ha approvato la Riforma Costituzionale: 357 i voti favorevoli, 125 quelli contrari. Il ddl Boschi ora va al Senato.

10 marzo - Nella giornata del voto per la riforma del Senato, Matteo Renzi potrebbe trovare un appoggio ormai insperato da parte di alcuni parlamentari di Forza Italia. Ad annunciare la cosa è Gianfranco Rotondi, che ha annunciato il suo voto positivo e che ha fatto sapere che potrebbe arrivare un'altra ventina di "sì" da parte dei ribelli del partito di Berlusconi. Renzi spera in un voto privo di modifiche, in modo da mandare rapidamente il testo al Senato e far proseguire l'iter nei tempi previsti.

9 marzo - Silvio Berlusconi ha annunciato il voto contrario, prendendosi l'applauso di Salvini, di Forza Italia alle riforme costituzionale (il ddl Boschi), certificando così il definitivo allontanamento da Matteo Renzi. Ma il premier deve fare i conti anche con una minoranza interna al partito che domani potrebbe esprimere voto negativo o astenersi, è il caso di deputati Pd come Civati e Fassina. Nel frattempo il Movimento 5 stelle ha annunciato che in occasione del voto lascerà l'aula. Carlo Sibilia, membro del direttorio Cinque Stelle ha spiegato: "Le altre opposizioni? Noi andiamo avanti. Non ci fidiamo di Fi e Sel. Il partito di Berlusconi ha problemi al suo interno. Vedremo cosa fanno". Che Forza Italia si sia ricompattata intorno al proprio leader lo certifica anche il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, che con un tweet sottolinea le difficoltà di Renzi che sta cercando di trovare qualche voto tra gli uomini di Verdini.

Graziano Derlrio, Pd, dice che il governo deve andare avanti per la sua strada, mentre è sorpreso dal 'no' di Berlusconi: "Abbiamo la maggioranza. Che poi Berlusconi si sottragga al voto dopo aver approvato la riforma risulta difficile da capire, ma ce ne faremo una ragione". Chi non voterà sicuramente la riforma, come già anticipato, è Pippo Civati che spiega: "Come hanno fatto Chiti e Tocci al Senato. Così voterò anche io alla Camera. Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione 'di merito' che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013. Lo faccio senza pensare alla questione delle correnti del Pd e ai rapporti con la segreteria, perché questa è la costituzione".

Miguel Gotor, altro esponente di quella corrente di minoranza, invita il Pd all'unione del partito, a prescindere se questo poi coincida con il votare o meno insieme a Berlusconi: "Il punto non è votare insieme a Berlusconi, a favore o contro la riforma. Il punto è che il Pd deve essere unito e deve essere all'altezza delle sue responsabilità. Renzi ci ha sempre detto: sono d'accordo con voi, ma l'accordo con Berlusconi mi impedisce di intervenire sulle riforme. Ora decida: o recupera il patto oppure, se è finito, non può pensare di riformare la Costituzione facendo a meno di noi e raccattando i voti sparsi dei verdiniani".

Renzi non sembra essere spaventato e punta al referendum: "Sarà il popolo a decidere se la nostra riforma del Senato va bene o no". Certo è che con questi numeri qualche problema potrebbe emergere a Palazzo Madama.

4 marzo - Si avvicina la scadenza per il passaggio alla Camera della riforma del Senato; il ministro Boschi ha più volte auspicato che l'approdo in aula si verifichi entro il 10 marzo. La notizia di oggi è però che Forza Italia ha annunciato la fine dell'"Aventino", cioè del rifiuto a entrare in aula nel momento in cui si discute della riforma che riordina i poteri di Palazzo Madama. Il che non significa che si ridarà vita al patto del Nazareno, anzi: il gruppo di Montecitorio del partito di Berlusconi ha annunciato che voterà contro (ma visti i numeri del Pd, la cosa non desta particolari preoccupazioni).

Riforma del Senato: i primi di marzo il via libera alla Camera

14 febbraio 2015 - L’assenza delle opposizioni non ha impedito ai lavori di proseguire. Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega Nord, Sel, Fratelli d’Italia e gli ex M5s di Alternativa Libera hanno lasciato l’aula della Camera - fatta eccezione per alcuni deputati di M5S e di FI rimasti a presidio - ma Renzi è andato avanti comunque e gli ultimi voti del disegno di legge costituzionale sono avvenuti lo stesso.

Renzi, alle 4.10 di questa notte, ne ha dato conferma via Twitter:

L’ok finale al testo da parte di Montecitorio potrebbe arrivare entro i primi giorni di marzo.

Renzi: "Sabato chiudiamo". Le opposizioni escono dall'aula

16.19 - Le opposizioni sono uscite dall'Aula per protestare sul voto sulla Riforma del Senato e sulla "seduta fiume" della Camera di questi giorni. Mentre il Pd di Renzi prova a forzare la mano per arrivare ad un voto entro sabato però anche alcuni parlamentari democratici (come Fassina e Civati) hanno annunciato che non parteciperanno al voto sugli emendamenti.

15.12 - Mentre restano misteriose le sorti del voto di Forza Italia dopo la conferenza stampa di Raffaele Fitto, anche Matteo Renzi ha detto la sua: nel corso dell'assemblea dei deputati democratici il segretario PD è intervenuto per saldare le prime linee democratiche e spronare i deputati ad un lavoro unito.

Renzi ha chiuso la porta alle proposte M5s sul referendum (ieri c'era stata un'apertura da parte di Di Battista) ed ha detto chiaramente che "non permetteremo ad altri di bloccare le riforme": il Presidente del Consiglio è tornato su un suo vecchio cavallo di battaglia, "i partitini", sostenendo che oggi il cerino delle problematiche sta in mano alle opposizioni: il PD vuole andare dritto lungo la sua strada, ha spiegato Renzi, che è anche quella concordata nel Patto del Nazareno.

Renzi ha anche confermato l'intenzione fermissima di chiudere i giochi sulle riforme costituzionali, alla Camera, entro la giornata di domani.

13.00 - Il dissidente di Forza Italia, Raffaele Fitto, in conferenza stampa, va all'attacco delle riforme e chiede al suo partito di votare contro. Ecco cosa ha detto ai giornalisti: "Penso che Berlusconi abbia compiuto degli errori che vanno sottolineati. Il nostro gruppo sulla riforma costituzionale voterà no. Al contrario non abbiamo capito cosa farà Forza Italia". E a chi gli domanda se non teme l'ultimatum dell'ex Cavaliere, il deputato azzurro replica: "Per cacciarci non ci sono le condizioni né statutarie né politiche"

13 Febbraio - Il presidente dei deputati del Partito Democratico, Roberto Speranza, ha convocato per questa mattina una assemblea del gruppo, alla quale dovrebbe partecipare anche Matteo Renzi. L'orario dell'assemblea dipenderà da come procederanno i lavori in Aula, che sta svolgendo la seduta fiume sulle riforme.

La seduta dovrebbe riprendere alle 10.30, dopo che ieri si è sfiorata la "rissa a sinistra" tra esponenti di Sel e del Pd. Renzi, intanto, non teme solo l'ostruzionismo dell'opposizione, ma anche il malumore crescente della minoranza del suo partito. A tale riguardo, ieri Stefano Fassina ha dichiarato: "andare avanti a tappe forzate è un problema. Bisogna prendere atto che il Patto del Nazareno non c'è più e ci si rifiuta di affrontare le conseguenze politiche".

