Renzi in Europa per togliere i “lacci” della Merkel. Palla goal o fuffa mediatica?

Dopo aver varcato l’Arno e il Tevere con un sol balzo Matteo Renzi si appresta a valicare le Alpi da premier per cercare l’ok europeo al suo piano di risanamento e rilancio della nostra malandata economia, piano incentrato sul taglio delle tasse, 10 miliardi a favore di almeno 10 milioni di italiani.

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Il capo del governo incontrerà prima a Parigi Francois Hollande poi, lunedì a Berlino, Angela Merkel. La strategia di Renzi è chiara: rinegoziare i parametri europei dell’Italia, non rinchiudendosi nel fronte degli euro-scontenti-ad oltranza e quindi ponendosi come promotore di una nuova Europa. Riuscirà il premier italiano a smuovere Berlino e Bruxelles?

Risponde lo storico economista Giulio Sapelli: “ Penso di sì, per tre ragioni principali. In primo luogo anche i tedeschi, anche se non lo dicono apertamente a livello governativo, iniziano a preoccuparsi del pericolo della deflazione. Lo testimonia il fatto che nei giorni scorsi alcuni importanti istituti di ricerca abbiano manifestato l’esigenza di ricorrere a una Bce “stile Fed”.
Secondo, ci sono a breve le elezioni europee, e a nessuno, men che meno alla Germania, fa comodo inasprire i toni di uno scontro tra Nord e Sud Europa che rischia di costare caro all’intero processo di integrazione comunitaria, sia economica sia politica.
Terzo, infine, a pesare molto sarà anche la fortissima determinazione americana, che ha lanciato diversi segnali in cui chiede all’Europa una politica espansiva per sostenere la ripresa. Questi tre elementi, se combinati, possono invertire la rotta europea”.

Fatto sta che un italiano su tre (sondaggio dell’Espresso) vuole il ritorno alla lira, rifiutando la moneta unica così com’è e una Europa con la Germania a dettar legge. Come dire, un’ombra lunga si staglia verso le urne di maggio per le elezioni europee. Da qui si comprende meglio la strategia renziana e sono politicamente più chiare le mosse del premier-leader del Pd.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ C'è in lui un forte tasso di populismo ma, per così dire, costruttivo; non cupo e distruttivo come in Beppe Grillo. Le politiche di Renzi intercettano l'insofferenza verso l'Europa, ma propongono una soluzione morbida del problema. Nessuna uscita dall'euro, bensì la fine dell'austerità imposta da Berlino. Ed è questo che probabilmente il nostro premier dirà ad Angela Merkel lunedì prossimo: o allenti un po' il rigore e ci fai respirare oppure devi aspettarti che tutto questo risentimento dell'opinione pubblica si traduca in un successo drammatico delle forze anti-euro nel voto di maggio. È una partita spregiudicata, che Renzi gioca con apparente avventatezza, ma il risultato - dati i tempi e le circostanze - non è scontato come in passato”.

La partita è aperta. Il rischio di finire in zona Cesarini è evidente. Come quello di portare l’Italia in zona retrocessione. Intanto il Cav si candida per le Europee in tutti i collegi…

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