Uk: David Cameron detta 7 condizioni per rimanere nella Ue

U.K. Prime Minister David Cameron At Scottish Conservative Party Conference


Le elezioni europee 2014

si avvicinano e il premier inglese, David Cameron, prova a mettere insieme una strategia per non farsi portare via consensi dalla formazione ultra conservatrice Ukip e per ricompattare il partito Tory intorno alla sua persona.

Per questo motivo, Cameron ha messo in chiaro il comportamento che terrà la Gran Bretagna rispetto all'Unione Europea, almeno fino a quando sarà lui primo ministro. Il suo obiettivo, così come spiegato al The Telegraph, è quello di imporre, in maniera progressiva, un piano di 7 punti a Bruxelles. Il rispetto del piano sarà garanzia di un impegno dei Conservatori per convincere i britannici a rimanere nell'Unione, in occasione del referendum del 2017.

I 7 punti, enunciati al giornale inglese, possono essere così riassunti:

1) innalzamento dei controlli per contenere l'immigrazione dai nuovi Stati dell'Unione; 2) regole severe per assicurare che gli ingressi di stranieri in Gran Bretagna siano vincolati al lavoro (e non alla caccia di agevolazioni); 3) rafforzamento dei poteri per i parlamenti nazionali sulle norme europee, ovvero facoltà di bloccare le leggi europee; 4) business libero dall'interferenza eccessiva dell'Unione e accesso a nuovi mercati attraverso accordi per il libero commercio con Asia e America; 5) più autonomia per la polizia e i tribunali nei confronti della Corte europea dei diritti dell'uomo; 6) maggiore libertà di legiferare per gli Stati membri; 7) abolizione del principio di un'unione sempre più forte tra i Paesi membri.

Così, dopo il gelo diplomatico con la Francia di Hollande, che ha respinto con decisione la riforma del trattato europeo, il leader dei Tories cerca di riacquistare credibilità davanti ai cittadini inglesi, che sono tradizionalmente inclini a pensare alla Ue come ad un sistema caratterizzato da una burocrazia ipertrofica, pronto a togliere sovranità alla Gran Bretagna. Ma riuscirà Cameron a convincere i Paesi membri a fare concessioni?

Per il momento lo troviamo molto difficile. Socialisti e Popolari europei si dicono favorevoli ad una rimodulazione del peso degli Stati nella Ue, ma non certo alle condizioni che chiede la Gran Bretagna. D'altro canto Cameron, in vista delle consultazioni di maggio, non poteva non adottare una linea politica di "compromesso", come quella espressa al Telegraph.

Il premier inglese, da una parte, ha necessità di farsi vedere risoluto nel non voler cedere su autonomia nazionale e immigrazione dall'Est europeo, tentando così di togliere argomenti agli eurofobici interni ed esterni al suo partito. D'altro canto, però, non può nemmeno sbattere la porta in faccia all'Unione, scontentando un certo elettorato progressista e alcune fasce del business inglese.

In Europa, intanto, la visione di Cameron si riflette perfettamente nel suo gruppo di riferimento al Parlamento europeo: i Conservatori e Riformisti (Aecr), Il gruppo euroscettico, promotore di un'idea di Europa "a bassissima intensità", ha deciso di non presentare un candidato alla presidenza della Commissione. Tale decisione, condivisa a sorpresa anche da Alleanza Europea per la Libertà (Eaf) di Marine Le Pen, ha il chiaro intento di tranquillizzare gli elettori sul fatto che non ci sono meccanismi elettivi che faranno da apripista alla nascita degli "Stati Uniti d'Europa".

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