Ieri ci sono state anche reciproche accuse di fascismo tra deputati del M5s e del Pd. Manlio Di Stefano, del gruppo dei pentasellati, ha accuso i democratici su Facebook di nazismo del XXI secolo, con tanto di fotomontaggio di Mussolini. Il vicepresidente Roberto Giachetti, per parte sua, ha espulso cinque grillini dall'aula, commentando: "Neanche ai tempi del fascismo si impediva di parlare".

11 Febbraio - Riforma del Seanto, seduta fiume alla Camera, M5S contro Boldrini: "Serva"

00.38 - Dopo l'intervento di Ettore Rosato (Pd) a difesa della legittimità del voto, è intervenuto Riccardo Nuti (M5S) accusando ancora la presidenza. Al nuovo "no" di Marina Sereni sulle richieste delle opposizioni, ripartono i cori "serva, serva", l'ambiente si riaccende. Seduta di nuovo sospesa.

00.20 - Continua il dibattito sulla seduta fiume, dopo il voto che di fatto l'ha già approvata. Ora interviene Brunetta: "Chiediamo una pausa tecnica lunga fino a domattina".

00.10 - Da qualche minuto sta parlando Maurizio Bianconi (FI) che con veemenza (va in affanno, poi dice che sta bene) ribadisce la sua contrarietà alle mosse della maggioranza. Il suo intervento, concluso con difficoltà, viene accolto da diversi applausi.

23.55 - Anche Sel contro la votazione sulla seduta fiume. Alla fine degli interventi delle opposizioni però il presidente di turno Sereni ribadisce però che la votazione di poco fa non è illegittima: "L'aula si è pronunciata seguendo una norma assolutamente chiara del regolamento". Continuano le urla dai banchi M5S.

23.40 - Dopo diversi minuti di pausa, è ripresa la seduta. A presiedere stavolta c'è Marina Sereni. Paolo Sisto (Forza Italia): "C'è mancanza di rispetto per la carta costituzionale, noi stiamo distruggendo la storia. La costituzione by night non è quella che avrebbero voluto i padri costituenti". Subito dopo interviene Toninelli (M5S) che appoggia la richiesta di Sisto e attacca la prova "muscolare" della maggioranza.

11 febbraio, 23.10 - Notte ad alta tensione alla Camera, dove pochi minuti fa è stata approvata la proposta (di Roberto Speranza, Pd) di seduta fiume per velocizzare il lavori sulla riforma del Senato. I banchi del governo sono stati assediati da alcuni deputati del M5S, poi gli stessi parlamentari grillini hanno iniziato a gridare "serva serva" a Laura Boldrini. La seduta è stata sospesa dalla stessa presidente della Camera. Qualche minuto fa, momenti di tensione anche tra deputati Ncd e quelli della Lega.

In un video pubblicato dal canale M5S Parlamento, un deputato a 5 Stelle spiega: "Ecco cosa succede, il Pd chiede di votare le riforme costituzionali di notte, come i ladri e le mign...e".

Dai banchi del Movimento 5 Stelle, grida contro Laura Boldrini: "Serva, serva".

20 gennaio - Riforma del Senato: riprende l'esame a Montecitorio

Riprende a Montecitorio l'esame degli emendamenti al ddl Riforme dopo l'ostruzionismo dei deputati M5s. Le votazioni ricominciano con un'ora di ritardo e si protrarranno fino alle 22. Ieri è stato approvato l'articolo 1 con il quale si pone fine al bicameralismo paritario, per cui il Parlamento continuerà ad articolarsi in Camera e Senato, che però avranno funzioni differenti.

La conferenza dei Capigruppo respinge lo stop ai lavori


ore 16.30

La conferenza dei Capigruppo di Montecitorio ha respinto la richiesta di sospendere i lavori, avanzata da Lega, M5S, Sel, Fdi.

Le opposizioni insorgono e definiscono la decisione "una forzatura incomprensibile e inaccettabile [...] Siamo davanti a un irragionevole irrigidimento del ministro Boschi e del governo". Il capogruppo del M5S Andrea Cecconi promette battaglia e giura che " da qui al 29 gennaio (gli esponenti della maggioranza) le riforme non le porteranno a casa".

A tendere una mano alle opposizione è stata la Presidente Boldrini, che ha assicurato flessibilità e disponibilità verso le esigenze dei diversi partiti, a patto, però, che i lavori d'aula procedano ordinatamente e senza interruzioni continue.

Mercoledì 14 gennaio 2015- Nel giorno delle dimissioni di Giorgio Napolitano, non si ferma lo scontro sulle riforme. Introno alle 14.15, alla Camera, è stato necessario uno stop di venti minuti alla Conferenza dei Capigruppo. Sel, Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno richiesto di fermare l'esame del progetto di riforma costituzionale, fino all'elezione del nuovo Presidente. Ovviamente la maggioranza ha respinto tale istanza.

Il Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha evidenziato che non ci sono precedenti, né di carattere giuridico né di carattere costituzionale, per cui la Camera debba interrompere l'attività legislativa. Tuttavia, ha deciso di rimettere la decisione politica ai gruppi parlamentari.

A "sorpresa", Renato Brunetta, presidente del gruppo di Forza Italia, ha invitato i colleghi a compiere una approfondita riflessione sull'opportunità di un rinvio del Ddl Boschi.

Riforma del Senato: cosa cambia. Il testo in esame alla Camera


Lunedì 12 gennaio 2015

- Si ritorna a parlare della riforma del Senato perché oggi, nel corso della seduta della Camera dei Deputati numero 360 che comincia alle ore 15:30, sarà esaminato il disegno di legge costituzionale che contiene le disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione che è stato approvato dal Senato in prima deliberazione.

Riforma del Senato: il primo sì alla Camera


Domenica 14 dicembre 2014

- Lo scontro interno al Pd e le minacce di scissione che aleggiano intorno al partito non hanno impedito che alla fine la commissione Affari Costituzionali della Camera desse il primo via libera alla riforma del Senato anche a Montecitorio, dopo l'approvazione in prima lettura a Palazzo Madama che risale ormai a mesi fa. Il risultato, positivo per il governo, è stato ottenuto poco prima della mezzanotte dopo una giornata piena di tensioni.

Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno abbandonato i lavori, rendendo ancora più visibile quale sia la compagine che sta lavorando a una delle due riforme centrali dell'azione di governo fin dal primo giorno. Stessa decisione per la minoranza Pd, che non ha preso parte al voto degli emendamenti, sancendo così la spaccatura.

Riforma del Senato: approvato il ddl


15:45

Sono stati 16 i dissidenti Pd sul ddl riforme. Secondo quanto emerso dai tabulati, 14 senatori Dem non hanno partecipato al voto finale, due si sono astenuti. Diciannove, invece, i frondisti di FI che, secondo i tabulati, non hanno votato. Dissidenti anche in NCD (8 esponenti) e nel gruppo Per l'Italia (2).

