Venezuela: Maduro dà l'ultimatum agli studenti e accusa Obama

Il presidente ha chiesto ai manifestanti di liberare la piazza di Caracas, ormai occupata da sei settimane. E poi ha detto che gli Stati Uniti vogliono ucciderlo.

Ultimatum ai manifestanti in piazza e nuove accuse agli Stati Uniti. Così il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, in un lungo intervento. Il bilancio degli scontri a Caracas è ormai di 28 morti in sei settimane. Il presidente ha intimato agli studenti anti-governativi di tornare a casa.

"Avete ancora poche ore a disposizione per sgombrare la piazza" ha detto. Prima di lanciare invettive contro Barack Obama, che avrebbe pronto un piano per ucciderlo. Washington, secondo il leader venezuelano, fomenterebbe la protesta con l'intento di destabilizzare la situazione. Nel discorso, Maduro ha poi annunciato l'istituzione di una Commissione, con anche un rappresentante statunitense, per affrontare le questioni legate alla pace e alla sovranità.

L'uomo che si occuperà di discutere di questo delicato argomento con il rappresentante americano sarà Diosdado Cabello, membro forte delle forze armate. Sul campo, però, nelle ore successive all'ultimatum di Maduro, la situazione non è mutata. Gli studenti proseguono a occupare piazza Altamira, ma c'è il rischio che da un momento all'altro arrivino le forze di sicurezza per sedare con la forza le manifestazioni.

Al momento, sono in corso scontri tra gli studenti e la polizia. Ma se davvero il presidente terrà fede all'ultimatum, la situazione nelle prossime ore è destinata ad aggravarsi con un prevedibile bagno di sangue. Il braccio di ferro è appena cominciato, nonostante sia ormai più di un mese che le proteste vanno avanti nella capitale e non solo.

Le proteste in Venezuela

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