Altra Europa con Tsipras: Critiche e dubbi sul piano economico di Renzi

Matteo Renzi Riforme


Matteo Renzi ha presentato il suo piano economico. In parte si è "appropriato" di soldi stanziati dal governo Letta e in parte ha messo sul tavolo proposte vaghe e a lungo termine (anche se presentate come immediatamente traducibili in legge). L'annuncio che più ha fatto scalpore, dal chiaro intento elettoralistico, è stato quello degli 80 euro in più al mese per i lavoratori dipendenti. Su questa misura, vi consigliamo la puntuale analisi di Andrea Spinelli.

Sorvoliamo sul marketing comunicazionale del premier, sul quale molto si è scritto, e tralasciamo le molte categorie sociologiche apparse sui giornali sul "nuovo" approccio ai temi economici. Non perché non siano interessanti, ma semplicemente perché riteniamo che sia un po' presto per lanciarsi in uno studio accademico sull'argomento. L'unica cosa certa, a nostro avviso, è che Renzi si richiama idealmente a Blair con vent'anni di ritardo, dopo che il new labour è entrato in crisi.

Proponiamo, invece, il punto di vista critico dell'area che gravita intorno a L'Altra Europa con Tsipras. Ci pare opportuno farlo perché le elezioni europee 2014 si avvicinano e a sinistra diventa sempre più palpabile una certa insofferenza e la voglia di offrire un progetto alternativo. Ricordiamo, che nonostante un certo incremento di popolarità da parte del premier, complice anche la strategia politica di Grillo e l'acquiescenza di Forza Italia, la lista italiana che appoggia Alexis Tsipras, a sua volta, continua a crescere nelle preferenze virtuali.

Gallino, Pizzuti e Brancaccio


Luciano Gallino

, docente di sociologia e di economia, è uno dei garanti de L'Altra Europa. Il professore ha redatto importanti saggi contro l'austerity e la finanziarizzazione dell’economia. In un'intervista, apparsa su Il Manifesto, non usa mezzi termini per commentare il piano economico di Renzi: "Un aspetto che lascia per­plessi in que­sta “svolta” di Mat­teo Renzi è che si promettono 80–85 euro in più al mese a per­sone che già lavo­rano men­tre sarebbe stato più equo ed effi­ciente spen­derli per creare occu­pa­zione". L'idea, poi di tagliare 32 miliardi con la spending review, non è proprio andata giù al professore, perché aggraverebbe il rischio recessivo. A suo avviso, uno Stato che riscuote entrate tributarie ed extratributarie per far fronte agli oneri sul debito e non investe in servizi sociali prima o poi può trovarsi in una situazione non dissimile da quella greca.

Secondo l'opinione di Gallino, se il governo non si batterà per cambiare i meccanismi che presiedono alla politiche sul debito, i tagli alla spesa sociale saranno inaggirabili: "è una cosa inim­ma­gi­na­bile fare scen­dere il debito da più di 2 mila miliardi a 900". Infine, il sociologo si oppone frontalmente alla visione renziana sul lavoro flessibile: "Rischiamo lo sce­na­rio inglese dei con­tratti a zero ore: chi è assunto, non sa se lavo­rerà per quanti giorni e per quante ore. Dev’essere sem­pre mobile, sal­tare da un lavoro all’altro. Tra l’altro è un grave danno eco­no­mico. In qua­lun­que pro­fes­sione l’esperienza è fondamentale".

Anche Felice Pizzuti, candidato della lista Tsipras e professore di economia politica alla “Sapienza” , non è tenero con le proposte del presidente del consiglio. Pizzutti descrive quanto presentato ieri come un programma provinciale e miope verso le questioni europee. Inoltre, come specificato in un suo articolo, Renzi va nella direzione di una maggiore flessibilità, e di una politica salariale che gioca al ribasso.

Il problema strutturale vero, per Pizzutti, "è la difficoltà di innovarsi, il che richiederebbe la formazione e l’assunzione a tempo indeterminato di personale qualificato per poter competere sulla qualità della produzione e non sull’illusione di battere sul prezzo le merci esportate dai paesi emergenti". Infine, gli sgravi Irpef così come sono non vanno. Escluderanno i pensionati che hanno assegni inferiori a 1500 euro mensili, ma anche coloro i quali guadagnano ancora meno e i discoccupati.

Ultimo parere critico (ma non troppo) che registriamo è quello Emiliano Brancaccio, ricercatore confermato in Economia politica presso l'Università del Sannio. Brancaccio ha scelto di non presentarsi con l'Altra Europa, ma ha espresso vicinanza alla lista di Tsipras sul suo sito. Durante un intervento alla trasmissione Ominibus di la 7, il ricercatore ha giudicato in parte interessanti le proposte di Renzi. Un fatto positivo, per l'economista, è la promessa di voler aumentare il deficit pubblico fino al limite del 3% del Pil. Partendo da questa premessa, se la crescita effettiva del Pil sarà ancora una volta inferiore alle previsioni del governo e della Commissione, il vincolo del deficit potrebbe essere superato. Ciò potrebbe produrre un colpo alle politiche di austerity perseguite finora.

Tutto ciò, se fosse vero, sarebbe un bene. Sempre che Renzi abbia la forza di imporsi a Francoforte e Bruxelles. Ed è su questo punto che Brancaccio appare un filino scettico, anche alla luce della sua impietosa analisi sull'operato del suo ex professore, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Per l'economista Renzi dovrà, dunque, dimostrare una grande autonomia di pensiero rispetto al titolare del dicastero dell'Economia. E, aggiungiamo noi, correggere alcune prese di posizione che palesano molta confusione e non un reale progetto economico-politico.

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