12:50 Ovviamente entusiasta Matteo Renzi, che non era presente in Aula ma su Twitter scrive

12:20 Con 183 voti a favore e 4 astenuti (le opposizioni non hanno partecipato al voto) il ddl Boschi è stato approvato in prima lettura al Senato. Sel, Gal, Lega Nord, M5S e una parte della maggioranza ha espresso dissenso.

Ora il provvedimento passa alla Camera per la seconda lettura (i ddl costituzionali devono superare quattro letture).

12:00 Vannino Chiti ha annunciato che una parte dei senatori Pd, pur rimanendo in Aula, non parteciperà al voto finale sul ddl Riforme. Non è chiaro il numero preciso dei dissidenti.

11:00 È iniziata da meno di un'ora la seduta a Palazzo Madama con cui si varerà la riforma costituzionale voluta dal governo. Dopo le dichiarazioni di voto si passerà al voto finale e poi il ddl sarà legge (anche se è probabile che venga sottoposto a referendum confermativo).

In Aula il governo è rappresentato dai ministri Boschi e Giannini, ma non è escluso l'arrivo del premier Renzi al momento del voto. Voto a cui non parteciperanno Sel, M5S e Lega Nord. "Non possiamo essere complici di chi sta affossando questo paese", ha dichiarato il capogruppo leghista Centinaio.

Riforma del Senato: il giorno del voto

Venerdì 8 agosto 2014 - Ci siamo. Ieri il Senato ha approvato tutti gli articoli del ddl 1429 (e connessi), terminando la votazione sia degli articoli sia degli emendamenti del disegno legge che contiene al suo interno una profonda revisione della Parte II della Costituzione. L'Aula ha concluso, nella seduta del 7 agosto, la votazione degli emendamenti e degli articoli al ddl di revisione della Parte II della Costituzione (ddl cost. n. 1429 e connessi).

Oggi, dalle 9.30, sono previste le dichiarazioni di voto e il voto finale.

Scontato il successo di Renzi, Boschi e del governo.

Prevedibili le consuete polemiche con il Movimento Cinque Stelle. Nel corso della giornata di ieri si è rinnovato il duello fra i pentastellati e il Presidente del Senato Grasso. Quest'ultimo ha dovuto ricordare ai senatori Cinque Stelle che il tempo a loro disposizione per intervenire si era esaurito, ma ha dovuto altresì riconoscere che l'accusa ai "pianisti" (in gergo parlamentare italiano: coloro che votano per gli altri, assenti) era effettivamente fondata.

Insomma, nulla di nuovo, in questa Italia che cambia verso alla sua Costituzione (senza sapere bene il perché).

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Riforma del Senato: gli articoli approvati

14.45 - Approvato uno degli articoli principali di questa riforma: solo la Camera voterà la fiducia ai governi.

14.03 - Votati altri due articoli importanti per la riforma del Senato. La modalità di elezione del Capo dello Stato: non sono più previsti i delegati regionali e si modifica il quorum. Sono previste maggioranze qualificate e lo scrutinio segreto per le prime votazioni, mentre dopo l'ottavo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Il M5S torna nell'aula del Senato per votare un emendamento di Gotor (Pd) per allargare agli eurodeputati la platea degli elettori del capo dello Stato, ma il blitz non riesce. Ripristinate anche le 500mila firme per dare il via a un referendum, il cui quorum avrà maggioranza assoluta. Quorum più basso (da decidere sulla base delle ultime elezioni), invece, se le firme raccolte saranno 800mila.

Venerdì 8 agosto 2014 - "Quanti avrebbero scommesso 20 giorni fa che saremmo arrivati dove siamo? E' una cosa storica. E' stato ridotto il numero delle persone che vivono con la politica e di politica", è questo il commento del premier Renzi mentre la riforma del Senato si avvia alla conclusione. Bocciato sul filo del rasoio l'emendamento che voleva che anche il senato potesse votare sui provvedimenti di amnistia, oggi si dovrà decidere della platea per l'elezioni del Capo dello Stato (in cui il Senato avrà sicuramente un ruolo), il numero di firme valide per la richiesta di referendum e sul Titolo V della Costituzione. Rimane ancora da votare il nodo centrale delle competenze del nuovo Senato.

Fra gli articoli approvati, invece, si introduce il giudizio preventivo di costituzionalità delle leggi elettorali da parte della Consulta, il sostanziale divieto dei decreti omnibus che uniscono leggi che poco c'entrano l'una con l'altra, trenta giorni in più di tempo per la conversione dei decreti legge in caso di rinvio alle camere da parte del Capo dello Stato e la possibilità che sempre il presidente della Repubblica decida di chiedere con messaggio motivato una nuova deliberazione sulle leggi, anche limitandosi a specifiche parti. Domani potrebbe arrivare il voto definitivo, con il premier Renzi in aula.

La riforma del Senato al voto giovedì?

19:15: L'approvazione della riforma del Senato procede spedita (anche oggi ? in corso una votazione dai ritmi serrati) e il voto in aula potrebbe arrivare già giovedì 7, con un giorno d'anticipo sul previsto. E non ? escluso che il premier Renzi intervenga in Aula per quel giorno.

E il premier oggi ha commentato con soddisfazione:"Bisogna avere il passo del maratoneta, non quello dello sprinter. Gli italiani ci chiedono di cambiare e noi cambieremo".

Intanto nelle votazioni di oggi ? stato bocciato l'emendamento Casson che avrebbe dato al Senato il potere di amnistia e indulto.

Martedì 5 agosto – 14:30 La presidente del Gruppo Misto al Senato, Loredana de Petris, lancia un appello alle forze di opposizione che hanno deciso di non partecipare alle prossime sedute in Aula.
"Facciamo appello alle altre forze di opposizione a tornare in Aula per contrastare gli altri articoli del ddl sulle riforme"
Riguardo il confronto in corso con il governo, de Petris ammette che non sono stati fatti passi avanti: "Abbiamo ricevuto un no quasi su tutti i punti ad eccezione del referendum consultivo e di indirizzo politico che noi però volevamo fosse propositivo".

Il M5S scrive invece sul blog di Beppe Grillo:

Il governo sta bloccando il Paese con la riforma del Senato, facendo credere che così risolverà i problemi dell'Italia. Questa è una menzogna. La riforma non farà trovare lavoro, non migliorerà la sanità e non garantirà la tua istruzione.

20.44 - L'aula del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti aggiuntivi all'art.8, relativi all'immunità. Il che significa che sul punto specifico il testo resta invariato da come era uscito dalla commissione e che per i membri del futuro Senato, così come per i deputati, ci sarà l'immunità.

Lunedì 4 agosto - Strada in discesa ormai per l'approvazione della riforma del Senato, dopo che l'emendamento che decide la composizione di 100 senatori non eletti è stato votato nei giorni scorsi. Adesso, più che altro, è da vedere se si riuscirà a completare tutto l'iter entro l'8 agosto, ultimo giorno utile prima della pausa estiva. Il Movimento 5 Stelle ha lasciato l'aula definendo la riforma una "porcata". Tra i punti votati oggi, l'articolo 3, quello che prevede il presidente della Repubblica possa nominare cinque senatori, per "altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". I senatori non dureranno più in carica a vita ma sette anni, ossia quanto dura la carica del capo dello Stato, e non potranno essere nuovamente nominati. L'articolo 3 è stato approvato con 184 voti a favore, 12 contrari e 11 astenuti.

