La Lega 2.0 alla prova degli stati generali riparte da Passera

Roberto Maroni vuole un referendum contro l'euro
È il primo vero evento della nuova era Maroni. Messi in soffitta i raduni sui pratoni padani, e i riti celtici alle sorgenti del Po, la nuova Lega Nord nata dalle ceneri del "Bossigate" si presenta molto diversa da come la ricordavamo, con il vestito buono e senza alzare la voce. Così almeno sembra a vedere gli Stati generali della Lega Nord al Lingotto di Torino, con un Maroni desideroso di mostrare il volto nuovo del partito. È vero che c'era anche Bossi e che è stato molto applaudito, ma come ha detto il sindaco di Verona Tosi: "da adesso basta ampolle e altri orpelli, non servivano a risolvere i problemi dei cittadini".

E questo si è visto durante l'intervento del ministro Corrado Passera. Già il fatto che un esponente del governo Monti sia stato invitato a parlare agli stati generali leghisti è una notizia, ma il dibattito è stato quanto di più lontano non solo dal folklore leghista, ma anche dagli incontri da festa di partito. Oltre un'ora di domande e risposte con il pubblico, con Maroni in veste di moderatore pronto a soffocare i (pochi) tentativi di mettere il ministro sul banco degli imputati per quanto sta facendo il governo.


Anzi, tra il ministro dello Sviluppo e l'ex ministro dell'Interno è stato un continuo scambio di cortesie: il primo si è complimentato con la Lega per la sua apertura al mondo delle piccole e medie imprese (e delle banche), il secondo ci ha tenuto a ricordare che lui e Passera si conoscono da anni e si danno abitualmente del tu. Notevole la captatio benevolentiae di Passera che ha spiegato come il federalismo debba essere l'obiettivo di qualsiasi stato moderno, aggiungendo però

Noi il federalismo non lo abbiamo realizzato, un federalismo dove sia chiaro dove e di chi sono le responsabilità e i compiti

si è detto favorevole a commissariare le amministrazioni non virtuose.

Ovviamente i punti di differenza sono rimasti, Maroni ha invitato in particolare il governo a ritirare "quell'obbrobrio della riforma Fornero", mentre Passera ha spiegato (usando grossomodo le stesse parole adoperate da qualche settimana fa) che il governo tecnico ha salvato l'Italia che era "a un passo dal perdere la sovranità nazionale".

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