Gerry Scotti scrive a Renzi: vuole rinunciare al vitalizio

Secondo il premier il presentatore vorrebbe rinunciare, ma sarebbe impossibilitato a farlo

Virginio Scotti da tutti conosciuto come Gerry Scotti è stato parlamentare nelle file dei socialisti dal 1987 al 1992, epoca che è coincisa con la sua esplosione sulle televisioni commerciali Mediaset.

Per l’attività parlamentare nella X legislatura Scotti gode di un vitalizio al quale, secondo quanto riferito dallo stesso Matteo Renzi, vorrebbe rinunciare. Il premier ha riferito l’indiscrezione durante la registrazione di Porta a Porta:

Gerry Scotti mi ha scritto che è stato deputato per cinque anni e che vuole rinunciare al vitalizio, ma non può farlo. E' il segnale di una persona che si rende conto che è il momento di dare qualcosa in più.


Gli ex parlamentari (ex deputati ed ex senatori) che godono di un vitalizio sono 2308 con stipendi mensili che oscillano fra i 1700 e i 7000 euro. Fra le fila degli ex ci sono personaggi per i quali il vitalizio non incide più di tanto sull’economia personale, altri per cui è un sostegno vitale dal neo-documentarista Walter Veltroni al leader di Rifondazione Fausto Bertinotti, dalla pornodiva Ilona Staller a uno dei “padri fondatori” di Forza Italia Marcello Dell’Utri, dall’imprenditore Giuseppe Ciarrapico all’attrice Ombretta Colli.

E non finisce qui perché ai 2308 ex deputati ed ex senatori si aggiungono anche i 1064 vitalizi che vengono versati agli eredi dei deputati defunti.

Ma davvero come ha detto Matteo Renzi, Gerry Scotti non può rinunciare al vitalizio? Sulla pagina web del sito del Parlamento Italiano dedicata al trattamento economico dei deputati e degli organi parlamentari non viene fatto alcun cenno all’impossibilità di rinunciare al vitalizio. Vengono invece normati in maniera dettagliata i casi nei quali è possibile la sospensione del vitalizio:

Lo stesso Regolamento prevede infine la sospensione del pagamento della pensione qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale, sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale, ovvero sia nominato componente del Governo nazionale, assessore regionale o titolare di incarico istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevede l'incompatibilità con il mandato parlamentare. La sospensione è inoltre prevista in caso di nomina ad incarico per il quale la legge ordinaria prevede l'incompatibilità con il mandato parlamentare, ove l'importo della relativa indennità sia superiore al 50 per cento dell'indennità parlamentare. Tale regime di sospensioni costituisce una deroga rispetto alla normativa generale, nell'ambito della quale le ipotesi di divieto di cumulo della pensione con altri redditi sono state ormai abolite.

Del divieto alla rinuncia non vi è alcun cenno. Con l'impegno in prima persona del premier, però, non dovrebbe essere difficile riuscire a tagliare il vitalizio di Scotti. La domanda che sorge spontanea è: quanti avanzeranno la stessa proposta?

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Via | Il Tempo | Camera

Foto © Getty Images

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