È stato poi votato l'articolo 4, che distingue la Camera dei deputati, eletta per cinque anni, dal Senato, non elettivo e legato alla durata dei consigli regionali che deciderà quali senatori siederanno a Palazzo Madama. Approvato anche l'articolo 7, che regola i titoli di ammissione dei componenti del Senato, e l'articolo 8, sull'assenza del vincolo di mandato. Per gli altri punti salienti della riforma, in primo luogo i poteri del nuovo Senato, si è deciso di riprendere domani, in modo da dare al relatore della minoranza Calderoli, oggi assente per lutto, il tempo di tornare in aula.

Riforma del Senato: a Palazzo Madama saranno 100

21.37 - Il cuore della riforma in discussione a Palazzo Madama, il Senato formato da 100 membri non eletti, è stato approvato: l'articolo 2 del dl Boschi prevede che il Senato sia formato da 95 membri scelti dai consigli regionali e cinque di nomina presidenziale. I sì sono stati 194, i no 26, otto gli astenuti. Assenti M5S e Lega, che hanno abbandonato i lavori in protesta contro il governo e il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso.

16.17 - Dopo la sospensione della seduta di oggi, che riprenderà alle ore 17, i capigruppo di maggioranza al Senato si sono recati in delegazione a Palazzo Chigi da Matteo Renzi, con il quale hanno pranzato. Presenti, oltre a Matteo Renzi, Maria Elena Boschi ed allo staff anche il capogruppo Pd Luigi Zanda, il capogruppo Ncd Maurizio Sacconi, i capigruppo Sc e Pi Gianluca Susta e Lucio Romano e il capogruppo delle Autonomie Karl Zeller.

Il nodo è l'ostruzionismo, che impedisce di fatto un percorso agevole dei lavori d'Aula: il premier avrebbe concordato, a quanto si apprende da fonti parlamentari citate dall'agenzia Ansa, ad aprire a modifiche alla riforma del Senato sull'immunità e sulla platea per eleggere il Capo dello Stato, ma solo a fronte di un'apertura delle opposizioni (M5s, Lega Nord e Sel) a venire meno all'ostruzionismo: una sorta di pax armata, che il premier offre tenendo sempre gli occhi sull'obiettivo finale.

Altro credito che potrebbe essere offerto all'opposizione riguarda i referendum, con le nuove norme duramente contestate (in particolare da Sel e M5s), ma dopo la chiusura definitiva sulle preferenze sembra difficile che la maggioranza possa trovare una sponda amica.

Nonostante ciò, poco prima della fine dei lavori della mattinata era stata Maria Elena Boschi a prendere la parola in Aula, spiegando ed aprendo da parte del governo una trattativa che potesse agevolare i lavori d'aula e concedere l'onore delle armi alle opposizioni, parole recepite con benevolenza dalla capogruppo di Sel.

10.56 - Il M5s, ed altri senatori di altri schieramenti, hanno annunciato che non parteciperanno oltre ai lavori d'aula. La discussione di oggi, che in realtà non dovrebbe esserci perchè il Presidente Grasso ha chiesto di fare unicamente dichiarazioni di voto, è piccata e rancorosa. I fatti di ieri, è evidente, con la contusione dei senatori Bianconi (Ncd) e Nunziante Consiglio (Lega), sono qualcosa di grave del quale tutti vorrebbero parlare ma nessuno ha il coraggio di farlo.

Aggiornamento 9.36 - Ieri sera al Senato è andata un scena l'ennesima seduta piuttosto imbarazzante per le istituzioni italiane: la senatrice Laura Bianconi, Ncd, è stata urtata fortemente da un commesso. Al suo arrivo in ospedale, dopo un primo controllo nell'infermeria del Senato, le è stata riscontrata una lussazione della spalle destra.

La seduta di oggi la trasmettiamo in live streaming.

Riforma del Senato, maggioranza sotto su voto segreto. Bagarre continua in Aula

22.43 - Non si placa la rovente verve politica nell'emiciclo del Senato della Repubblica, dove si discute proprio di riforme costituzionali e modifiche del Senato.

Secondo alcune fonti parlamentari la situazione è talmente ingarbugliata e caotica che per sedare gli animi il presidente Grasso starebbe pensando di rinviare la seduta a domani.


17.30 - Il clima è veramente rovente al Senato, dove si sta votando il progetto di riforma del bicameralismo: dalle opposizioni si levano urla, grida e proteste mentre il presidente del Senato Grasso ha sospeso, per questo, la seduta 4 volte.

Intervenendo alla direzione PD il primo ministro Matteo Renzi ha spiegato:

"Ci chiamiamo Partito Democratico perchè tra noi ci possono essere posizioni diverse. Se ne discute, ma nascondersi dietro il voto segreto non è corretto. [...] Non possiamo pensare che la riforma costituzionale sia l'ennesima discussione che dura anni,non vogliamo evitare il canguro, ma la lumaca. [...] Se i cittadini ci daranno forza avremo la riforma, e noi saremmo gli autoritari?"

Aggiornamento 31 luglio, ore 11.39 - La maggioranza al Senato è stata battuta su un emendamento presentato dalla Lega Nord durante la discussione del ddl riforme: con 154 voti a favore, 147 contrari e 2 astenuti l'Aula del Senato ha approvato a scrutinio segreto l'emendamento 1.1979 sulle competenze di Palazzo Madama "su materie eticamente sensibili" sul quale governo e maggioranza avevano espresso parere negativo.

Di conseguenza il prossimo Senato (non elettivo ma rappresentativo di sindaci e autonomie locali) avrà voce in capitolo e competenza specifica sui temi etici (fine vita, aborto, accanimento terapeutico, ricerca scientifica, etc), che nei paesi civili sono invece materia per le coscienze dei singoli. Di seguito il video con la votazione:

Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera del M5s, ha invece criticato l'operato del Presidente del Senato Pietro Grasso:

"Temo, da vicepresidente della Camera, i precedenti che in 24 ore lei ha creato: questi precedenti ho il timore che possano entrare per analogia nell'interpretazione del regolamento della Camera. [...] L'ho vista abdicare totalmente al Suo ruolo istituzionale di padre del dibattito parlamentare."

ha scritto Di Maio sul blog di Grillo. Nonostante la "linea di credito" concessa dal M5s al Presidente del Senato, più in virtù del suo ruolo precedente, da magistrato a Palermo, che non per una concreta questione di merito, sembra essere terminata l'ammirazione pentastellata per Grasso.

Dopo il "canguro" arriva il "cangurino"

16.58 - Per rendere il clima al Senato ancor più controverso, la bagarre dei lavori di oggi regala al pubblico una nuova "perla": il "cangurino".

L'aula di Palazzo Madama ha respinto anche oggi alcuni emendamenti delle opposizioni alla riforma del Senato; uno di questi, firma SEL, riguarda la riduzione del numero dei deputati, emendamento che sarebbe stato replicato con altri 38.
Il Presidente del Senato Grasso ha annunciato, dopo il "canguro" di ieri, un "cangurino" che fa decadere altri 38 emendamenti ripetitivi proprio in virtù del primo emendamento SEL, bocciato, sulla riduzione del numero dei deputati. Dopo momenti di contestazione Grasso ha fatto togliere il pupazzo di un canguro comparso sui banchi del Senato.

