Madia (Pd) a PolisBlog: “Walter non mollare … impara da Silvio”

Onorevole Marianna Madia, Walter Veltroni a Firenze ha parlato di una nuova stagione per il Pd. Che cosa non ha funzionato finora?
"Sicuramente, e per prima cosa, non ha funzionato l’Unione di centrosinistra che ha vinto le elezioni del 2006. La sua crisi politica ha portato progressivamente alla paralisi politica. E questa, a sua volta, ha appannato e danneggiato l’attività di governo. Ciò che voglio dire è che il deterioramento dell’immagine dell’Unione ha pesato in maniera determinante sugli esiti del voto e sui risultati del PD. Credo che i risultati del governo Prodi, in gran parte positivi, abbiano pagato un prezzo in termini di popolarità eccessivo rispetto al loro reale effetto. E questo a causa dell’immagine negativa offerta dall’Unione. Naturalmente ci sono stati i pasticci, le cose fatte male: mi riferisco al decreto sicurezza e alla gestione della crisi rifiuti in Campania".

Ma il Pd?
"In questo il PD si è trovato in una situazione di emergenza, con un segretario appena eletto, candidandosi a governare – giustamente – ma allo stesso tempo essendo la forza più grande di un governo in caduta libera di gradimento. Chiunque avrebbe perso. Provate a immaginare cosa sarebbe stato di Berlusconi se avesse portato al voto il paese nel novembre del 2002 appena 18 mesi dopo il suo insediamento del maggio 2001. Sarebbe stato travolto. Ebbene il PD si è trovato a gestire una situazione di crisi in cui gli elettori – anche di sinistra – hanno per prima cosa imputato al centrosinistra di non avercela fatta. E’ come se ci avessero detto: “se non ce l’avete fatta dopo che avete formato un governo 18 mesi fa, perché mai dovremmo darvi fiducia proprio ora?” So che è un ragionamento sbagliato ma non si può condannare l’elettore che lo compie. Credo che il PD abbia fatto una campagna elettorale straordinaria e innovativa, con uno sforzo personale di Veltroni di enorme generosità. Va solo ringraziato per questo. In queste condizioni il PD, col suo 33%, ha fatto il massimo ed è ora una grande forza di opposizione".

Nemmeno una debolezza?
"Certo non tutto il post-elezioni ha funzionato alla perfezione. Se dovessi soffermarmi su una debolezza del PD non potrei non puntare sulla eccessiva “correntizzazione” del partito. Troppe correnti, associazioni, fondazioni, centri di iniziativa e così via. Non evoco naturalmente un partito monolitico e totalitariamente schierato col capo. Ma il PD sta attuando un pluralismo distorto, non fecondo. I suoi “cento fiori” crescono per soffocare gli altri, per farsi vedere, per conquistare terreno e non per collaborare a costruire un giardino comune. Non ho niente contro le correnti: esse sono connaturate alla vita di qualsiasi forza politica democratica. Ma l’appartenenza di corrente non deve sopravanzare quella di partito. La corrente deve supportare l’attività di partito e non il contrario. Quindi, dopo la sconfitta e a causa di essa, vi è troppo correntismo creato ad arte per godere di rendite di posizione. Mi auguro che questa tendenza si sia fermata".

Il nuovo corso sembra che debba partire dal territorio. In che modo?
"Partendo dai circoli, dalle sezioni, dall’ascolto. Girando per Roma e per l’Italia in questi mesi di difficoltà per il PD ho visto una grande voglia della nostra gente di farsi ascoltare. Nelle iniziativa prevaleva il desiderio di intervenire in prima persona e non di ascoltare il politico di turno. Quindi partire da lì, dall’ascolto delle ragioni e delle interpretazioni della nostra gente. E i nostri iscritti chiedono cose semplici, forti e molto vere".

Ad esempio?
"Un partito che non litighi, un partito che abbia posizioni chiare e riconoscibili, un partito che non si logori in maniera eccessiva sulle lotte interne. Ripeto è normale che in una forza politica vi siano lotte interne. E’ sempre stato così sin dai tempi di Pericle e Tucidide. Ma quando queste lotte diventano la sostanza principale che giustifica l’esistenza di queste forze, allora non ci siamo. Per quanto riguarda il territorio occorre radicamento, partecipazione e democrazia interna. E basta interminabili lotte interne tra capi locali di provenienza popolare, diessina, margheritina e chi ne ha più ne metta. Abbiamo bisogno di un partito tradizionale, organizzato, persino “pesante” dove occorra. I partiti “leggeri” – e non mai stata intenzione del gruppo dirigente e del suo segretario crearne uno – hanno idee “leggere” e intervengono superficialmente sulla realtà che li circonda".

