Lega Nord, arieccola! Maroni: "Rinnovare. Ma ci vuole anche il cervello".

La Lega c’è, la Lega c’è! Grida uno sparuto gruppetto di militanti del Carroccio un po’ arrugginito, fermo nel parcheggio del Lingotto, da dove Bobo Maroni prova a rimetterlo in carreggiata. A dire il vero la Lega guidata dall’ex ministro dell’Interno prova a ripartire usando un vecchio e oramai logoro slogan: “Rinnovare!” che, però, per Maroni, non significa scimmiottare Matteo Renzi con il suo chiodo fisso della “rottamazione”.

Fatto sta che, dopo la bufera degli scandali che hanno portato alla decapitazione della leadership di Umberto Bossi (e famiglia), la due giorni di Torino avviatasi ieri è mille miglia lontana dalle impostazioni del passato, dalle gride minacciose del milione di fucili pronti a fare la rivoluzione a tutto l’armamentario usato dal Senatur e che, almeno per una certa fase, portò anche fortuna al movimento nordista.

Ora Maroni volta decisamente pagina, iniziando con un confronto di due giorni con il mondo produttivo (da Pininfarina a Lavazza, da Bonomi a Sea, oggi sarà presente anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in un meeting con il ministro Corrado Passera e il sindacalista Raffaele Bonanni), per passare dalla Lega degli slogan e degli insulti alla Lega della proposta e del confronto programmatico.

Maroni ha ribadito che la fase di rinnovamento, per la Lega, non comporterà la “rottamazione” definitiva del passato. Il movimento manterrà il nome, Lega Nord per l'indipendenza della Padania, il «cuore» e la «pancia». Anche se le parole d'ordine dovranno essere «cambiate» e ci «dovrà essere anche il cervello».

Per questo, Maroni ha voluto ascoltare le proposte «concrete» degli imprenditori, «locomotiva del Nord», raccoglierle, elaborarle e trasformarle in un manifesto che verrà presentato domani ('Dieci progetti concreti per far ripartire il Nord'). Tra gli imprenditori, per ora, ha detto, registrata la disponibilità a «rinunciare ai sussidi» di Stato (30 miliardi di euro all'anno), che spesso finiscono in «aziende decotte» o prendono «direzioni sbagliate o inutili».

Come preannunciato, al Lingotto, non vi erano simboli del movimento (il guerriero Alberto da Giussano o il Sole delle Alpi) o bandiere di partito, ma solo cartelli con lo slogan 'Prima il Nord', nato in occasione del congresso del primo luglio che ha eletto Maroni segretario. Una rivoluzione a metà. Di certo, un bel cambio di passo.

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