Elezioni Europee 2014 | Commissione Ue: Barroso punta al terzo mandato?

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Elezioni Europee 2014. L'attuale presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, potrebbe correre per un terzo mandato. Non si tratta di un semplice rumor della stampa, è stata la lussemburghese Viviane Reding, non una figura qualsiasi nell'ambito Ue, a delineare la soluzione.

La vice presidente della Commissione, Commissario europeo della Giustizia ed esponente del Ppe, ha dichiarato: "Il mio desiderio personale è che José Manuel rimanga per un terzo mandato, perché sono sicura che abbiamo bisogno di continuità e stabilità alla guida dei governi per continuare a rendere l'Europa più forte negli anni a venire e più resistente alle crisi future" (Via Euractive).

Barroso gradirebbe la riconferma come una sorta di "risarcimento", in seguito alla nomina di Jens Stoltenberg a segretario della Nato. Infatti, la forte pressione di Obama, esercitata per imporre il nome dell'ex premier laburista norvegese, avrebbe messo fine ad un sogno a lungo coltivato dal politico portoghese: quello di succedere a Rasmussen alla guida dell'organizzazione di difesa atlantica.

Dunque, il Partito Popolare continua a giocare una doppia partita. Da un lato, come il Pse, Gue, i Verdi e Alde, ha scelto di presentare un candidato alla presidenza, Jean-Claude Juncker, da sottoporre al giudizio degli elettori il prossimo 22-25 maggio. D'altro canto, però, non scarta l'idea di appoggiare un candidato alternativo, attraverso capi di Stato e di governo, presso il Consiglio europeo. A tale riguardo, vi avevamo già informati sull'"ipotesi Christine Lagarde presidente", che pare molto gradita ad Angela Merkel.

Come è ormai noto il Trattato di Lisbona non impone di rispettare l'indicazione elettorale sulla scelta del capo della Commissione. Van Rompuy, attuale presidente del Consiglio, ha convocato un vertice, 48 ore dopo il voto europeo, proprio per discutere dell'eventualità di nominare un candidato di larghe intese. Una scelta del genere potrebbe essere motivata da un pareggio alle urne tra socialisti e popolari, ipotesi che pare probabile secondo gli ultimi sondaggi.

Segnaliamo, inoltre, che un altro politico che vorrebbe diventare presidente della Commissione, nonostante che il suo gruppo (Alde) abbia scelto di candidare Guy Verhofstadt, è Olli Rehn. Già criticato per la sua scelta di candidarsi alle elezioni senza dimettersi dal ruolo di Commissario degli Affari economici, Rehn spera di porsi come nome di garanzia per la presidenza, in continuità con la linea del rigore.

Se a livello sostanziale, non è così decisivo che l'elettorato si esprima sul presidente della Commissione (perché è tutta l'Unione che andrebbe ampiamente rinnovata sul piano procedurale), quantomeno ciò potrebbe essere il primo passo di un avvicinamento dei cittadini alle istituzioni. Contraddire il risultato delle urne, anche se il Trattato di Lisbona lo permette, non sarebbe certamente un buon segnale. Ovviamente, poi, le questioni cruciali rimangono altre.

Dopo le elezioni, ad esempio, si discuterà nuovamente di TTIP, l'Accordo di Partenariato Transatlantico. La sua gestazione prosegue in maniera segreta tra lobby statunitensi e di Bruxelles. Il trattato potrebbe far nascere una sorta di Nafta europeo, con conseguenze nefaste sul nostro stato sociale, l'ambiente e la sovranità continentale. I cittadini ne sanno poco o nulla e ancora una volta la tecnocrazia potrebbe decidere al posto loro.

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