Insomma, dove va il Partito Democratico?
"A preparare la rivincita del 2013. Speriamo che venga prima, naturalmente. A combattere una grande battaglia autunnale sulla conduzione economica del paese che avrà nel 25 ottobre un appuntamento di massa. A confrontarsi alle Europee con una idea di Europa forte e solidale. A combattere, come stiamo facendo in questi giorni, nelle aule parlamentari contro i provvedimenti iniqui del governo. Insomma spero che vada verso un partito grande, ramificato, complesso al suo interno, ricco nell’elaborazione ma semplice nelle soluzioni e nella prospettiva che offre. Speriamo di ricostruire il centrosinistra restituendo ai cittadini quella fiducia che la crisi del governo Prodi ha portato via".

Quale può essere - nell'ambito di questa svolta - il contributo di una nuova classe dirigente giovane di cui lei è un'autorevole esponente?
"Non sono autorevole e non amo i discorsi sui giovani. Ho 28 anni e c’è sempre qualcuno più giovane di te. Non voglio essere apprezzata o ascoltata perché sono un giovane politico, ma perché porto contributi, idee e progetti con un punto di vista che forse non era ancora stato sinora accolto nella linea del partito. Fare la politica “dei giovani” è un disastro. Mette tutti contro tutti, crea ghetti e auto-celebrazioni. I quarantenni contro i trentenni, i ventenni contro i trentenni. E tutti che si auto-celebrano o si compiangono per non avere abbastanza spazio. Tutta roba che non porta un singolo voto, che anzi logora il PD. Poi cosa vuol dire giovane? Quando finisce la giovinezza dal punto di vista dei bisogni e della rappresentanza ? Nella crisi Alitalia e nella mobilitazione dei precari della pubblica amministrazione ho conosciuto precari di 45 anni: Non sono forse simili ai giovani precari di 25 anni, neolaureati, che vivono con contratti a termine? Credo che le distinzioni sociali e d economiche siano più complicate di quelle tra giovani e meno giovani.
Io penso che il contributo che la mia generazione può dare sia in quella sensibilità “precaria” che segna le nostre vite. Idee e progetti che rappresentano la precarietà e la mancanza di certezze degli under 40 e offrano soluzioni innovative e intelligenti: sono questi i compiti a cui può aspirare la generazione più giovane del PD".

Come si spiega i sondaggi delle ultime settimane? I consensi del governo schizzano ai massimi storici (67%) mentre il Pd cade a picco andando sotto il 30% (ben 4 punti in meno rispetto alle politiche) ...
"Credo che abbiamo imparato una cosa in questi mesi. Che il decisionismo, la velocità e la chiarezza nel decidere, paghino e paghino bene dal punto del consenso. Gli italiani apprezzano chi decide e lo fa in fretta, portando a compimento le proprie deliberazioni. I tentennamenti dell’Unione, l’instabilità politica legata agli umori di gente come Mastella, Turigliatto, Manzione, Bordon hanno provocato una sorta di shock nazionale. Una maggioranza e un governo che si comportino così non sono più accettabili. Vince chi decide. Il giudizio non è dato tanto dal merito dei provvedimenti ma dalla velocità, dalla chiarezza e dalla semplicità con il quale l’esecutivo realizza le sue decisioni. In questo sinora il PDL, anche nel 2001-2006, ci ha superato".

Che giudizio si è fatta dell'operato del Governo Berlusconi in questi primi mesi di lavoro?
"La risoluzione della questione rifiuti è un successo che va riconosciuto. Ma per il resto un disastro. E’ un governo di destra con una forza localistica ed egoista come la Lega. Vittime predilette del governo sono i deboli: i precari cui ha incostituzionalmente cambiato le leggi a processi aperti – d’altronde lo ha già fatto, ma a favore di Silvio Berlusconi, con il lodo Alfano – i ricercatori, i docenti e gli studenti delle scuole e università pubbliche che si vedono tagliati enormemente fondi e turn-over, i precari della PA che rischiano il licenziamento, le regioni del Sud che verranno massacrate da questo federalismo fiscale. E’ un governo di destra e se la prende con i deboli. Cerca l’appoggio dei forti, delle imprese, delle regioni del nord. Ma così facendo crea il disastro sociale".

Arturo Parisi, prima sulla Stampa e poi dalla Festa Democratica, ha suggerito a Veltroni di imparare da Berlusconi. Davvero il segretario del Pd non ha nulla da apprendere dal premier?
"Forse si. Berlusconi il 14 novembre 2007 era politicamente sconfitto. Il discorso del predellino sembrava un’inutile esercizio di retorica. Fini lo massacrava. Bossi non se lo filava. In due mesi era a capo del PDL e di tutto il centrodestra. In quatto mesi o poco più di nuovo capo del Governo. Quindi, Walter, non mollare. La tua elezione è stata giusta, la tua campagna elettorale azzeccata e – pure con fatica – stai portando con responsabilità il PD a fare l’opposizione in una delle fasi più difficili della vita del paese, con una crisi economica globale spaventosa. Quindi non mollare. Se c’è una cosa da imparare da Silvio Berlusconi è che quando si crede in quello che si fa non bisogna mollare. Mai".

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