Carceri e processi, le omissioni del Ministero della Giustizia: il Dap smentisce e, contemporaneamente, conferma

Il 28 maggio decorre il termine europeo per il rientro nella legalità sulle carceri ed i processi ma i numeri forniti all'Europa dal Ministro Orlando non sono reali

Aggiornamento 17.15 - In un acceso dibattito a mezzo stampa tra il Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) e il segretario radicale Rita Bernardini, i primi hanno smentito categoricamente ogni opinabilità delle cifre fornite negli ultimi giorni dal ministro Orlando, salvo tuttavia confermare quanto denunciato dalla stessa Bernardini negli ultimi giorni, e cioè che le cifre fornite da Andrea Orlando e dall'amministrazione penitenziaria sulla reale capienza delle carceri italiane siano sbagliate:

"In riferimento alle recenti dichiarazioni diffuse sugli organi di stampa in merito alla capacità ricettiva delle strutture penitenziarie e ai posti effettivi disponibili, dichiarazioni che accusano in sostanza l'Amministrazione Penitenziaria di falsificare i dati reali il Dap intende smentire in maniera categorica e respingere con forza le accuse per la loro totale infondatezza, ritenendole diffamatorie e non supportate da alcun riscontro oggettivo e verificabile rispetto alle fonti da cui vengono tratti i dati.
A tal fine il Dap precisa quanto segue: le strutture penitenziarie attive sul territorio nazionale sono 205; il numero dei detenuti presenti alla data odierna è di 60.167; la capienza regolamentare complessiva - calcolata secondo un parametro stabilito convenzionalmente dal Decreto del Ministero della Salute 5 luglio 1975 (con riferimento agli ambienti di vita delle civili abitazioni) secondo il quale occorre garantire 9mq per una persona ospitata in cella singola e ulteriori 5mq per ciascun detenuto nelle camere detentive multiple - è di 48.309 posti detentivi. Al 31 dicembre 2010 i detenuti presenti erano 67.901 a fronte di una capienza regolamentare di 45.022 posti.
La vastità del patrimonio edilizio penitenziario determina fisiologicamente un certo numero di posti indisponibili per ragioni di inagibilità e per esigenze di ristrutturazione ordinaria e straordinaria, pertanto alla data odierna il numero esatto dei posti detentivi effettivi disponibili è di 43.547, pari al 90,14% della capienza regolamentare. Tale dato, ovviamente fluttuante per i motivi anzidetti, è costantemente monitorato dal Dap e reso noto all'esterno e, prima di tutto, agli organismi internazionali che seguono l'andamento del sovraffollamento delle carceri in Italia. Va rilevato che, rispetto al 2010, i detenuti sono diminuiti di 7.734 unità mentre la capienza regolamentare è aumentata di 3.287 posti."

scrive il Dap in una nota. Tuttavia da quando il ministro Andrea Orlando va in giro in Europa a "trattare" le pene europee derivanti dai delitti commessi dallo Stato italiano il dato che viene pubblicizzato è un altro: "circa 50mila posti" si ripete come un mantra.

Lo stesso Dap, pur piccando e smentendo, è costretto ad ammettere, in fondo al comunicato, che i "posti detentivi effettivi disponibili" sono 43.547, parecchi di meno (settemila meno, che comunque mantengono l'Italia fuori dalla legalità) di quelli pubblicizzati dai vertici di via Arenula. Che, a questo punto, dovranno spiegare parecchie cose: per quale motivo fornire dati falsi, o perlomeno incompleti, alla Corte Europea dei Diritti Umani?
Per quale motivo non fornire in modo trasparente, istituto per istituto, il numero dei detenuti reclusi?

Carceri e processi, le omissioni del Ministero della Giustizia

Mancano solo 55 giorni alla vergogna nazionale di vedersi multare dall'Europa per il mancato rispetto dei diritti umani dei detenuti e dei processati dai Tribunali italiani: un problema prioritario per il Guardasigilli Andrea Orlando, che a Strasburgo la scorsa settimana ha tentato di rassicurare l'Europa sul rispetto della scadenza e sul rientro nella legalità del sistema giudiziario italiano, ma che secondo molti viene affrontato sulla base di dati non reali.

