Elezioni Europee 2014: Lista Tsipras, Zagrebelsky e le "norme incostituzionali"

Secondo l'ex presidente della Corte Costituzionale, le regole per la presentazione delle liste sono da rivedere, e in fretta


Come alla vigilia di ogni consultazione elettorale, torna d'attualità la questione della raccolta firme per la presentazione delle liste. Una questione che in passato è stata declinata in mille modi, dalle proteste più o meno eclatanti agli scandali per le firme false: quel che è certo è che le norme che in Italia regolano la presentazione delle liste elettorali e il numero di firme necessarie sembrano fatte apposta per creare disguidi.

Non fa eccezione neppure la campagna elettorale per le Elezioni Europee del 25 maggio, e in questo caso il problema è stato sollevato dalla Lista Tsipras "L'Altra Europa", che negli scorsi giorni ha sollecitato l'intervento del presidente della Camera Laura Boldrini per modificare la legge che, allo stato attuale, non avrebbe consentito alla lista dei "diversamente europeisti" che da noi raccoglie una buona parte dei partiti di sinistra, dei movimenti e delle società civile, di presentarsi alle Europee. In un secondo momento, gli organizzatori della lista hanno spiegato che raggiungeranno l'obiettivo di presentare le firme necessarie, ma hanno chiesto comunque una riflessione sulla legge.

A dar loro manforte arriva oggi Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale e molto vicino ai movimenti di sinistra che appoggiano la candidatura di Alexis Tsipras alla guida della commissione europea. Con un intervento sull'Huffington Post Italia, Zagrebelsky spiega perché secondo lui le norme che regolano la presentazione delle liste alle elezioni europee sono incostituzionali.

L'articolo incriminato è il 12, commi 2 e 3, della legge n. 18 del 1979 sull’elezione in Italia dei deputati al Parlamento europeo, che così recitano:

Le liste dei candidati devono essere sottoscritte da non meno di 30.000 e non piu' di 35.000 elettori.
I sottoscrittori devono risultare iscritti nelle liste elettorali di ogni regione della circoscrizione per almeno il 10 per cento del minimo fissato al secondo comma, pena la nullità della lista.

Però, obietta Zagrebelsky, nella circoscrizione Nord-occidentale (Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta), questa norma si trova a cadere in ambiti territoriali disomogenei: le liste dovranno raccogliere lo stesso numero di firme, almeno 3.000, sia in un territorio vasto come la Lombardia (10 milioni di abitanti) sia in una regione piccola come la Valle d'Aosta (poco più di 100.000). Questo è motivo valido per dichiarare incostituzionale la legge, anche perché in questo modo c'è una disparità di trattamento tra gli elettori sottoscrittori delle due regioni.

È violato il principio generale d’uguaglianza di fronte alla legge (art. 3 Cost.), ed è violato altresì il principio del “voto libero e uguale” (art. 48 cost.), sulla cui natura fondante la democrazia rappresentativa è perfino superfluo spendere parola. Non solo tutti i voti devono essere conteggiati allo stesso modo (uguaglianza), ma anche tutte le opzioni elettorali devono essere presentate in condizioni di uguaglianza in modo che, tra di esse l’elettore possa fare liberamente la sua scelta.

E, mette in guardia Zagrebelsky, visti i fondati dubbi sulla costituzionalità della legge (che però, va detto, non era mai stata messa seriamente in discussione fino a oggi) il Parlamento dovrebbe intervenire subito, altrimenti c'è il rischio che si avviino le procedure per la dichiarazione d’incostituzionalità da parte della Consulta, con la conseguenza che il risultato elettorale delle prossime consultazioni potrebbe essere dichiarato nullo.
Gustavo Zagrebelsky

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