Abolizione province: cosa cambia (davvero) con la riforma Delrio

Il ddl Delrio e il riordino (o abolizione) delle province. Ecco cosa cambierà.

Tu chiamala, se vuoi, abolizione delle province. È stato Antonio Saitta, presidente dell'Unione delle Province italiana, a parlare così ieri, dopo il voto che ha dato il via libera definitivo alla riforma Delrio. Un'ironia stupefacente da parte di chi, ieri, teoricamente si è visto scippare il lavoro da ciò che passa alle cronache come abolizione, ma che in realtà è un riordino delle province. Questo perché gli enti intermedi voluti dalla Costituzione italiana non se ne vanno, rimangono lì dove sono, con compiti pressoché immutati ma nomi diversi.

Vediamo meglio, nel dettaglio, che cosa cambia con questa (più o meno) abolizione delle province. Innanzitutto i compiti: le dieci città metropolitane (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) e le aree vaste continueranno a occuparsi di ciò di cui si occupavano prima: soprattutto strade, pianificazione di territorio, ambiente, trasporto, rete scolastica. D'altra parte, qualcuno di queste cose deve continuare a occuparsi, non è che abolendo le province si aboliscono le strade.

Il che significa anche, e questa è una vittoria dei sindacati, che nemmeno uno dei 60mila dipendenti delle varie province verrà licenziato. Ci potranno essere dei trasferimenti da un ente all'altro, per esempio dalla provincia al comune, ma comunque mantenendo inalterato lo stipendio. E quindi cosa cambia davvero in questa abolizione delle province? Fondalmente il sistema con cui si eleggono le cariche che guidano la provincia. Che non saranno più elettive e che soprattutto saranno a titolo gratuito.

Così facendo si "licenzieranno" 3.700 politici tra presidenti, consiglieri e assessori risparmiando 32 milioni di euro. Sembrano tanti? Per capire quale sia la dimensione del risparmio effettivo basti pensare che il costo complessivo delle province è di 12 miliardi di euro. Quindi, si tratta di un risparmio irrisorio. Va però detto che anche dando vita a un'abolizione "tabula rasa" delle province non si sarebbe potuto risparmiare tutto, proprio perché - come detto - alle strade, ai parchi, ecc, qualcuno ci deve pur pensare.

I consigli provinciali e delle città metropolitane non saranno quindi più eletti dai cittadini, ma dai consiglieri comunali e composti da consiglieri che svolgono il compito in modo gratuito. Comunque una bella cosa, non fosse che la nuova legge - mentre toglie dipendenti alle province - li aumenta ai comuni, visto che i piccoli municipi vedono aumentare i loro consiglieri da 6 a 10, con un aumento di 24mila eletti (ma non pagati assolutamente in modo paragonabile ai 3.700 delle province). Un primo passo che era atteso da tempo immemore, ma che probabilmente non porterà a quella enorme cancellazione degli sprechi che ci si attendeva da un'abolizione delle province vera e propria.

GRAZIANO DELRIO

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