Elezioni Europee 2014 | Schulz a confronto con Juncker su Spiegel

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Elezioni Europee 2014

. La Campagna elettorale sta per entrare nel vivo e la rivista Spiegel ha pubblicato un'intervista doppia ai candidati alla presidenza della Commissione del Pse e del Ppe: Martin Schulz e Jean-Claude Juncker.

Non sono mancate le polemiche tra i due. Il candidato dei popolari ha subito rimproverato all'avversario la sua "posizione ambigua", che lo vede in campagna elettorale con un doppio ruolo. Schulz, infatti, secondo il parere di molti è in "conflitto di interessi", perché è contemporaneamente candidato alla Commissione e presidente del Parlamento Europeo. A tale riguardo, Juncker ha affermato che "ogni presidente di un parlamento nazionale, candidato per la più alta carica di governo nel suo paese, ha l'obbligo di rassegnare le dimissioni da Presidente del Parlamento". In questo modo, il lussemburghese ha lasciato intendere che la posizione del collega socialista, se non irregolare, è quantomeno poco trasparente.

Schulz continua, per parte sua, a sostenere la compatibilità dei due ruoli e malizioso ci tiene a ribadire un concetto: "Giusto per chiare uno di noi sarà presidente della Commissione [...] Chi vuole Schulz deve scegliere la Spd in Germania, chi vuole Juncker la Cdu". Il socialista non perde occasione per rimarcare questo aspetto, perché sa di mettere in difficoltà il suo avversario. A tale riguardo, ricordiamo che i popolari sono stati tacciati, non solo dai socialisti, ma anche da verdi e liberali, di aver scelto Juncker come candidato di facciata. Accusando, così, il Ppe di voler imporre un altro nome nel post elezioni (su pressioni di Angela Merkel).

Tuttavia, l'ex presidente dell'Eurogruppo, non si è fatto trovare impreparato all'osservazione del socialista tedesco ed ha replicato: "Se c'è una maggioranza in parlamento per me sarò Presidente della Commissione. Se c'è una maggioranza per Schulz, la presidenza è sua".

Eurobond e ruolo di Angela Merkel


I due, poi, hanno provato a smarcarsi dal paradigma dell'austerity fortemente voluto dalla Cancelliera tedesca. Con toni diversi, si sono detti favorevoli all'introduzione degli eurobond. Ovvero alla creazione di titoli di credito degli Stati membri dell'eurozona, la cui solvibilità dovrebbe essere assicurata concordemente dagli stessi paesi dell'area euro. Schulz, a tale proposito, ha dichiarato: "Sono ancora a favore degli eurobond, ma ho dovuto prendere atto che non ci saranno maggioranze per questo nel prossimo futuro". In ogni caso, il politico tedesco si augura che almeno in prima battuta i grandi progetti europei siano finanziati con prestiti congiunti.

Anche Juncker, che entrò (nel 2010) in forte polemica con Merkel proprio in merito alla sua mancata disponibilità rispetto alla creazione di obbligazioni sovrane europee, si mostra possibilista. A Spiegel ha infatti dichiarato: "nel dicembre 2010 ho supplicato per l'introduzione degli eurobond insieme al ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti" ed ha aggiunto: "Continuo pensare che siano lo strumento giusto a lungo termine".

Entrambi, però, hanno un piccolo problema (non dichiarato) per il loro progetto economico: Angela Merkel. Quest'ultima non è per nulla incline a concessioni e il suo peso politico grava sia Schulz sia Juncker. Per quanto riguarda il primo, dobbiamo ravvisare che la sua Spd è entrata nella Grosse Koalition insieme alla Cdu. Il patto di governo, dibattuto per mesi, si basa su un equilibrio preciso: aperture sulla spesa sociale interna, da parte dei cristiano democratici, e continuità sulle politiche europee, garantita dai socialdemocratici.

Invece, per quanto riguarda Juncker, dobbiamo segnalare che il peso della Cdu nella sua nomina a candidato alla presidenza è stato determinante. Difficilmente potrebbe impulsare un progetto per le obbligazioni sovrane congiunte, senza il consenso dei cristiano democratici tedeschi. Insomma, scommettiamo che Frau Merkel non calcherà la mano con i suoi richiami al rigore in campagna elettorale, ma, dopo le elezioni, sarà ancora lei l'ago della bilancia in Europa. E su Unione bancaria ed eurobond non pare proprio intenzionata a mollare.

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