Renzi, svolta economica o televendita elettoralistica?

Che Matteo Renzi ci sappia fare, non ci sono dubbi, tant’è che il suo super annunciato piano fiscale spiazza persino i sindacati - costretti all’ok per non essere rottamati così come di fatto è per la concertazione - e la stessa Confindustria, con un “ni” dal sapore: “Intanto incassiamo queste briciole della riduzione del 10% Irap con sforbiciata al costo energetico”.

Caramellina anche per i moderati del Ncd, con la riduzione delle rigidità al ricorso ai contratti a termine. A bocca asciutta solo i lavoratori autonomi e le partite iva, a dimostrazione che il ceto medio “basso” non ha santi in paradiso ed è lasciato al proprio amaro destino.

E le liberalizzazioni dei servizi? E l’abbattimento del debito pubblico? Insomma, le riforme vere che cambiano nel profondo le cause e le radici della crisi? La strategia, prendendo per buoni gli annunci del premier, è chiara: più tasse sulle rendite e mano più leggera per lavoro e imprese. Non è il programma di Lenin, né quello di Allende e neppure di Blair, ma qualcosa di sinistra c’è.

E comunque, il nuovo premier, a modo suo, il sasso nello stagno l’ha gettato. Servirà a fare alzare l’onda per ridar davvero fiato all’economia, rimettere in moto la ripresa, uscire finalmente dalla crisi? L’altra domanda che s’impone è questa: ma se trovare la quadra è così facile, perché non l’hanno fatto prima uno dal peso del “Ghe pensi mi” di Arcore o santoni quali Prodi e Monti o l’illuminato e tutto d’un pezzo alla Ugo La Malfa Enrico Letta?

O Renzi è davvero l’uomo della provvidenza o è il pifferaio ancor più pifferaio dell’Unto del Signore che imbiancò gli occhi agli italiani col famoso “patto” da Bruno Vespa e che ha ridotto l’Italia come una gruviera. Forse la verità sta nel mezzo, con Renzi baldanzoso e capace di osare e scaltro nel capire che bisogna dare un segnale fatto di soldoni (soldini) da mettere in tasca agli italiani qui e adesso, in vista delle elezioni europee (e amministrative) di maggio, un rischio altissimo per il Pd e per il suo leader-premier.

Scrive Michele Arnese: “Non mancano i rilievi sulle coperture finanziarie delle misure (coperture pressoché inesistenti, fanno notare in molti) ma Renzi con qualche magia rispetto ai tre miliardi di tagli fattibili quest’anno secondo il commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, fa lievitare a 7 miliardi i tagli; poi vuole utilizzare pure un po’ di miliardi in deficit fino ad arrivare al tetto del 3% (ma finora l’Europa lo consentiva solo per i cofinanziamenti dei fondi europei) e ci mette un po’ di miliardi anche sperando nella ripresa. In altri tempi si sarebbe gridati alla finanza creativa e agli artifici contabili, oltre a una certa fuffa comunicativa di stile berlusconiano. Ma nell’epoca del renzismo concreto e pragmatico la canea di altri tempi non si avverte. La genialità fa miracoli”.
La sfida continua, e non solo sul piano economico: “Se fallirò nel superare il bicameralismo perfetto allora avrò fallito io”. Matteo dixit. Lo prendiamo in parola. Non si vive solo di televendite.

matti

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