Tutti gli sprechi delle Province

Non è che solo le Regioni sprecano. Dopo le 'spese folli' della giunta Polverini e delle altre regioni sotto la lente d'ingrandimento, adesso la palla passa alle Province. E anche qui si scopre di tutto: assessori che si fanno rimborsare le piante, i tablet, i dizionari e viaggi, una marea di viaggi. Più di quanto sia logicamente possibile effettuarne. E così le spese per mantenere degli enti che dovrebbero finalmente venire soppressi si aggirano sugli 11 miliardi di euro. Una piccola finanziaria.

A mettere in risalto la cosa, stimando anche a quanto possano ammontare le spese complessive di gestione, è La Repubblica. Che mette in fila tutti i rimborsi assurdi con cui assessori sparsi per le 107 province d'Italia hanno gonfiato il loro stipendio o approfittato dei nostri soldi.

Si sono fatti rimborsare tutto. Tutto. Dall'acquisto di calendari, bandierine e display all'invio di pacchetti di migliaia di sms, dalla fornitura di t-shirt ai cartoncini augurali per Pasqua e Natale, dalle missioni a Malaga (si può forse mancare al "forum delle città euroarabe"?) agli spazi televisivi. Parola d'ordine: attività istituzionale.

In Sicilia ci si fa rimborsare anche l'acquisto di uno stock di dizionari Zanichelli. Un bel simbolo, per una casta che di cultura non ne ha molta, ma di soldi una marea. I consiglieri provinciali di Catania alla voce 'attività istituzionale' si sono fatti rimborsare in un anno spese per 215mila euro. Al netto, quindi, dei già ricchi stipendi. Se si considera che le province sono 107, il calcolo è presto fatto: oltre venti milioni di euro sono spesi solo per i trasferimenti dei 1700 consiglieri provinciali che popolano il nostro paese.

In Abruzzo si è gridato allo scandalo quando "il Centro" ha svelato i rimborsi viaggi dei consiglieri: 8.425 euro ad aprile, un quarto dei quali appannaggio del presidente Giorgio De Luca, che ha irrobustito il suo stipendio con oltre duemila euro accordati per percorrere (quante volte?) i 37 chilometri che separano la sua residenza di Manoppello da Pescara.

Eh sì, perché prendere la macchina per un'oretta per andare al lavoro è normalità quotidiana per milioni di italiani. Ma per 'alcuni' italiani è un viaggio che - dopo averlo opportunamente gonfiato - va rimborsato. E che volete? Che uno si paghi pure la benzina per andare al lavoro? Il numero uno però è il vicepresidente della provincia di Treviso Floriano Zambon (Pdl), che ha presentato rimborsi di viaggio in un solo mese (marzo 2011) per 5.308 euro. Quelli del Pd hanno calcolato che con questa cifra Zambon può andare da casa al lavoro per 32 giorni consecutivi. Sarà meglio inventare un mese apposta per lui. D'altra parte, il rimborso è calcolato su parametri fissati dall'Aci, ma in verità uno presenta la nota spese e prende i soldi, nessuno controlla.

Così le cifre rimborsate variano notevolmente da una provincia all'altra: ad Agrigento 13 mila euro al mese, a Frosinone 8 mila. Poi ci sono i vantaggi indiretti che giungono da altri tipi di rimborsi: Castiglione (presidente dell'Unione Province Italiane) rivela di aver segnalato alla Guardia di finanza il caso di alcuni consiglieri provinciali che, dopo l'elezione, hanno ottenuto sospette promozioni nelle piccole aziende o cooperative di cui sono dipendenti. L'ente si è così trovato costretto a pagare ingenti rimborsi ai datori di lavoro per la partecipazione degli stessi dipendenti a sedute d'aula o di commissione. L'ombra è quella di una truffa: "Ci sono consiglieri che costano tre volte il presidente", afferma Castiglione.

E poi si passa alle spese ridicole, tutte rimborsate: il presidente della Provincia di Agrigento D'Orsi è sotto processo, perché si è fatto pagare dai cittadini le sue 40 palme da giardino (per casa sua, eh) dal costo di 150 euro l'una. La provincia di Reggio Calabria voleva acquistare un piano a coda da 120mila euro, per fortuna poi hanno rinunciato. A Bolzano è curioso già solo che si organizzi un torneo di beach volley, ma se poi la provincia lo finanzia con 2.400 euro ecco che Durnwalder, eterno presidente della Provincia Autonoma di Trento, si trova condannato dalla Corte dei Conti.

Lo sperpero è proseguito, anche quando sulla testa delle Province cominciava ad agitarsi la scure del governo: a dicembre i consiglieri di Siracusa si regalarono 19 tablet con connessione a Internet, non si sa mai. Noncurante del decreto "Salva Italia" che prevede la soppressione delle giunte provinciali, il presidente messinese Nanni Ricevuto a giugno ha portato a 15 il numero dei suoi assessori: tre in più di Roma.

E in questo viaggio negli sprechi da nord a sud non si può che concludere con le due più importanti, quelle di Milano e Roma.

A Milano è pronto il bando della giunta provinciale per la realizzazione di una nuova lussuosa sede, con tanto di torre di 12 piani, dal costo di 43 milioni. E ciò malgrado, per effetto della spending review, la Provincia di Milano fra poco più di 400 giorni dovrebbe scomparire a favore della città metropolitana. Stessa sorte che tocca alla Provincia di Roma, che pure fra le polemiche - e un'inchiesta della Corte dei conti - si appresta a trasferirsi nei nuovi uffici dell'Eur costati non proprio una bazzecola: 263 milioni.

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