Bolivia: 135 anni senza accesso al mare, Morales fa appello al Cile e a Bachelet

Il presidente boliviano attende anche il pronunciamento del tribunale dell'Aia, previsto per il 17 aprile, dopo la denuncia presentata contro il Cile.

Commemorazione molto sentita in Bolivia per i 135 anni senza accesso al mare, in seguito alla sconfitta nella guerra del Pacifico contro l'alleanza composta da Cile e Perù. Il presidente Evo Morales, nel suo messaggio per il "Dìa del Mar", ha detto: "Se un dittatore come Pinochet ha proposto un accesso al mare per la Bolivia negli anni Settanta, speriamo che un governo democratico e socialista possa rendere realtà questo diritto, in pieno XXI secolo".

Riferimento chiaro al presidente cileno Michelle Bachelet. Ma, usando prima la carota e poi il bastone, Morales ha anche difeso la decisione di portare il Cile davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia: "Se la Bolivia riuscirà a ottenere un accesso al mare, non privatizzerà il suo accesso. La Bolivia vuole che i mari appartengano ai popoli, al popolo cileno, al popolo boliviano e a quelle peruviano".

Il 17 aprile è il giorno in cui la Bolivia presenterà al tribunale dell'Aia una denuncia contro il governo di Santiago, con argomentazioni giuridiche e storiche preparate, sempre secondo Morales, "con la massima responsabilità e impegno patriottico". La disputa sull'accesso al mare, da queste parti, è ormai secolare. Il tribunale dell'Aia si è già pronunciato su una vicenda simile, restituendo al Perù una zona marittima ricca di risorse ittiche, sotto sovranità cilena dopo la Guerra del Pacifico

A questo precedente si riferisce Morales quando chiede allo stesso tribunale di giudicare con "equità". La Bolivia, anche a causa della mancanza di un lembo di terra che le permetta di avere accesso alla via marittina, è tra i Paesi più poveri del Sud America. Morales, nella piazza gremita, ha ribadito la necessità di sanare le ferite del passato, causate da interessi economici stranieri, per "integrare una volta per tutte due Paesi fratelli che hanno sempre diviso storia, cultura e tradizioni".

Evo Morales alla cerimonia

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