Elezioni Europee 2014 | Commissione: Ipotesi Lagarde e possibili "inciuci" post elezioni

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Elezioni europee 2014

. Si è da poco concluso il Congresso del Ppe, nel quale è stato presentato il Manifesto elettorale e il candidato presidente alla Commissione, il lussemburghese Jean-Claude Juncker. La nomina dell'ex presidente dell'Eurogruppo, però, è stata accolta con molte polemiche, in particolare dai Verdi Europei, dai liberaldemocratici (Alde) e dai socialisti (S&D).

Il primo a commentare negativamente la scelta dei popolari è stato Daniel Cohn-Bendit, eurodeputato green al parlamento di Strasburgo. Come si legge dal sito di EurActiv, il francese in conferenza stampa ha usato toni molto duri:

"Ci prendono per idioti. Michel Barnier voleva la nomina, Jean-Claude Juncker ha ripetuto per mesi che lui non la voleva e il Ppe ha scelto proprio chi non era interessato [...] Scommetto che se il Ppe vince le elezioni europee, Jean-Claude Juncker sarà il presidente del Consiglio europeo e un altro candidato come Christine Lagarde o Donald Tusk sarà imposto come il capo della Commissione"

Dello stesso avviso è Catherine Trautmann del Pse. Secondo l'europarlamentare francese, Juncker non sarebbe interessato alla Commissione. Rispecchierebbe solo la volontà dei popolari di: "imporre ai cittadini europei il candidato dei governi nazionali, a scapito della scelta fatta alle urne ".

Anche il candidato alla presidenza della Commissione di Alde, Guy Verhofstadt, è intervenuto sulla vicenda con toni molto netti: "La campagna ruota attorno al presidente della Commissione. Non si tratta di un piccolo gioco in cui si tenta di ottenere un altro lavoro se non si ottiene quello desiderato".

I popolari, dopo le insinuazioni, ci hanno subito tenuto a rimarcare il loro sostegno a Juncker.
Joseph Daul, presidente del gruppo in Parlamento, ha smentito categoricamente qualsiasi "manovra segreta" da parte del Ppe. Eppure qualcosa non ci torna...

Ipotesi Lagarde e le manovre di Van Rompuy


Christine Lagarde

, attuale presidente del Fondo Monetario Internazionale, in un primo momento era data da tutti come in lizza per la candidatura a presidente della Commissione. Un nome, quello di Lagarde, molto gradito ad Angela Merkel. Poi si è improvvisamente defilata e la Cdu tedesca ha fatto confluire i suoi voti su Juncker. La scelta del lussemburghese è parsa a molti come un'opzione giusta per i popolari, in equilibrio tra le esigenze di rigore della Germania e la voglia di rinnovamento del sud Europa.

Tuttavia, non bisogna sottovalutare che è stato proprio Juncker a dichiarasi indisponibile alla nomina fino a non molto tempo fa. Poi improvvisamente il lussemburghese ha cambiato idea e ha battuto Barnier in sede cogressuale. Il candidato francese, gradito perfino al presidente socialista Hollande, comportava certamente una svolta troppo netta e vincolante per i Cristiano Democratici tedeschi.

Non è allora del tutto peregrino supporre che Merkel abbia candidato Juncker solo per imporre successivamente Lagarde. A tale riguardo, ricordiamo che a molti osservatori era sembrato "strano" l'appoggio all'ex presidente dell'Eurogruppo, che se ne era andato proprio perché in polemica con le scelte economiche della Germania. E come è noto, la Cancelliera sul tema del rigore non è disposta a fare sconti.

La presidente dell'Fmi, inoltre, non sarebbe stato il nome giusto da presentare direttamente ai cittadini, e Merkel lo sapeva perfettamente. Perché? Appare quasi scontato ricordarlo. Lagarde rappresenta la Troika e le spietate politiche di austerity, che non riscuotono consensi nell'Europa del sud. Sebbene la politica francese abbia fatto qualche dichiarazione critica sul diktat del pareggio di bilancio, in paesi come la Grecia non possono non apparire come lacrime di coccodrillo. Inoltre, sempre riguardo alla Grecia, Merkel teme molto la vittoria ampia di Syriza, lo schieramento di sinistra guidato da Alexis Tsipras. Presentare Lagarde avrebbe messo in difficoltà il partito Nuova Democrazia, del presidente Antonis Samaras ("fedelissimo" della Merkel).

Ovviamente l'opzione Lagarde presidente potrebbe essere accettata solo nel caso in cui i popolari riuscissero ad ottenere un largo consenso. Cosa che appare, per ora, un po' difficile. Se si guardano gli ultimi sondaggi, si vede chiaramente che socialisti e Ppe sono in parità.

In caso di vittorie di misura, non è escluso che si possa scegliere una personalità terza o procedere ad una "spartizione delle poltrone". A palesare questa soluzione è stato Hannes Swoboda, presidente del gruppo S&D: "Se i risultati dei nostri due partiti sono vicini, si potrebbe immaginare Martin Schultz presidente della Commissione europea e Juncker (nel caso in cui arrivasse secondo) capo del Consiglio europeo"

Infine, evidenziamo che l'establishment europeo sta già pensando, qualora ci fossero risultati "non graditi", a correggere il risultato delle urne. A certificarlo sono state le manovre di Van Rompuy, di cui vi abbiamo informato nel dettaglio. Il cristiano democratico fiammingo e presidente del Consiglio europeo in carica, infatti, ha convocato un vertice 48 ore dopo il voto del 22-25 maggio prossimi. Alla riunione parteciperanno tutti i Capi di Stato e di governo dell'Unione.

In quell'occasione ci si accorderà sul nome del presidente della Commissione, senza necessariamente tenere in considerazione il risultato elettorale. Potrebbero così nascere alleanze, non dichiarate, nel post elezioni che si arrogheranno il diritto di designare il presidente. Oppure si potrebbe perfino procedere alla nomina d’arbitrio, da parte dei governi. Tutte queste ipotesi sono legittime, perché il Trattato di Lisbona non impone di rispettare la volontà elettorale sulla scelta del capo della Commissione.

In conclusione, non possiamo non segnalare una certa preoccupazione per la politica dei giri di valzer del Ppe e di parte dell'establishment europeo. Queste elezioni sono state presentate da tutti come un momento cardine per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, ci auguriamo che tutti siano di parola.

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