16.03 - I lavori del senato vanno avanti con un continuo braccio di ferro tra la maggioranza (PD) e FI da un lato, e M5S, Lega e Sel dall'altro. Il risultato è che per oggi non si è svolta ancora nessuna votazione.

Durante i lavori c'è stato anche un botta e risposta tra il Presidente del Senato Grasso e il dissidente PD Felice Casson che contestava l'uso del "canguro" per evitare la ripetitività degli emendamenti, uso che Grasso ha confermato possibile anche sulle leggi costituzionali. Certamente lo spettacolo in scena al Senato della Repubblica è quanto di meno edificante e dignitoso che la politica italiana possa offrire.

30 luglio, 14.00 - Oggi la giunta per il regolamento del Senato, convocata dal presidente Grasso, ha votato in merito alla legittimità del cosiddetto Canguro. Dieci sono stati i voti a favore, quattro i contrari, dunque il Canguro è considerato legittimo. Sel, M5S e Lega hanno votato a sfavore, e ovviamente si sono trovati in minoranza.

20.53 - L'Aula del Senato ha bocciato un emendamento di Sel che, in base alla cosiddetta legge del Canguro, ha fatto decadere 1.400 emendamenti alle riforme.

29 luglio. Prime aperture di Matteo Renzi nei confronti dei senatori dissidenti del Pd e all'opposizione di Sel (sul tema il Movimento 5 Stelle è considerato fuorigioco). Dichiarazioni di voto entro l'8 agosto, per poi arrivare al voto finale in aula tra il 2 e il 10 settembre. Si possono inoltre rivedere le norme sull'immunità e sui grandi elettori del presidente della Repubblica. Niente da fare, come sempre, sulla possibilità che i senatori siano eletti direttamente. In cambio di tutto questo, Sel e i dissidenti Pd devono ritirare i loro emendamenti, che hanno ormai raggiunto nel complesso quota ottomila.

Se da parte della minoranza Pd si era registrato un apprezzamento per la mediazione del premier - e il capofila dei ribelli Vannino Chiti si era detto disposto ad accettare la mediazione in cambio del voto finale a settembre -, la stessa apertura non si è invece avuta da parte di Sel, situazione che ha portato il capogruppo Pd a Palazzo Madama Luigi Zanda a dire che "non ci sono le condizioni per una mediazione" poiché "chi ha presentato 6-7000 emendamenti non ha detto di volerli ritirare". Nessun accordo è maturato nemmeno nella conferenza dei capigruppo alla presenza del ministro Boschi, per cui sono ripartite le votazioni degli innumerevoli emendamenti.

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Riforma del Senato: l'iter in aula

Al netto di quelle che saranno le prossime modifiche, la riforma del Senato al momento si presenta così:

Il nuovo Senato: come funziona e cosa cambia con la riforma del governo Renzi

La riforma del Senato del governo Renzi continua la sua marcia non priva di intoppi, marcia che dovrebbe portare il testo all'esame dell'aula a partire da lunedì prossimo. Ecco cosa cambia e come funziona il nuovo Senato, dal numero di senatori che siederanno a Palazzo Madama, fino alle regole per la loro elezioni e i poteri dei senatori.

Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti".

I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre mezzo miliardo di euro ogni anno.

Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

Riforma del Senato, lo scambio di tweet tra Renzi e Grillo

17.10: Arriva la controreplica di Grillo al tweet di Matteo Renzi. Ormai lo scambio di cinguettii è sempre più sintetico, limitandosi praticamente ad una sfida tra hashtag: "#Sidicesole? No, #sidiceP2", scrive il leader del M5S, accompagnando il messaggio con una foto che ritrae Berlusconi e Renzi.

25 luglio 2015: Matteo Renzi è scatenato su Twitter stamattina. Dopo le imbarazzanti sedute dei giorni scorsi alla Camera per la riforma sul Senato, l’ipotesi referendum continua a prendere piede tra il PD. Il premier lo ha ribadito sul social network cinguettante:

Poi, pochi minuti dopo, è arrivata anche la replica alle parole di Beppe Grillo, che stamattina sul suo blog ha parlato di colpo di Stato e chiesto a gran voce le dimissioni di Giorgio Napolitano. Tra un hashtag e l’altro, il Renzi-pensiero è chiarissimo:

Renzi: "Non molliamo"

20:30 i capigruppo Gianmarco Centinaio per la Lega Nord, Vito Petrocelli per l'M5S e Loredana De Petris di Sel per il Gruppo Misto al Senato sono stati ricevuti al Quirinale. Il presidente Napolitano ha delegato il segretario generale Donato Marra di ricevere le proteste delle opposizioni.

19:30 In un'intervista a La7 anticipata su Corriere.it, Renzi risponde alle opposizioni dicendo "Non mollo. In Italia c'è un gruppo di persone che dice no da sempre. E noi, senza urlare, diciamo sì".
Pronta la replica di Grillo, che dice "Non molliamo per la democrazia" e post su Twitter la foto dei parlamentari in marcia sul Quirinale.

18:45 Un centinaio di parlamentari di Lega Nord, M5S, Sel e Gruppo Misto si sono riuniti davanti a Palazzo Madama per recarsi in corteo al Quirinale, ed essere ricevuti da Napolitano, cui manifesteranno il dissenso per l'adozione della "tagliola" alla discussione sulla riforma del Senato.

18:10 Mentre sono ripresi i lavori in Aula in un clima infuocato, su Twitter il ministro Maria Elena Boschi annuncia che si terrà comunque un referendum confermativo della riforma.

Intanto le delegazioni di Lega Nord e M5S al Senato hanno annunciato che andranno da Napolitano a denunciare lo "scempio della democrazia".

16:45 Niente trattativa con le opposizioni. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso di contingentare i tempi per arrivare al voto finale entro l'8 agosto. Scatta quindi la cosiddetta "tagliola". Le opposizioni si erano dette favorevoli a ritirare buona parte dei quasi 8000 emendamenti presentati, a patto di avere garanzie sul Senato elettivo e sul riequilibrio tra le due Camere.

Garanzie che la maggioranza non ha voluto dare, preferendo la prova di forza.

24 luglio 2014 La nuova giornata di votazioni a Palazzo Madama sulla riforma del Senato è iniziata con un rinvio, dopo che il presidente del Senato Pietro Grasso, su sollecitazione del capogruppo Pd Luigi Zanda, ha bloccato i lavori dell'aula e ha convocato la riunione dei capigruppo.

La maggioranza chiede il ritiro degli oltre 7800 emendamenti che stanno bloccando i lavori in Aula. Il ministro Boschi si è detto disposto al dialogo ma pone come precondizone il ritiro degli emendamenti. "Il governo è disponibile ad approfondire nel merito alcuni punti, ma non soggiacendo al ricatto di 7.800 emendamenti. Se ci sarà un sostanzioso taglio, noi siamo disponibili"

23 luglio 2014: giornata per nulla affatto risolutiva quella di oggi in Aula per la riforma del Senato. In due ore, non senza discussioni e screzi, sono stati votati 3 emendamenti sugli oltre 7800 presentati. A questi si sono aggiunte ben 920 richieste di voto segreto su alcuni emendamenti - 500 riguardano soltanto gli emendamenti all’art. 12 del provvedimento sulla composizione, l'elezione e le funzioni del nuovo Senato - sulle quali Pietro Grasso, presidente del Senato, non ha posto alcun veto.

