Castelvolturno, la lettera di Roberto Saviano e l'abitudine all'omertà

"E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"?Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione?"

Questo uno dei passaggi più significativi della lettera di Roberto Saviano rivolta ai cittadini di Castelvolturno, a pochi giorni dalla strage che ha visto morire sei ragazzi africani e un italiano. Lo scrittore, come sua nota abitudine, va subito al cuore del movimento di morte chiamato mafia: l'omertà.

Omertà è paura, disinteresse, rinuncia, accondiscendenza con il crimine, poco amore per la propria terra, e lì nasce la mafia. Saviano da un altro esempio di giornalismo antimafia partendo con nomi e cognomi dei mafiosi e le loro famiglie. Nomi e cognomi. Per cercare di cambiare quella cattiva abitudine (giornalistica e non) che tanto piace alla mafia e ai criminali (anche politici) in Italia: la confusione, i giri di parole, fare di tutta l'erba un fascio. Invece no. Perchè non si può più demandare le responsabilità a chi verrà dopo.

"Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini."

Per dirla con lo scrittore campano "Ora o mai più".

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