Elezioni Europee 2014: quanto vale il nome di Renzi nel simbolo del Pd?

Rischioso trasformare le europee in un referendum sul premier. Anche se il vantaggio elettorale sarebbe importante.

Quasi tutti i partiti che si presenteranno alle elezioni europee 2014 avranno il loro bel nome nel simbolo: Tsipras per la Lista Tsipras, Beppe Grillo come sempre per il Movimento 5 Stelle, Berlusconi per Forza Italia se si riesce a trovare un modo per aggirare l'inghippo e via così. Come sempre negli ultimi anni, l'unico partito non personalizzato e che non mette il nome del leader nel simbolo è il Partito Democratico. O almeno, era così fino a non molto fa, visto che con la leadership di Matteo Renzi le cose potrebbero cambiare.

Stando ai sondaggisti - e a quanto scritto da Repubblica nei giorni scorsi - il nome "Matteo Renzi" sul simbolo del Pd avrebbe un grosso effetto benefico sul partito: dall'1 al 3% dei voti in più. I voti dei tanti che - sempre secondo i sondaggi politici - apprezzano il premier pur senza essere elettori del Pd. E quindi, perché mai rinunciare a una mossa elettorale tanto semplice quanto efficace, che peraltro permetterebbe al partito di recuperare proprio quei voti che il Pd perde (rispetto alle intenzioni di voto per "normali" elezioni politiche) a causa della sua posizione europista?

In verità una ragione c'è: proprio il fatto che il Pd non è previsto che si esprima al massimo delle sue potenzialità nelle prossime elezioni. Insomma, come per tutti i partiti istituzionali, le europee potrebbero essere una bastonata (più o meno grande, si vedrà) e il nome di Renzi nel simbolo non è affatto detto che basti a evitarla. E però, una volta che il nome del premier fosse presente, ecco che ancora di più questa tornata elettorale si trasformerebbe in un referendum sul successo elettorale del governo Renzi. Un rischio che non vale la correre: il Pd potrebbe guadagnarci qualcosa, ma a rischiare di perdere sarebbe il premier.

E infatti Renzi oggi mette le mani avanti: "Le elezioni europee non sono un referendum su di me, e nemmeno sul governo", spiega il premier a La Stampa, "noi andremo al voto senza il mio nome nel simbolo del Pd. Rimaniamo sulla linea 'no name' che varò Bersani. Oggi è così: poi alle elezioni politiche, nel 2018, staremo a vedere. Tempo ancora ce n'è". Chiaro, no? Mettere il nome di Renzi nel simbolo potrebbe portare qualche vantaggio elettorale, ma trasformerebbe la competizione in "un referendum su di me". Mossa troppo rischiosa. Nel 2018 invece si vedrà, a dieci anni esatti da quanto, per Veltroni, si sdoganò il nome del candidato premier nel simbolo del principale partito della sinistra.

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