I tempi sono biblici, sfiorano il ridicolo, e in serata anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto nella speranza di riuscire a dare una sferzata ai tempi, in un colloquio con Grasso nel corso del quale ha sottolineato come una paralisi di questo tipo rappresenterebbe un danno per il prestigio e la credibilità dell’Istituzione.

Quella nave sembra già salpata e di questo passo anche le sedute fiume che cominceranno a partire da lunedì 28 luglio. M5S, Lega Nord e Sel fanno ostruzionismo, anche se Nichi Vendola ipotizza l’accorpamento degli emendamenti, solo però “se il governo cambia atteggiamento”.

Dopo questa giornata imbarazzante, la seduta è stata sospesa. Si ripartirà dalle 9.30 di domani, ma tutto lascia pensare che ben poco cambierà rispetto a oggi.

Da lunedì sedute notturne

17.57 - Dopo la conferenza dei capigruppo del Senato si è deciso come procedere nell'esame degli emendamenti della riforma per provare a chiudere l'iter parlamentare prima della pausa estiva: da lunedì 28 il Senato sarà convocato ogni giorno dalle 9 alle 24, fine settimana compresi. Una decisione inevitabile, secondo il capogruppo Pd Zanda, per evitare che il tutto venga rinviato a settembre: "Con questo ritmo le riforme rischiano di non essere approvate nemmeno entro la fine del 2014".

22 luglio - Sono ripresi i lavori in aula per la riforma del Senato, ostacolata dall'ostruzionismo e dai quasi ottomila emendamenti presentati. Il rischio è che la riforma possa andare per le lunghe, e che il voto finale non riesca a esserci prima della pausa estiva. Sarebbe una battuta d'arresto pesante per il governo Renzi, che su questa riforma sta puntando molta della sua credibilità. E proprio il premier, di ritorno dall'Africa, è tornato a parlare della questione: "Le immagini di qualcuno che vuole bloccare, fermare, ostruire il cammino delle riforme sono le immagini di chi pensa che si possa continuare così com'è. Per cambiare l'Italia bisogna fare le riforme e le faremo".

Se si cerca in tutti i modi di evitare un ulteriore rinvio ("L'ostruzionismo è legittimo, ma è altrettanto legittimo, nel pieno e rigoroso rispetto dei regolamenti e delle procedure parlamentari, usare gli strumenti che consentono di arrivare al voto in tempi ragionevoli", ha detto il sottosegretario Pizzetti), si teme anche il voto segreto, attorno al quale potrebbero coagularsi i malumori dei partiti che sulla carta appoggiano la riforma arrivando addirittura ad affondarla. Ma su questo deciderà il presidente Grasso.

Riforma Senato: Maria Elena Boschi contestata in aula

22:47 - Il Senato ha chiuso la seduta di oggi senza procedere ad alcuna votazione del ddl relativo alle riforme costituzionali. Poco prima del rompete le righe il MoVimento 5 Stelle ha chiesto una sospensione dei lavori domani per dare spazio a un'informativa del ministro degli Esteri Federica Mogherini sulla situazione a Gaza. Sel ha appoggiato la richiesta, mentre il Pd si è setto contrario. La Lega, invece, ha chiesto il numero legale, ma il presidente di turno, Fedeli del Pd ha deciso di rinviare a domani mattina per motivi di orario. A quel punto il m5S ha scatenato una bagarre.

21:41 - Il dibattito in Aula è ancora in corso e proseguirà fino a tarda serata. Intanto le prime votazioni degli emendamenti slittano a domani.

13:58 - Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi oggi ha parlato in Aula e ha detto:

"Oggi è il tempo delle scelte: nelle vostre mani, onorevoli senatori, l'ultima chance di credibilità per la politica tutta. Ci potrà essere dell'ostruzionismo, ma noi manterremo l'impegno di cambiare il Paese perché lo abbiamo promesso ai cittadini"

Boschi ha detto che chi parla di "svolta autoritaria" è "vittima di allucinazioni", ma queste parole non sono state ben accolte dall'Aula che l'ha contestata, poi lei ha aggiunto, citando Amintore Fanfani:

"Si può essere d'accordo o non d'accordo con la riforma, ma parlare di svolta illiberale è una bugia e le bugie in politica non servono. Noi abbiamo bisogno di uno Stato più semplice e coraggioso, di un'Italia più forte. Questa riforma sta cercando di dare risposta a tutti questi interrogativi"

Lunedì 21 luglio 2014 - Comincia la settimana che, secondo il Premier Matteo Renzi, sarà decisiva per la riforma del Senato. Oggi si vota a Palazzo Madama e a rallentare l'iter del disegno di legge ci sono ben 7800 emendamenti, dei quali 5900 presentati da Sel. Il Presidente del Consiglio ha parlato di "ostruzionismo" da parte dell'opposizione, ma anche all'interno della maggioranza non sono tutte rose e fiori.

Renzi, durante la sua visita in Africa, ha detto:

"Noi con il sorriso con le labbra ma con una determinazione ferrea andiamo avanti. Se qualcuno con l’ostruzionismo vuole mettere il sasso sui binari, noi con pazienza togliamo il sasso è andiamo avanti"

Al momento si parla di chiusura delle votazioni entro il 10 agosto, poi ci sarà una pausa nella settimana di Ferragosto e subito dopo il governo tornerà a lavoro. Il sì definitivo alla riforma non arriverà prima del 2015 poiché si tornerà a votare nelle Camere dopo tre mesi dalla prima votazione (si tratta di una riforma costituzionale e l'iter è più lungo).
Intanto da un sondaggio svolto da Ipsos per il Corriere della Sera emerge che tre italiani su quattro vogliono il Senato elettivo.

Respinte le pregiudiziali di M5S e Sel


Lunedì 14 luglio 2014

17:01 - Le pregiudiziali sulle riforme presentante da M5S, Sel e gli ex dello stesso M5S sono state respinte dal Senato. Intanto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha detto che per ora il sì della Lega alla riforma non è affatto scontato e che i leghisti devono verificare che vengano rispettate alcune garazie che gli sono state promesse. Salvini poi ha aggiunto:

"Io non vorrei che la fretta sia cattivissima consigliera. Non vorrei che per fare il selfie di Ferragosto, Renzi dia vita a un'accelerazione che ci riporti indietro e cancelli i territori. Noi abbiamo contribuito ma non so se è stato sufficiente"

Lunedì 14 luglio - La riforma del Senato è approdata in Aula. La relatrice Anna Finocchiaro l'ha presentata questa mattina ricordando il lavoro svolto in Commissione. Il MoVimento 5 Stelle ha annunciato che presenterà una pregiudiziale che sarà messa ai voti.

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, intanto, in un'intervista rilasciata a Il Messaggero, ha detto:

"Sull'immunità esistono varie ipotesi sul tappeto compreso il ritorno all'insindacabilità che era prevista dal testo originario del governo. Ma, ripeto, su questo tema devono essere i partiti ad esprimersi in modo concorde"

Il ministro ha anche spiegato che potrebbero esserci altre modifiche e quella più importante riguarderebbe i poteri del Senato sull'esame della legge di Bilancio. Boschi ha spiegato che andrebbe trovato un equilibrio diverso con la Camera per facilitare l'approvazione di una legge.

