Beppe Grillo sul blog attacca il jobs act di Renzi. Ma fa un errore

Forse il leader del Movimento 5 Stelle ha capito male.

Continua l'infinita saga degli attacchi dal blog di Beppe Grillo a Matteo Renzi, che questa volta si concentra sul jobs act e in particolare sulla precarietà che - a differenza di quanto ci veniva promesso fino a poco fa - ne risulterebbe ulteriormente aumentata. Il tutto, pare di capire, perché la priorità sono le assunzioni, la sicurezza, semmai verrà. Scrive Grillo nel post "Precari per sempre":

Il silenzio dei sindacati e dei partiti "de sinistra" di fronte alla manovra di Renzie che rende il precariato stabile e di fatto cancella le garanzie per i lavoratori dipendenti è l'ennesima prova che in Italia i lavoratori non hanno più rappresentanza. Vendola lo ha acclamato "Renzi si è dimostrato padrone di questo tempo. E io ho pensato di essere ormai inattuale (lo è già da un pezzo, ndr)". Gli "schiavi moderni" introdotti da Treu e Biagi con la benedizione dell'allora ministro del Lavoro Maroni diventano con Renzie strutturali. E' un passo definitivo per cancellare il lavoratore dipendente e le lotte sociali del secolo scorso. Tutti schiavi. L'entusiasmo con il quale è stata accolta la manovra dai cosiddetti rappresentanti dei lavoratori li accomuna a dei tacchini in festa per il Giorno del ringraziamento. Dai polli di Renzo del Manzoni siamo passati ai polli di Renzie che si beccano tra di loro prima che gli venga tirato il collo.

Fin qui è difficile non essere d'accordo con quanto scrive il leader del Movimento 5 Stelle, anche se la speranza è sempre che i tanto decantati effetti benefici della flessibilità prima o poi comincino a farsi vedere. E però, nel seguito del post, Beppe Grillo incappa in un errore che mostra che forse le riforme dovrebbe leggerle meglio, prima di commentarle:

La riforma del lavoro di Renzie prevede "il contratto di lavoro sino a tre anni con possibilità di rinnovo senza pause senza interruzioni e senza causali". In sostanza il rinnovo del precariato ogni tre anni a discrezione del datore di lavoro senza più specificare il progetto al quale è destinato il dipendente e senza interruzioni tra un contratto e il successivo. Una equiparazione del contratto a tempo determinato a quello a tempo indeterminato che così nel tempo scomparirà. Tutti precari, più nessun dipendente con i diritti attuali. Un modo suggerito dall'Europa delle banche e accolto da Renzie con entusiasmo per scaricare i costi della crisi sulla diminuzione del costo del lavoro. Perché alla fine di questo si tratta. Barattare la diminuzione dello spread con la riduzione in semi schiavitù degli italiani.

L'errore in cui incappa Beppe Grillo è di quelli fondamentali. Scrive "il rinnovo del precariato ogni tre anni a discrezione del datore di lavoro", ma le cose non stanno così: “Con l’entrata in vigore del decreto legge il datore di lavoro può sempre instaurare rapporti di lavoro a tempo determinato senza causale, nel limite di durata di trentasei mesi", e quindi il massimo di precarietà a cui si potrà arrivare, non che sia poco, è di quattro mesi e mezzo per contratto. I contratti a tempo determinato non possono essere rinnovati ogni tre anni, ma fino a un massimo di otto volte all'interno dei tre anni.

Mentre Renzie distrugge uno dei pilastri della società italiana, il lavoro, in attesa dei prossimi, la sanità e l'istruzione, i sindacati esultano per gli 80 euro solo promessi e gli 85.000 dipendenti pubblici licenziati. Avvisate la triplice e il landini di riporto che rappresentano i lavoratori, non le banche, forse a furia di frequentarle sono entrati in confusione mentale.

bepep grillo

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