La "Legge Biagi": tanto rumore per nulla?

Pochi giorni fa Franco Marini commemorava Marco Biagi, il sindacalista ucciso dalle nuove BR. Un uomo al quale hanno dedicato una delle leggi più discusse degli ultimi anni. E’ stato un peccato sprecare tanto inchiostro, perché fu una legge del tutto inutile. Nonostante ciò milioni di persone sono scese in piazza, la si chiamò annunciatrice di un’epoca barbara, si scomodarono da una parte i minatori dell’800 e dall’altra il miracolo italiano, quando non quello americano. E invece, ohibò, non è successo nulla. Nulla.

Mi spiego: la legge 30/2003 (chiamiamola col suo vero nome per una volta) non ha fatto che ricalcare il precedente Pacchetto Treu, opera governo di centrosinistra nel 1997, aggiungendo solo alcune figure contrattuali talmente bislacche e difficilmente utilizzabili che sono immediatamente cadute nel dimenticatoio (tipo lo staff leasing, il lavoro a chiamata, il lavoro ripartito).

La sua pecca fu quella, semmai, di non aggiornare il sistema di ammortizzatori sociali in un momento in cui la flessibilizzazione stava sempre più declinandosi in precarizzazione. Memorabile infine l’utilizzo cialtrone delle statistiche, secondo le quali Berlusconi affermò di aver drasticamente ridotto la disoccupazione.

In realtà erano solo aumentati gli scoraggiati e l’occupazione era ferma al palo. Lo spettacolino deprimente era quindi di un centrodestra che difendeva a spada tratta una legge inefficace, accaparrandosi nel silenzio generale tutto il merito della riforma Treu. Trovò buona sponda del resto in un centrosinistra che si ergeva a protettore dei precari che egli stesso aveva creato, e che non credeva vero di poter dare tutta la colpa alla destra dei contratti atipici.

Detto questo, è giusto commemorare Marco Biagi. Forse lui, a differenza dei litiganti di cui sopra, aveva capito che lo scopo della politica è governare un paese, non farsi i dispetti. Peccato che delle sue proposte se ne siano fregati, e in compenso hanno dato il suo nome a una legge inutile. Forse gli hanno reso davvero più onore quando gli hanno intitolato una piazza a Bologna.

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