Il Premier Matteo Renzi in un'intervista al Tg1 ha detto di essere sicuro di avere una maggioranza molto ampia sulle riforme.

Il nuovo Senato: come funziona e cosa cambia con la riforma del governo Renzi


La riforma del Senato del governo Renzi continua la sua marcia non priva di intoppi, marcia che dovrebbe portare il testo all'esame dell'aula a partire da lunedì prossimo. Ecco cosa cambia e come funziona il nuovo Senato, dal numero di senatori che siederanno a Palazzo Madama, fino alle regole per la loro elezioni e i poteri dei senatori.

Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti".

I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre mezzo miliardo di euro ogni anno.

Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

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Il nuovo Senato approvato in Commissione

18:30 - La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato l'emendamento dei relatori sulla riforma del Senato nella sua nuova formulazione che prevede l'elezione indiretta dei senatori da parte dei consiglieri regionali su base proporzionale. Adesso la Commissione deve proceder al voto finale sul testo e così il progetto di riforma del Senato potrà arrivare in Aula lunedì prossimo.

17:30 - Anna Finocchiaro, senatrice del Pd, relatrice del progetto di riforma del Senato, ha detto di essere "disponibile" a recepire modifiche al suo emendamento relativo alle modalità di elezione dei senatori da parte dei consigli regionali.

Intanto nel centrodestra il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani ha incontrato il leader di Ncd Angelino Alfano e con lui ha trovato un'intesa su questo meccanismo di elezione dei senatori di cui oggi si è tanto discusso. Romani ha detto:

"La riformulazione dell'emendamento prevede che i seggi siano assegnati con metodo proporzionale in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun consiglio regionale"

14:30 - È confermato che l'esame in aula della riforma del Senato è rinviato alla prossima settimana. Oggi, alle 17:30, la Commissione Affari Costituzionali del Senato voterà il mandato ai relatori perché riferiscano all'assemblea sulle riforme istituzionali. Alcuni punti vengono dunque approvati per ora così come sono, ma se ne discuterà poi in Aula. Fra gli argomenti più spinosi c'è meccanismo di elezione dei nuovi senatori.

10 luglio - Sembra destinato a slittare l'esame in Aula del testo della riforma del Senato previsto per le 16,30 di oggi. Il M5S fa ostruzionismo con Sel, mentre in Forza Italia è scoppiato il caso della composizione delle liste. Roberto Calderoli, co-realatore del disegno di legge, ha detto che considerato come stanno andando i lavori ha molti dubbi che si riesca ad andare in Aula oggi, molto più probabile che slitti tutto a lunedì.

In Commissione Affari Costituzionali del Senato stamattina non si p votato. Forza Italia non apprezza la parte dell'emendamento relativo alle liste, in particolare l'articolo 34 del testo e anche Ncd è d'accordo, definendo quel passaggio un "pasticcio costituzionale".

Il testo pronto per l'esame dell'Aula


9 luglio

Come deciso dalla conferenza dei capigruppo al Senato il ddl del governo sulle riforme approderà in Aula proprio al Senato domani pomeriggio, giovedì 10 luglio. Il voto sugli emendamenti inizierà mercoledì 16 luglio.

In verità il testo sarebbe potuto approdare già oggi in Aula, ma la presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, aveva chiesto il rinvio a domani dell'incardinamento del provvedimento. Un rinvio che alcuni avrebbero preferito fosse alla prossima settimana, come da richiesta inoltrata dai senatori dissidenti sull'avvio in aula dell'esame del ddl sulle riforme.

La prima certezza è che il prossimo Senato non sarà eleggibie, almeno probabilmente: i relatori Finocchiaro e Calderoli hanno presentato l'emendamento che recepisce l'accordo fra maggioranza e Forza Italia sulla scia del patto del Nazareno, accordo che prevede che i senatori non vengano eletti dai cittadini bensì dai consigli regionali in proporzione della consistenza dei gruppi consiliari (2 il numero minimo di senatori che ciascuna regione potrà avere nel futuro Senato).

La metà dei senatori forzisti tuttavia non gradisce il Patto del Nazareno e si dice, almeno a parole perchè poi sempre in Forza Italia restano tutti, pronto a battagliare in Aula su questo. Ad esempio l'azzurro Augusto Minzolini avrebbe deciso si depositare un subemendamento che invece rilancia il Senato elettivo eletto a suffragio universale.

Ma i malumori sono anche nel M5s, leggermente perplesso sul dibattito interno tra i senatori contrari e favorevoli all'Italicum.

Senatori eletti o nominati?

8 luglio Sembra essere vicino alla risoluzione il nodo della non eleggibilità dei senatori, che per il governo è un punto imprescindibile del nuovo Senato che si sta cercando di varare: saranno i consigli regionali a eleggere i senatori, ma la scelta rispetterà il criterio di proporzionalità sia per quanto riguarda il numero di abitanti, sia il risultato elettorale di ciascuna regione. L'emendamento dovrebbe far rientrare la fronda forzista e piddina di chi vorrebbe mantenere l'elettività dei senatori.

Nuovo Senato: il ritorno dell'immunità parlamentare

22 giugno. Il ritorno dell’immunità parlamentare per i senatori di quello che sarà il “nuovo Senato”, sta facendo storcere il naso sia all’interno dello stesso PD che tra i pentastellati. A prendere la parola sul fronte del PD è stato il Ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi, che ha prontamente preso le distanze da questa modifica inserita all’ultimo momento:

Il governo aveva fatto una scelta opposta, perché si sarebbe creata una distinzione tra i consiglieri regionali e i sindaci che sono senatori e tutti gli altri. Sul punto si può discutere, ma non è centrale.

I dissidi arrivano anche fa Forza Italia. Il giornalista Augusto Minzolini, senatore dal marzo dello scorso anno, ha precisato di non avere nessuna intenzione di votare la riforma e saranno in molti a seguirlo:

Lo dico da adesso, così nessuno potrà far finta che non lo sapeva. Io, se la riforma del Senato rimane questa, non la voto. […] E come me, immagino, anche tanti altri miei colleghi. La proposta che ho presentato, e che prevede l’elezione diretta del Senato, era stata firmata da trentasette colleghi di Forza Italia. La maggioranza di noi. E visto che quel testo è in antitesi rispetto a quello che sta confezionando il governo, e soprattutto visto che la gente di solito legge prima quello che firma, tutto questo qualcosa vorrà dire, no?

Si preannuncia sempre più un percorso lungo e travagliato per questa a lungo attesa riforma che dovrà approdare in aula il prossimo 3 luglio.

21 giugno. Ci sono ulteriori precisazioni su come sarà il nuovo Senato in seguito alla riforma del Governo Renzi. L'accordo sembra essere stato trovato con il patto tra Pd, Forza Italia e Lega Nord e dovrebbe ormai essere definitivo: 100 senatori totali (invece di oltre 300, com'è oggi); 95 scelti dai consigli regionali e 5 di nomina presidenziale. Con poteri ridotti: non potranno votare la fiducia al governo e nemmeno la maggior parte delle leggi (più in basso nel post, le specifiche funzioni del nuovo Senato). Lo stipendio dei consiglieri regionali che si occuperanno del Senato sarà portato a livelli pari a quelli dei sindaci maggiori, e quindi abbassato. Torna però l'immunità parlamentare per i senatori, quindi niente arresti e niente intercettazioni a meno che non siano autorizzate. Nel testo del governo questa norma non c'era, si vedrà. La riforma approderà in aula per il 3 luglio.

