Matteo Renzi e "la strana coppia Camusso-Squinzi". Epifani: "Dialogo con le parti sociali"

Intervistato dal Messaggero il premier attacca: "Camusso e Squinzi contro le riforme"

Aggiornamento 18.50 - Sulle parole di rottura del premier Matteo Renzi con Confindustria e sindacati, dalla prima intervista il premier non ha concesso, ha fatto il punto l'ex-segretario PD, ed ex segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, cercando di mitigare l'effetto bomba delle parole del premier:

"Per una forza di centrosinistra il dialogo con le parti sociali è una condizione fondamentale, bisogna mantenere un filo di dialogo. [...] Il governo non deve fare quello che dicono le parti sociali ma ascoltare quello che dicono sì."

ha detto Epifani.

Intervistato sulle colonne del Messaggero, il primo ministro Matteo Renzi, di ritorno dalla missione europea, fa il punto dell'agenda politica, mostrando di voler tenere la barra dritta senza cedere di un passo ai suoi detrattori.

Nel mirino del rottamatore ci sono, questa volta, il sindacato Cgil (o meglio, il segretario generale Susanna Camusso) e Confindustria (anche qui, il Presidente Giorgio Squinzi), definiti "la strana coppia" dal premier il quale, altrettanto paradossalmente, riesce ad avere più dialogo con Maurizio Landini della Fiom che non con altri.

Una battaglia, in particolare quella con Susanna Camusso, che il primo ministro sembra non temere, anzi: con parole al vetriolo Renzi picca il segretario generale del sindacato, facendo intravedere all'orizzonte uno scontro che si preannuncia molto aspro:

"Prenderemo in mano la riforma della P.A., per scardinarla completamente. Lì vedremo il derby palude contro corrente, conservazione contro innovazione. Sarà durissima, la vera battaglia. Al confronto la strana coppia Camusso-Squinzi contro il governo sarà solo un leggero antipasto. [...] insieme, davanti alla scommessa politica di togliere per la prima volta alla politica e restituire ai cittadini e alle imprese, si oppongono. Lo ritengo un ottimo segnale che siamo sulla strada giusta. [...]
Esiste uno scontro tra palude contro torrente impetuoso: chi in questi anni ha fatto parte dell'establishment vive con preoccupazione i cambiamenti di merito e di metodo. Soffrono il fatto che si facciano le riforme senza concordarle con loro. Ma io vado avanti."

L'intenzione del premier è, in primis, quella di far rientrare i dubbi e le piccole velenosità avanzate dal Presidente di Confindustria nei giorni del vertice a Bruxelles: Squinzi ha infatti inasprito la posizione attendista e vagamente positiva della prima ora, rilasciando dichiarazioni decisamente più critiche nei confronti delle proposte del governo, e dei risultati all'atto pratico; una sorta di parafrasi a quel "Fate Presto", il titolo che comparve sul Sole24Ore il giorno dopo la nomina di Monti a primo ministro.

German-Italian Government Consultations

Sulla pubblica amministrazione "da scardinare" Renzi ha spiegato che il taglio delle province è solo la prima fetta di una torta decisamente più consistente: i tagli potrebbero riguardare le oltre 100 sedi della Banca d'Italia e dell'Agenzia delle Entrate e, più in generale, le sedi distaccate più periferiche (e improduttive) della pubblica amministrazione statale.

Obiettivo principe quello di reperire risorse economiche, che servono come aria: su questo, ha spiegato il premier, c'è molto da lavorare. Tornando sul tema delle pensioni Renzi ha spiegato di essere contrario, in linea generale, ad un contributo per le pensioni di 2000 euro mensili, ma di non potere escludere, in futuro, una manovra di questo tipo. Renzi ha anche annunciato che per venerdì convocherà una riunione di segreteria nel Partito Democratico, ove verranno discusse la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione.

Il piano per "scardinare" la pubblica amministrazione che il rottamatore fiorentino vorrebbe attuare riguarda, ma era cosa nota, anche il numero di lavoratori statali:

"Occorre garantire maggiore efficienza e non dire 'adesso licenziamo 100 milaimpiegati'; per i dirigenti, semmai, ritengo sia tempo di ragionare sulla loro licenziabilità. Il dirigente pubblico non sarà mai più a tempo indeterminato."

Parole che mostrano un premier con la barra dritta, nonostante le bordate che (da destra a sinistra) non risparmiano in alcun modo palazzo Chigi, così come da una certa parte della stampa (Libero di questa mattina torna sul tema degli immobili, facendo il punto sul patrimonio immobiliare del Consiglio dei Ministri). Commentando proprio l'inchiesta di Libero sull'affitto pagato da Carrai sulla casa in cui visse a Firenze come sindaco, Renzi minimizza e spiega come a Pontassieve lui e la moglie paghino un mutuo trentennale mentre l'attico fiorentino era messo a disposizione da un "amico fraterno che talvolta mi ha ospitato" (Carrai).

Sull'Europa invece il primo ministro ancora non ha sparigliato le carte più interessanti: Renzi sembra infatti nascondere al suo interlocutore il reale clima che si respira a Bruxelles, ma non mostra segni di contraddizione negli atteggiamenti e nelle parole espresse sia in sede europea che non:

"L'Europa deve decidere che vuol fare del proprio futuro. Se vuole impostarlo su una maggiore attenzione alla crescita e all'occupazione. O se si limita a uno sguardo burocratico, tecnocratico sulla realtà. La nostra battaglia non è per ottenere una deroga al 3% (un limite datato) ma nel semestre italiano vogliamo discutere, approfondire, capire cosa possiamo modificare per far sì che le regole del gioco aiutino l'Europa a crescere."

Le riforme, spiega Renzi, saranno il biglietto da visita dell'Italia in Europa, la cartina tornasole con la quale Bruxelles valuterà la credibilità della sua compagine governativa e, più in generale, le riforme saranno la garanzia ai mercati internazionali, una garanzia necessaria da oltre un ventennio.


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