Bipolarismo o bipartitismo? I “Democristiani” per il Ppe italiano: dentro anche Alfano, ma no a Berlusconi

Dove eravamo rimasti? Ai partiti che in Italia non ci sono più. O meglio, sono ridotti a centri di potere, cartelli elettorali di stampo padronale o leaderistici, di proprietà di una sola persona (Berlusconi o Grillo fa lo stesso), o di un solo leader, come il PD di Matteo Renzi, segretario/premier. L’esempio dell’evoluzione (o involuzione?) viene in particolare dal Partito Democratico: mantiene un forte ancoraggio organizzativo legato al territorio e una parvenza di democrazia legata alle primarie (poco credibili), ma di fatto oggi partito dal pensiero unico, quello rendiamo. Se davvero il patto del Nazareno si concretizza con l’Italicum nuova legge (truffa) elettorale, il bipolarismo coatto della fallimentare prima Repubblica piomba dritto dritto in un bipartitismo assoluto, dove due partiti minoritari alle urne si giocano (e si spartiscono) tutto il bottino del potere.

il 19 gennaio 1919 Luigi Sturzo fondava il Partito Popolare.

A contrastare questo disegno restano in pochi e, fra questi, i cosiddetti “centristi”, impegnati fra mille giravolte, contraddizioni, rivalse personali e di gruppo, nostalgie, gelosie e calcoli miopi, a rendere fattibile e credibile quella “terra di mezzo” che fu cara a Marco Follini del tempo che fu.

Questa area, sostanzialmente presidiata dai “democristiani mai pentiti”, è impegnata a lanciare la sfida alle prossime elezioni europee, occasione non solo per fare una lista unitaria centrista in grado di superare la soglia minima elettorale, ma soprattutto per rilanciare la formazione di un partito nuovo, il Ppe italiano, con tanti spezzoni ex diccì (ma non solo), meno il partito dell’impresentabile Berlusconi, pur appetibilissimo per un elettorato attorno al 20 per cento.

Fra i più attivi a tessere la tela del nuovo soggetto politico (insieme all’ Udc di Cesa, ai Popolari per l’Italia dell’ex ministro Mario Mauro e – forse – del Ncd di Alfano) ci sono gli ex deputati Ugo Grippo e Luigi Baruffi promotori dei “Democristiani”, federazione nazionale dei partiti regionali diccìdi. Sabato si è tenuto a Gabicce Mare il primo dei tre appuntamenti programmatrici (in aprile seguiranno quelli di Milano e di Napoli) dove il lait motiv è stato quello di arginare l’imperante “populismo”, per un nuovo percorso comune dei moderati sintetizzato nello slogan: “ Ricominciamo da dove eravamo rimasti, una storia piena di futuro, verso il Ppe per una nuova Europa”.

Ugo Grippo va controcorrente e rilancia il ruolo dei partiti perché: “Sono indispensabili al funzionamento delle istituzioni democratiche. Occorre semmai cambiare i partiti, creare nuovi nessi con la società, ritrovare il sentiero giusto per una rinnovata funzione storica e ripensare la loro collocazione e la loro riorganizzazione nel presente. Ma il Partito che noi auspichiamo non è certo senza ideologia. Questo è proprio dei burocrati che pensano di costruire partiti che non abbiano futuro. C'è bisogno di un Partito con ancoraggio culturale, interclassista, capace di raccogliere dinamicamente attese, interessi, spinte ideali intorno ad una linea comune sulla direzione del cambiamento, di riforme equilibrate ed effettive. Un partito può comunque esistere se educa, cominciando da se stesso, se tiene sempre viva la coscienza di non essere mai al culmine e che ogni traguardo è perfettibile”.

Grippo punta in alto: “L’impegno deve essere caratterizzato sulla esaltazione di alcuni principi, indicati anche nella recente enciclica promulgata da Papa Benedetto XVI: “Caritas in veritate. Il principio fondamentale a cui ci riferiamo è quello della solidarietà intesa quale riconoscimento dell’intima esigenza dell’essere umano di concedersi alle necessità, ai bisogni dei propri simili, principio che si coniuga in armonia con la solidarietà. Quindi sostengo alla impresa/famiglia dando concretezza alla fiscalità dedicata, incentivi economici ed aiuti strutturali, riaffermando il principio del “quoziente familiare” agevolando così le famiglie in base al rapporto tra il numero dei componenti ed il complessivo reddito prodotto così come attuato in altri Paesi della comunità”.

Forse troppo chiaro e … fuori tempo in una politica urlata e fatta solo di slogan, con lo stesso premier Renzi preoccuparsi del derby tra “torrenti impetuosi e paludi”, lontano dalle riforme e dal governo del fare? A due mesi dal voto del 25 maggio le acque si agitano. Molti rivoli, ricongiungendosi possono formare un torrente e un grande fiume.

Nella foto, la fondazione del Partito Popolare italiano il 19 gennaio 1919. Chi coglie il testimone, oggi?

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