Matteo Renzi nella "trappola" di Bersani? O è il "rottamatore" a intrappolare il Pd?

Mentre nel Pd la vecchia guardia del partito è impegnata a inventarsi un escamotage rispetto ai regolamenti interni – di fatto una trappola – per evitare che Matteo Renzi sconfigga Pier Luigi Bersani alle primarie, nel Pdl cresce come panna montata l’attenzione verso il sindaco di Firenze.

Il “rottamatore” non solo è sempre più considerato un possibile approdo per i tanti elettori delusi del Pdl, allo sbando e in caduta libera, ma è oramai corteggiato a viso aperto da insofferenti e importanti esponenti del partito del Cav, i quali addirittura spingono il “discolo” fiorentino a formare una propria lista, certi di spostare nel nuovo soggetto politico, almeno la metà dei voti del Pdl.

Se questo è un quadro veritiero, c’è però dell’altro: il tentativo di una parte del Pdl di strumentalizzare Renzi, usandolo come un cavallo di Troia per dividere e disgregare il Partito democratico, mandandolo in tilt. Comunque, il tour del buon Matteo, con gli annessi e connessi mediatici, ha posto il “rottamatore” al centro del dibattito politico, ben oltre il perimetro del Pd e dell’area di centrosinistra.

L’ultima valutazione di Ipr Marketing è significativa: una lista Renzi incide e pesa nell’elettorato, una base di partenza del 10 per cento, con un potenziale attorno al 20 per cento. Sondaggi pilotati o così realistici da togliere il sonno a molti leader politici a cominciare da Bersani? Fra i sondaggisti – e non solo fra loro – c’è la certezza che Renzi è già in grado di parlare a target diversi perché intercetta più di tutti gli altri oggi in campo la domanda di cambiamento.

Insomma, in una ipotetica “Grande Primaria”, Matteo potrebbe sbancare, diventando così il candidato premier numero uno. Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e fra la vagheggiata “Grande Primaria” e le reali primarie del Pd-centrosinistra c’è il partitone di Bersani già al lavoro, sezione per sezione, per minare il terreno e, quanto meno, frenare l’ascesa del sindaco.

Renzi sa e tira dritto, lasciando che la corda diventi ancor più tesa. Forse Matteo cerca l’incidente di percorso dentro il Pd, buttando all’aria alla fine il tavolo delle primarie, diventando il “martire” degli ex comunisti, per saltare il fosso e entrare festante nel campo degli … ex nemici.

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