Interdizione Berlusconi. La Cassazione conferma i due anni

La suprema Corte conferma la sentenza della Corte d'Appello


Aggiornamento 22:00

- La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per due anni nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset.
L'interdizione si aggiunge ai quattro anni di condanna (di cui tre coperti dall'indulto) per frode fiscale.


    Aggiornamento 17:15 - Terminata la requisitoria del sostituto Pg della Cassazione, Aldo Policastro, che ha chiesto la conferma dei due anni di interdizione stabiliti dalla Corte d'Appello.

    I giudici di Milano hanno indicato i criteri: la estrema gravità dei fatti accertati, il dolo intenzionale e la realizzazione di un sistema duraturo di evasione fiscale

È prevista per oggi in serata, salvo rinvii, la sentenza della Cassazione che renderà definitiva la pena accessoria all'interdizione dai pubblici uffici nella sentenza Mediaset. La Cassazione, confermando in via definitiva la condanna per l'ex premier – condanna che gli è poi costata la decadenza da senatore – aveva infatti stabilito che bisognava rimodulare l'interdizione, inizialmente stabilita in cinque anni, restituendo la patata bollente alla Corte d'Appello di Milano.

Lo scorso 19 ottobre la Corte d'Appello ha stabilito che l'interdizione dai pubblici uffici andava rimodulata in due anni, e ora tocca alla Cassazione stabilire se questa condanna è congrua. Di sicuro rientra nel range stabilito dalla legge e suggerito dalla stessa Cassazione, da uno a tre anni.

Relatore della causa sarà il giudice Renato Grillo, mentre la requisitoria è stata affidata al sostituto procuratore generale Aldo Policastro. Il collegio di giudici, presieduto da Claudia Squassoni, esaminerà il ricorso presentato dai legali di Berlusconi, Franco Coppi, Pietro Longo e Niccolò Ghedini, contro la sentenza pronunciata in sede di rinvio dalla Corte d’appello di Milano.

Del collegio non faranno parte il presidente di Magistratura Democratica, Luigi Marini, e il consigliere Amedeo Franco, che ha fatto parte del collegio della Sezione feriale della Cassazione che la scorsa estate ha emesso il verdetto Mediaset. Per Marini il motivo della defezione va cercato sia nel suo ruolo "sindacale", sia nella partecipazione a un altro collegio che ha affrontato una vicenda giudiziaria di Berlusconi.
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