Abolizione Senato: Forza Italia e minoranza Pd contro la riforma del governo Renzi

Tra ricatti e controproposte, rischia di saltare tutto.

L'abolizione del Senato è il nuovo cavallo di battaglia del governo Renzi nella sua corsa per le riforme - e anche un buon viatico per la campagna elettorale delle elezioni europee 2014 - ed è la seconda parte fondamentale dell'accordo stretto con Silvio Berlusconi, che aveva come presupposto iniziale la riforma della legge elettorale con il varo dell'Italicum. Una riforma, quindi, che avvantaggerebbe (non c'è dubbio) il Pd dal punto di vista elettorale e che nasce da un accordo con Forza Italia.

Ragion per cui è davvero strano che adesso siano proprio il Partito Democratico e Forza Italia a mettere i bastoni tra le ruote a Renzi nel tentativo di far naufragare la riforma. Non tutto il Pd, sia chiaro, ma quella "minoranza" che però nei gruppi parlamentari usciti dalle elezioni politiche 2013 è la parte più consistente dei democratici, anche al netto delle varie conversioni che ci sono state negli ultimi mesi. E la tattica di questa parte del Pd per riuscire nell'obiettivo di far saltare l'abolizione del Senato segue il più classico dei copioni: la presentazione di una controproposta. Ora, forse la riforma del Senato disegnata da Vannino Chiti e Felice Casson è anche migliore di quella uscita dal consiglio dei ministri, quello che però spaventa è quanto, nella storia politica italiana, manovre del genere di solito abbiano il solo risultato di portare tutto nella palude ed evitare che si arrivi al superamento del bicameralismo perfetto.

Una riforma che peraltro non porterebbe all'abolizione del Senato, ma a una riduzione del 50% dei parlamentari sia di Camera che di Palazzo Madama, bicameralismo quindi che resterebbe in vigore. Che ci si metta così di traverso a Renzi - proprio nel momento in cui l'ex minoranza Pd che faceva riferimento a Cuperlo rinasce sotto il nome di "Sinistra riformista" (140 tra deputati e senatori Pd), nei fatti una corrente molto meno ostile al premier - è curioso, ma non curioso quanto l'improvvisa virata a 180° di Forza Italia.

Forza Italia che ha iniziato a fare fuoco e fiamme contro l'abolizione del Senato e che oggi rincara la dose con Paolo Romani, che in un'intervista concessa all'HuffPost spiega: "Al di là della questione dell’elezione diretta o no dei Senatori, è inaccettabile che, ad esempio, la Lombardia sia rappresentata da due senatori eletti dai consigli regionali e da due senatori eletti dai sindaci. Per un totale di quattro, esattamente come la Valle D’Aosta. Ed è inaccettabile che quello che viene proposto come un Senato di garanzia rispetto alle autonomie sia composto dai medesimi membri delle autonomie".

Niente più patto di ferro sull'abolizione del Senato, quindi. Anche se il ministro delle Riforme Boschi ha già fatto sapere che da parte del governo non c'è nessuna intenzione di fare retromarcia sulla questione che più sta dividendo gli animi, e cioè che il Senato non sia più elettivo. Ma al di là di questo, e al di là del nervosismo di Forza Italia per la corsia preferenziale sulla questione di Palazzo Madama rispetto all'Italicum, c'è qualcos'altro dietro questa improvvisa virata?

Secondo il retroscena raccontato da Repubblica, sì. Ci sarebbe dietro la volontà di Berlusconi di ottenere un nuovo incontro con Renzi, a ridosso del fatidico 10 aprile in cui i giudici decideranno se affidare il Cavaliere ai servizi sociali o ai domiciliari. Un modo per rinverdire la sua immagine di "padre della patria", legare le riforme anche al suo nome, e indurre così i giudici a più miti consigli.

renzi berlusconi

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