La Turchia di Erdogan blocca anche YouTube

Dopo Twitter, Erdogan ci riprova a tre giorni dalle temute elezioni amministrative.

Dopo aver bloccato Twitter - blocco poi rimosso dalle autorità per le telecomunicazioni in quanto irregolare - la Turchia di Erdogan prova a mettere un freno anche al servizio di videostreaming più importante del mondo: YouTube. Il tutto quando mancano tre giorni alle elezioni locali. Per il governo si tratta di "misure amministrative" che ha adottato sempre attraverso la authority per le telecomunicazioni.

La ragione di fondo è sempre la stessa: sui social network continuano a moltiplicarsi i video e i post sulle intercettazioni di Erdogan in cui parla con figli e ministri rivelando così dei sospetti casi di corruzione. Gira però anche la voce che alla base di questo tentativo di mettere il bavaglio alla popolazione che agisce sui social network ci sia il desiderio di nascondere la notizia di una relazione con una modella turca e addirittura un devastante video hard dei due.

Difficile dire quanto ci sia di vero in tutto ciò, quello che è certo è che fino a questo momento le manovre di Erdogan per mettere a tacere la popolazione hanno avuto poco successo, come ha dimostrato la ricerca di Somera: dalle 23 di giovedì alle 12 di venerdì, ci sono stati sei milioni di tweet turchi, contro i 4,5 milioni del giorno precedente, quando il bando non era stato ancora introdotto. È aumentato pure il numero degli utenti turchi: da 1,49 milioni a 1,75 milioni, con una crescita stimata in percentuale del 17 per cento. Una beffa per Erdogan.

L'attenzione rimane però concentrata sulle elezioni locali del 30 marzo. Elezioni locali, certo, ma molto attese e temute da Erdogan, che rischia di pagare caro il declino della sua popolarità e perdere soprattutto Istanbul in seguito alle pesanti proteste e alla repressioni dopo la vicenda che ha avuto al suo centro Gezi Park.

Ha annunciato il pacchetto di democratizzazione

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