Un atteggiamento più provinciale che doloso, quello mantenuto dal Ministero della Giustizia, che al momento si è semplicemente accodato ai provvedimenti pensati e varati dal precedente Guardasigilli Annamaria Cancellieri, pur non garantendo la medesima trasparenza sui numeri reali, che danno a tutti la misura del problema e, di conseguenza, la base dalla quale realizzare la riforma della giustizia tanto sbandierata dal governo rottamatore.

Da 34 giorni il segretario di Radicali Italiani Rita Bernardini, in buona compagnia di altri 1.500 persone, porta avanti uno sciopero della fame in classico stile radicale: quello che chiedono i Radicali è il rientro nella legalità sulle carceri (attualmente fuorilegge per il degrado ed il sovraffollamento e, per questo motivo, sotto le luci di Strasburgo) e sull'amministrazione della giustizia.

Non c'è infatti solo il drammatico sovraffollamento carcerario a violare i più basilari diritti umani dei detenuti (ad esempio il diritto ad avere almeno 3 metri quadri di spazio a testa) ma ci sono anche quei 10 milioni di processi pendenti (penali e civili) che fanno della giustizia italiana (la "madre del diritto") la pecora nera tra quelle europee.

TO GO WITH AFP STORY IN FRENCH BY SONIA

La battaglia dei Radicali, oramai da diversi anni, chiede che il governo vari provvedimenti di amnistia ed indulto affinchè il rientro nella legalità e nel diritto sia immediato, tenendo in considerazione che in una democrazia compiuta l'amnistia rappresenta il preludio ad una riforma dell'intero sistema giustizia. Un provvedimento, l'amnistia, sollecitato anche dal Presidente della Repubblica Napolitano (che ne chiede la discussione al Parlamento dal 2011, inascoltato), discusso poco nei salotti televisivi e mai alla Camera o al Senato.

Leggi lo speciale “Dossier Giustizia, in nome del popolo italiano” di Polisblog.

Il clima elettorale prima e l'opportunismo politico oggi di fatto impediscono al legislatore di prendere in mano la situazione e tocca così ad Orlando ed alla compagine ministeriale di via Arenula di cercare di barcamenarsi nell'illegalità giudiziaria italiana.

Tuttavia il ministro non starebbe ragionando, almeno pubblicamente, su dati oggettivi ma su numeri che ridimensionano fortemente il problema; a denunciarlo è la stessa Rita Bernardini, che avanza all'esecutivo due precise richieste:

"Chiedo al Governo:

1. Tramite il Ministero della Giustizia, di fornire i dati precisi dei posti effettivamente disponibili in ciascun istituto. L’ex Guardasigilli Annamaria Cancellieri ha ammesso pubblicamente che dalla capienza regolamentare (al 28 febbraio veniva fornito il dato di 47.857 posti) occorre sottrarre migliaia di posti fra sezioni chiuse perché inagibili o in ristrutturazione o perché non c'è personale sufficiente a tenerle aperte.

2. Tramite il Ministero della Giustizia, di fornire i dati riguardanti la composizione degli oltre 5 milioni di procedimenti penali pendenti (di cui circa 1.800.000 contro ignoti), suddivisi per tipologia di reati e pene edittali massime."

Quella sui numeri è una questione che abbiamo sollevato anche noi di Polisblog proprio la scorsa settimana, quando Orlando convinceva l'Europa delle buone pratiche che l'Italia metterà in campo. Lo stesso Andrea Orlando non ha escluso, vista l'urgenza (si conferma la innata capacità italiana di ridursi all'ultimo minuto per poter così ragionare in regime d'emergenza, con tutta la flessione della legalità che ne consegue), un provvedimento di amnistia o indulto, ma è impensabile ragionare sull'amnistia senza avere un dato reale da cui partire.

Il rischio è da un lato, come sbraita in Aula la Lega Nord, che "i delinquenti vengano rimessi in libertà" e dall'altro che la patente violazione dei diritti dei detenuti venga perpetrata, amnistia o non amnistia, riforma della giustizia o no.

Il problema, almeno così sembra, è che su questo si dimostra da giorni una vera e propria sordità da parte di via Arenula che, nonostante la stampa cominci a rompere il muro di omertà garantito per anni sulle carceri (tra i pochi giornalisti a scriverne con regolarità c'è Filippo Facci su Libero), ancora non ha confermato nè smentito i dati ufficiali forniti dal ministro Orlando.

Il quale ha ancora 55 giorni di tempo per risolvere il problema della giustizia italiana.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO