Renzi e Cameron: Insieme per un mercato "attraente e flessibile"

Prime Minister David Cameron Welcomes Italian Prime Minister Matteo Renzi To Downing Street
Matteo Renzi, in visita di Stato in Gran Bretagna, ha mostrato una grande sintonia con David Cameron. "Sostengo l’impegno di Matteo per le misure ambiziose. L’Italia ha un ambizioso progetto di riforme che presto aiuteranno il Paese a riprendersi ", ha dichiarato il premier inglese. Frase ripresa in maniera ripetuta da tutti i media mainstream e dai telegiornali, come se avessimo la necessità di avere la benedizione del paese meno europeista e più liberista d'Europa. Inoltre, la dichiarazione del leader dei Tory non poteva non avere una così vasta udienza visto che contiene il termine "riforme", il mantra del momento. Ma cosa cela il mantra? Azzardiamo una risposta. Una falsa contrapposizione: riforme/innovazione (valide solo nella declinazione neoliberista) e conservazione (diritti e stato sociale).

Un'altra riflessione di Cameron chiarisce meglio il senso della sintonia con il suo omologo italiano, ed è qui la chiave di tutto quello che ci aspetta: "Per paesi con grossi debiti non si può allar­gare l’occupazione allar­gando la spesa pub­blica. Biso­gna fare come abbiamo fatto noi, biso­gna avere un mer­cato del lavoro attraente e fles­si­bile". Dunque, la soluzione occupazionale sarà tradotta in una radicalizzazione della precarietà, come se le evidenze empiriche degli ultimi 15 anni non esistessero.

Tuttavia i dati, ai tempi delle slides, sono facilmente soggetti a distorsione. Renzi sa che si può costruire una "percezione" occupazionale, ed è qui che il british style può essere utile. Come? Truccando le statistiche. Preso per buono che ci sarà una crescita minima nel 2014-2015, ciò, secondo le previsioni, non comporterà aumento occupazionale. Fatto che il rottamatore deve aver compreso dopo qualche ripetizione del professor Pier Carlo Padoan. Allora perché non prendere spunto dai contratti a zero ore di Cameron? Infondo, avrà pensato Renzi, sono "accettati" con qualche correttivo anche dai laburisti di Millband ("Per i giovani baristi, per le supplenze a scuola o in alcuni casi delle professioni mediche sono certamente molto utili").

Contratti a zero ore


In Gran Bretagna, ci sarebbero più di un milione di lavoratori "a zero ore". Diciamo "sarebbero", perché a causa della natura effimera e contingentata di questa tipologia contrattuale è difficile fare una stima precisa. E' un tipo di contratto a chiamata, bisogna chiedere il permesso al datore di lavoro per svolgere altre attività e non prevede nessuna garanzia previdenziale. Il compenso? In media 550 euro al mese. Insomma, a costo di non essere attraenti, innovati, "riformisti", possiamo definirlo come un ottimo esempio di sfruttamento. Sfruttamento che non ti permette di accedere ad un prestito o di pagare un mutuo, ma di consumare qualcosina sì. Infondo, la ricetta del Job Act non è molto differente.

Per il decreto Poletti, la riconferma o l'assunzione di nuovi lavoratori (scusate se non usiamo il termine innovativo "risorse") sarà a discrezione dei datori di lavoro. Ma non preoccupatevi, abbiate speranza (altro termine molto in voga dopo la nomina del nuovo premier) entro il 2015 ci saranno forme contrattuali "con tutela crescente". Aspettando, però, il 2015, molto probabilmente la disoccupazione salirà e poi verificheremo se sarà ancora possibile implementare questo genere di iter delineato in maniera vaga e fantasiosa. Viene in mente Guzzanti, quando imitava Giulio Tremonti: "E poi vediamo chi è rimasto vivo".

Cameron-Renzi: un progetto a somma zero


Il Job Act implica, come da decreto, contratti a tempo determinato senza causalità fino a 36 mesi, prorogabili a discrezione dal datore di lavoro. Inoltre, implica una costante sostituzione degli apprendistati, aumentando la possibilità di non stabilizzare i lavoratori. A questo bisogna aggiungere, la semplificazione burocratica annunciata da Renzi a Londra, al fine di attirare gli "investitori stranieri". Detta così sembra una trovata bellissima e rassicurante. Ma cosa comporterà nello specifico? Arrivare ad un codice del lavoro a 50-60 articoli (scritti in inglese) si potrebbe rispondere. Sì ma per fare cosa? Semplice, togliere tutele ai lavoratori. Tanto più che nel piano di semplificazione burocratica ricade anche un progetto contenuto in legge delega. Quale?

Qualora la legge fosse approvata, l’articolo 18 non sarà cogente per i primi tre anni del contratto a tempo indeterminato. Dunque, a 3 anni di contratto a tempo determinato rinnovabile (con un massimo di precarietà di 4 mesi e mezzo per contratto) si potrebbero aggiungere eventuali altri 3 anni di indeterminato, con possibilità di licenziare a piacere. Intanto i sussidi di disoccupazione, la riforma dei centri per l’impiego e gli ammortizzatori sociali sono tutti da verificare nello specifico. A questo quadretto, aggiungiamo che dal taglio dell’Irpef sono stati cancellati i lavoratori autonomi, i quali non beneficeranno di nessuna tutela.

Ricordiamo, per amor di verità, che gli studi degli ultimi anni, condotti ad esempio da istituti come Ocse ed Fmi (molto in sintonia con il nostro esecutivo), ci dicono che i contratti precari non risolvono il problema occupazionale. Sono a somma zero, incentivano forse (e sottolineiamo forse) i datori di lavoro ad assumere, ma favoriscono anche i licenziamenti nelle fasi di crisi. E l'Italia è in crisi.

Infine, visto che Renzi e Cameron si sono uniti nella magnifica formula: "vogliamo un’Europa migliore e non solo più Europa" e il premier inglese è un sostenitore senza se e senza ma del TTIP (Accordo di Partenariato Transatlantico tra Usa e Ue), sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il rottamatore. Intanto, visto che se ne sa poco o nulla, vi consigliamo di leggere un interessante articolo di Marina Perrotta sull'argomento.

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