Renzi spinge (a parole) sulle riforme. La Cgil vede la “trappola”, pronta alla risposta di piazza

Visto l’incedere, Matteo Renzi può passare alla storia quale premier che rivolta l’Italia come un calzino ma, visti i precedenti del Belpaese, può finire come tanti altri prima di lui, in una bolla di sapone, lasciando tutto come prima, o peggio.

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In effetti il premier “rottamatore” ha consumato tutti gli assi del suo “mazzo” degli annunci, veri e propri bonus capaci di tenere alti aspettative e consensi. Fin qui, il nuovo capo del governo, più che oscillare, si è barcamenato, cambiando maschera a seconda del luogo e degli interlocutori, un po’ Berlusconi, un po’ Grillo, un po’ Monti o addirittura il “grigio” Letta.

Ma è giunta l’ora di passare ai fatti e qui non è facile trovare la quadra e, soprattutto, trovare le coperture di spesa necessarie alle prime riforme e procedere a sforbiciate con scelte politiche che inevitabilmente creano lacerazioni, contraccolpi, perdite di voti.

Un esempio eclatante viene dal Piano Cottarelli, bollato dalla Cgil come un “duro attacco al welfare”. Il sindacato di Corso d’Italia alza subito le barricate preannunciando il fuoco di sbarramento contro la “spending review” perché non c’è “Nemmeno l’ombra di un piano strategico per la Pa, con la soluzione che è sempre la stessa, il blocco del turn-over, i tagli a pioggia, una finta lotta agli sprechi”.

Tocca alla segretaria confederale Vera Lamonica aprire le ostilità: “Ancora un'operazione di cassa sulle pensioni, in perfetta continuità col passato, insieme ad un particolare accanimento sulle donne” sottolineare come “si prevedono pesanti riduzioni del nostro sistema di welfare, senza contemplare che i tagli nel welfare sono tagli alle prestazioni, rendono più debole ciò che è già debole”.

Lamonica insiste: “misure estremamente pesanti si prospettano per quanto riguarda la previdenza. Ancora si vanno a colpire i pensionati e le donne, in particolare queste ultime per quanto riguarda l'innalzamento di un anno in più di contributi per andare in pensione di anzianità”. Su quest'ultimo punto, la Cgil si augura che “con la nuova richiesta dell'Ue sull'allineamento della contribuzione per le donne, non si voglia ripetere l'esperienza del governo Berlusconi, che innalzò di un colpo a 65 anni l'età per la pensione delle donne del Pubblico Impiego, con ulteriore penalizzazione delle donne”.

Ma non è questa per Lamonica “l'unica misura contro le donne visto che nel piano Cottarelli si parla anche di misure per ridurre le pensioni di reversibilità; così come di 'maggiore deindicizzazione delle pensioni nel 2015', anche se non si precisano le misure che si intendono adottare, mentre appare purtroppo abbastanza chiaro il contributo temporaneo (per quanto tempo?) che viene richiesto sulle pensioni relativamente più elevate, dal momento che quando si precisa che il contributo verrà fatto sul 15% dei pensionati si capisce che le pensioni 'relativamente più alte' sono quelle di 2500 euro lordi”. Nel piano, infine, “risulta compreso un intervento di oltre tre miliardi di euro nel triennio sul sistema sanitario nazionale già fortemente indebolito per i tagli di tutti questi anni”.

Aspettando i tuoni e fulmini della Camusso, incalza Graziano Gorla riconfermato alla guida della Camera del Lavoro di Milano: "Renzi? Pare di essere nel gioco dell'oca. Alla fine si torna sempre alla stessa casella: le risorse non ci sono".

Per Matteo Renzi finisce la luna di miele. Per la Cgil e i sindacati finisce l’epoca delle rendite di posizione, obbligati adesso a scendere, in campo aperto, senza più scudi protettivi.

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