Totoquirinale: chi vuole il Napolitano-bis?

Napolitano
Ieri il quotidiano Pubblico parlava di una raccolta di firme che, sotto le sembianze di un appello per la "pacificazione nazionale", intendeva più o meno velatamente aprire la strada a un dibattito sulla possibilità di rinnovare per un secondo mandato la permanenza di Giorgio Napolitano al Quirinale. Oggi il giornale torna sull'argomento approfondendo i contenuti del "foglietto" riservato che tra qualche settimane potrebbe attirare su di sé l'attenzione dei media, e su chi potrebbe essere a sponsorizzarlo.

Andiamo con ordine: due importanti riviste di area centrosinistra, "Mondoperaio" e "Reset", stanno preparando un appello pubblico lanciato con l'obiettivo di "preservare l'elezione del prossimo Capo dello Stato da trattative oblique e improprie". Fra le righe, assieme a un elogio della statura istituzionale dell'attuale inquilino del Quirinale, c'è la proposta di un Napolitano-bis. Il testo dell'appello è ancora a livello di bozza, sottoposto alle revisioni di esponenti di rilievo della politica e della cultura, ma è probabile che alla fine un riferimento esplicito a una rielezione di Napolitano ci sarà. Ma chi sono le personalità dietro questa "moral suasion", che a dispetto delle conclamate intenzioni di Napolitano, vorrebbero spingerlo a fare un passo avanti?

La mente è Emanuele Macaluso, già direttore de L'Unità e del Riformista, e amico di vecchissima data del Presidente della Repubblica. Assieme a lui c'è Gianni Cervetti, altro storico esponente del Pci, e l'ex ministro socialista Rino Formica, che due anni fa fu il primo a lanciare l'idea del Napolitano-bis. Ma, a sorpresa ma non troppo, del gruppo riformista fanno parte anche due esponenti del PD come Enrico Morando e Giorgio Tonini, entrambi veltroniani di ferro e convinti che il Partito Democratico debba portare avanti l'"agenda Monti". E già, perché questo appello farebbe riferimento anche al presidente del Consiglio, o meglio alla scelta di Napolitano di chiamarlo al governo come "salvatore della patria". Una scelta che è ancora sub-judice, come riconosce anche Formica, ma che per ora ha reso il presidente della Repubblica amatissimo nelle cancellerie estere. Una sua conferma, oltre a evitare giochetti di Palazzo dopo le elezioni 2013, rassicurerebbe anche alleati e mercati stranieri.

Tutto questo però ha poco a che vedere con la fattibilità del progetto. Da mesi Napolitano dice che il suo orizzonte temporale si ferma alla primavera 2013, e niente fa pensare che non sia sincero al riguardo. Che basti un appello e una raccolta firme per farlo tornare sui suoi passi e dare la disponibilità a una rielezione non è così probabile. Quel che è certo, però, è che se Napolitano desse la disponibilità, nessun leader politico potrebbe proporre un altro candidato. Ma è appunto un'ipotesi remota, per più di un motivo. Non c'è solo la questione anagrafica (Napolitano ha 87 anni), ma anche un problema di opportunità: nessun presidente della Repubblica è stato eletto per più di un mandato (anche se ad alcuni, come Scalfaro, non sarebbe dispiaciuto) perché la durata di 7 anni è tale da rendere inopportuno un ulteriore allungamento che, come ebbe a dire Ciampi, trasformerebbe la presidenza in qualcosa di simile alla monarchia. Ma forse il soprannome "Re Giorgio" potrebbe tornare utile fra qualche mese.

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