Renzi, nel mirino le riforme o le elezioni del 25 maggio?

Le elezioni europee del 25 maggio sono un vero e proprio banco di prova per Matteo Renzi, per pesarsi sul piano elettorale, guadagnarsi (indirettamente) la piena legittimità democratica avendo occupato Palazzo Chigi senza l’investitura popolare.

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Il capo del governo incassa consensi dai vari leader europei ma l’Italia resta nella morsa di una crisi devastante, come dimostrano – se ce ne fosse stato bisogno – gli ultimi dati dell’Istat, specie per la disoccupazione giovanile, da record. Nonostante gli annunci e le esibizioni mediatiche del premier i primi atti del nuovo esecutivo non smuovono la situazione di una virgola e non rassicurano gli italiani.

Insomma, i cittadini non sembrano percepire discontinuità rispetto al passato e quindi restano increduli e sfiduciati. Il governo si “stupisce” dei mille posti di lavoro che si perdono in Italia? “E allora – replica il segretario confederale della Cgil Serena Sorrentino – ci si deve chiedere qual è la ratio del dl lavoro. Quel decreto va cambiato, il governo deve cambiare verso alla sua agenda, rimettendo al centro la creazione di lavoro”.

L’esponente del sindacato di Corso d’Italia incalza sul decreto lavoro: “Lo avevano presentato come il provvedimento necessario a contrastare la disoccupazione, in particolar modo quella giovanile. Si apprende solo ora che la timida ripresa ha la caratteristica di non essere accompagnata da un'espansione dell'occupazione? E che si fa? Si rendono più deboli i contratti esistenti e si introducono meno vincoli alla stabilità dell'occupazione dei contratti a termine e dell'apprendistato?”.

I dati dell'Istat, prosegue Sorrentino, “confermano che il problema dell'Italia è la caduta di domanda. Per questo, se da un lato la Cgil chiede di continuare sulla strada dell'alleggerimento della pressione fiscale su lavoratori, pensionati e imprese per rilanciare consumi e investimenti; dall'altro serve un Piano straordinario per il lavoro giovanile finanziato da una patrimoniale e non una generalizzazione della precarietà. Non solo, quindi, il decreto lavoro va cambiato ma il Governo dovrebbe cambiare verso alla sua Agenda, rimettendo al centro la creazione di lavoro e quindi - conclude - come si ricostruiscono poche mirate cose: pubblica amministrazione, politica industriale e assetto e tutela del territorio e del nostro patrimonio culturale”.

Quindi, Matteo Renzi in Europa – come ha fatto nell’ultime vertice con il premier inglese Cameron - pone con forza i tempi delle riforme, con al centro il mercato del lavoro e gli investimenti ma questi temi non rimbalzano in Italia nella giusta direzione. Strumentalizzazioni contro Renzi e il suo esecutivo o c’è qualcosa che non va nel… manico?

Dice Stefano Folli su Radio 24: “Il pacchetto di riforme occupa i giornali e le televisioni, permettendo al premier di costruirsi l'immagine - del resto meritata - del personaggio più dinamico che la democrazia italiana ha offerto negli ultimi quarant'anni. Se tutto questo produrrà anche voti per il Pd alle elezioni europee, il successo di Renzi sarà completo. Senza dimenticare comunque che il cammino parlamentare resta lungo e pieno di insidie”. Già.

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