Renzi incassa (come già Monti e Letta) l’ok della Merkel. Solito rito? Grillo gode, il 25 maggio s’avvicina

Agli italiani, di solito, Frau Merkel dispensa pochi sorrisi ma ieri non è stata parca nel promuovere il premier Renzi perché: “Colpita dalle riforme del governo italiano”. Come non ricordare, però, che la superba Cancelliere tedesca (all’epoca insieme a Sarkozy) espresse lo stesso giudizio nell’incontro con il premier Mario Monti: “Impressionanti le sue riforme strutturali”? Anche allora ci fu grande apertura di credito al governo italiano e un preciso impegno di “pieno sostegno”.

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Ma non è solo la Merkel a ripetersi perché quando Matteo Renzi afferma: “L’Europa non è un problema, ma la soluzione dei problemi dell’Italia” dice papale papale le stesse parole dei precedenti premier Monti e Letta.

Quindi, niente di nuovo sotto il sole, il solito disco logoro che gira? Non è detto. Perché Renzi ha criticato – pur se velatamente – la tenaglia dell’austero rigorismo teutonico e ha individuato nella mancanza di crescita (insieme al debito pubblico) il tallone d’Achille dell’Italia. Da lì il capo del governo italiano è partito per richiedere un'interpretazione più estensiva delle severe regole circa i limiti del deficit. Finora tale opportunità non è mai stata concessa: almeno non a un paese come l'Italia, super-indebitato e incapace di riformarsi. Dunque: serve che l’economia torni a lievitare. E come si fa?

Scrive Michele Arnese: “Iniziamo a fertilizzare la domanda interna, a partire dal taglio fiscale per i redditi al di sotto dei 25mila euro all’anno. Da qui nasce il piano fiscale di Renzi discusso la scorsa settimana in consiglio dei ministri e poi illustrato in tv a beneficio anche degli italiani. Basterà? Gli esperti discutono. Ma Renzi, per far leva sulla crescita, punta molto sul disegno di legge Jobs Act che, insieme con la semplificazione/liberalizzazione dei contratti a termine fino a 36 mesi approvata con un decreto, incassando gli elogi di Frau Merkel”.

Ma la Cgil non è convinta ("Siamo in 6 milioni e ce ne faremo una ragione" ironizzano in Corso d'Italia) anche perchè non sono fugati i dubbi sulle reali coperture dell’operazione. Non solo. Nel documento congiunto di industriali italiani e tedeschi spedito ai governi presieduti da Matteo Renzi e Angela Merkel si parla di (quasi) tutto, tranne che di quello che sta a cuore all’esecutivo del nostro Paese: ovvero la ripresa economica, la crescita e la fine dell’austerità, o – per lo meno – un’interpretazione più flessibile e più pragmatica di obiettivi e parametri del Fiscal Compact. Si chiede Fernando Pineda: “Semplice dimenticanza o tattica assenza?”.

Il piano di Renzi pare comunque fatto apposta per porre un argine a Grillo e agli euroscettici in generale, in vista delle elezioni del 25 maggio che il premier teme come una trappola pronta a scattare. Se il Pd – non certo ricomposto dopo le note fibrillazioni interne – subisse una debacle elettorale allora, come nel gioco dell’oca, si tornerebbe ala casella di partenza. Anzi, si tornerebbe a scavare sotto il fondo del pozzo alla ricerca dell’Italia e del suo premier perduto.

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