La riforma del Senato: come funziona

La riforma del Senato potrebbe essere giunta alla svolta decisiva, con il nuovo accordo maturato tra Renzi e Berlusconi tramite i mediatori Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, Roberto Calderoli, Paolo Romani e Denis Verdini. Ma come funziona e cosa cambia dopo questa nuova tornata di modifiche alla riforma del Senato? Innanzitutto è confermato che il nuovo Senato non avrà parlamentari eletti appositamente per quella funziona, che non voterà la fiducia ai governi e non avrà poteri sulle leggi ordinarie.

Non sarà però un inutile orpello alla Camera, visto che avrà competenza sulla legislazione regionale ed europea, eleggerà assieme alla Camera il presidente della Repubblica, eleggerà il Csm e i giudici costituzionali e avrà voce soprattutto su leggi elettorali e costituzionali. Una sorta di organo che si occupa di questioni regionali, sovranazionali e istituzionali; lasciando alla sola Camera il compito di svolgere il lavoro legislativo "di routine".

Con la riforma del Senato cambia anche la composizione di Palazzo Madama: ci saranno una ventina di sindaci-senatori eletti dai loro colleghi (un sindaco per regione eletto dai colleghi della sua regione), mentre circa un'ottantina sarà composto da consiglieri regionali; Renzi recupera i senatori eletti dal presidente della Repubblica pescati nella società civile. Da quel che si capisce, con questa formula si può sperare davvero di arrivare al varo della riforma.

La riforma del Senato: come funziona e cosa cambia

La riforma del Senato di Renzi sembrava essersi decisamente arenata - mentre il dl Chiti prendeva piede - e invece è bastato cambiare qualcosa, trovare un punto di compromesso per rimettere in riga la minoranza Pd (che da domani si chiamerà Area Riformista e unirà bersaniani e lettiani), riconquistare l'appoggio di Berlusconi e isolare il povero Chiti ormai abbandonato a se stesso. Di che si tratta? Qual è questo punto di compromesso che è stato raggiunto? Partiamo da ciò che rimane intatto: niente più bicameralismo perfetto, niente indennità, niente voto di fiducia, niente voto sul bilancio. Questi aspetti della riforma del Senato rimangono intatti, cambia però la modalità con cui si mandano i "senatori part time" a Palazzo Madama.

Se prima doveva infatti trattarsi di sindaci e altri 21 eletti dal presidente della Repubblica, che ogni tot tempo si recavano al Senato per valutare le varie materie di competenza, adesso questo punto di accordo - che sarà depositato mercoledì dai relatori Calderoli e Finocchiaro - prevede che i senatori siano eletti tra i consiglieri regionali. Il che significa che il Senato rimane una camera elettiva, punto su cui Renzi aveva incontrato le resistenze più forti. Nuovi senatori eletti dai cittadini insieme ai consigli regionali, ma in un listino a parte. Si tratta dunque di consiglieri regionali a tutti gli effetti, pagati dalla loro regione ma scomputati dal totale.

Bisognerà però aspettare qualche giorno per avere le idee più chiare su alcuni aspetti: quanti saranno questi senatori-consiglieri? Che indennità riceveranno? Saranno consiglieri eletti anche come senatori che ogni tanto si recano a Palazzo Madama, o saranno eletti in regione ma passeranno tutto il loro tempo al Senato? Aspetti ancora da chiarire, ma è facile pensare che alle regioni sarà chiesto il sacrificio di pagare alcuni loro consigliere da mandare a Roma come senatori.

L'abolizione del Senato e la prima proposta di Renzi

L'abolizione del Senato (o riforma del Senato che dir si voglia, visto che Palazzo Madama resterà comunque in funzione, seppur con compiti molto ridotti) è stata nuovamente rilanciata ieri da Matteo Renzi durante la conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri. Ed era inevitabile che il premier continuasse subito a puntare su una riforma che, a questo punto, è indispensabile anche per far proseguire il cammino di un Italicum che funziona solo se il Senato viene (quasi) cancellato.

Il tutto ieri è stato semplificato da Renzi parlando di "riforma costituzionale del Senato" che prevede: mai più il voto di fiducia al Senato, meno 315 stipendi a parlamentari e legislazione più spedita. Tre punti ipersintetici che ben si prestavano a quelle slide che tanto hanno fatto parlare. Le cose però, e ovviamente, sono un po' più complesse e articolate. Vediamo allora quali sono i punti principali della riforma del Senato.

Con l'abolizione del Senato così come lo conosciamo oggi a Palazzo Madama siederanno al massimo 150 senatori. Ma non si tratterà di senatori eletti e non riceveranno nessuna retribuzione. A comporre il nuovo Senato dovrebbero essere 108 sindaci dei comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della società civile. Tutti rigorosamente senza stipendio e che restano in carica per un solo mandato.

Con la riforma del Senato, oltre a essere più leggero e a costo zero, Palazzo Madama perderà buona parte dei suoi poteri, dal momento che non potrà più votare la fiducia al governo e si porrà fine al bicameralismo perfetto che rende così insopportabilmente lungo il cammino delle leggi. Avrà invece voce in capitolo sulla legge di stabilità e si occuperà di legislazione regionale e dei rapporti con l'Europa.

L'abolizione di fatto del Senato (o almeno dei suoi poteri attuali) renderà ovviamente improponibile dare ai senatori uno stipendio equivalente a quello di oggi, al massimo si avrà un gettone di presenza per una camera che comunque si riunirà solo all'occorrenza o comunque sporadicamente. Ovviamente tutte queste funzioni in meno faranno sì che sarà completamente inutile avere, com'è oggi, uno sdoppiamento dell'amministrazione che gestisce le due camere. Sarà quindi tutto riunito sotto la sola amministrazione della Camera. Il che non significa che si licenzierà nessuno, ma semplicemente che non si sostituirà il personale che andrà in pensione.

Qual è l'iter da seguire per arrivare alla riforma del Senato? La strada segnata è ancora una volta quella dell'intesa personale tra Renzi e Berlusconi che per il momento sembra reggere e che dovrebbe fare in modo che si arrivi ad avere i due terzi della maggioranza indispensabili per una riforma di questo tipo. Si tratta infatti di una riforma costituzionale che andrà incontro al referendum confermativo se non sarà votata da almeno due terzi del Parlamento (non che se si facesse il referendum ci sarebbe qualche dubbio su come voterebbero gli italiani).

Quel che è ancora da vedere - e d'altra parte Renzi ha sfidato i senatori già durante il suo discorso per la fiducia - è come si farà ad arrivare a convincere i senatori che quella legge devono votare a schiacciare il pulsante dell'autodistruzione che è votare sì all'abolizione del Senato. Messa così, l'impresa sembra di quelle davvero impossibili, ma prima di arrivare al redde rationem la strada è ancora lunga e strapiena di insidie.

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