Berlusconi, Di Pietro, Grillo e Renzi pari sono? E gli italiani, smemorati e creduloni, pagano ...

La politica, si sa, arriva sempre dopo: prova a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Adesso, dopo l’ultimo vergognoso e canagliesco bubbone esploso nella regione Lazio non c’è partito che non si affretti a fare la sua proposta di cambiamento per moralizzare un casta per lo più ammorbata e incurabile. Sono misere propostine, ritocchi per limare compensi ingiustificabili, senza toccare la radice da cui nasce il male, cioè i partiti: cosa sono oggi, il loro rapporto con le istituzioni, la rappresentanza, la formazione dei gruppi dirigenti e degli eletti, in buona sostanza cos’è diventata la politica in Italia, da dove viene questa seconda Repubblica, in implosione.

E’ vero, il rischio è quello di fare di tutta un’erba un fascio, di macchiare anche quel poco che ancora c’è di pulito ed efficace. Non a caso, proprio dall’area politica più inquinata, la destra e il Pdl, torna prepotente a soffiare il vento dell’antipolitica, spingendo il sacrosanto malcontento popolare e l’indignazione degli italiani contro la politica in quanto tale, contro i partiti in quanto cardini della democrazia, contro le assemblee elettive, contro il Parlamento, contro lo Stato in quanto espressione (oggi più teorica che reale…) di tutti i cittadini.

Il tentativo, maldestro e canagliesco, è ancora quello di rivoltare la frittata, per riproporre il culto del “fai da te”, legittimando il ritorno in campo del “Ghe pensi mi” o di un suo delfino più o meno mascherato quale esponente della cosiddetta società civile. Può sembrare strano, ma su questo stesso piano inclinato, ci stanno insieme due apparentemente così diversi, come Berlusconi e Di Pietro, per non scomodare Grillo o Renzi. Fantasticherie?

Come non ricordare che nel clou di mani pulite gli italiani – incoscienti - osannarono allo stesso modo Di Pietro e Berlusconi? Oggi è facile dire che fu un gigantesco errore oltre che un madornale abbaglio. Ma è la dimostrazione che più c’è marciume, incazzatura e sfiducia, più lo sbandamento generale porta i cittadini nella tenaglia di chi può illuderli e orientarli al voto, grazie anche a un consenso formato dai media, dagli spot, dai luccichini degli effetti speciali.

Allora come oggi, di fronte al disfacimento della politica, si grida; “basta col regime dei partiti!”, si vuole rottamare con la logica di Nerone invocando il nuovo purchessia, senza accorgersi che quel che si caccia dalla porta rientra dalla finestra. Non è stato così negli ultimi 20 anni?

Chi ha mosso un dito quando si smantellarono i partiti di massa (con limiti e errori ma anche con valori ideali e persone perbene), le assemblee elettive (fino all’ultimo comunello!), i servizi pubblici (passando tutto alle cosiddette partecipate), per ubbidire alla legge del mercato, alla logica dell’uno solo al comando imposta dal premier all’ultimo sindaco?

Oggi paghiamo il conto. Non sarà solo economico. L’anomalia italiana è stata quella di una azienda che è diventata partito e del suo proprietario asceso al governo che è diventato il padrone del Paese. Mezza Italia già se l’è scordata questa storia. Ma lì ancora siamo. Non è facile disincagliarsi da quella melma fangosa e putrescente perché il “berlusconismo” è dentro i gangli dell’Italia. Non solo nei partiti.

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