Elezioni Europee 2014 in Danimarca, risultati definitivi: la destra conservatrice stacca tutti e ottiene 4 seggi

Elezioni Europee 2014: i risultati definitivi dalla Danimarca. Vittoria della destra conservatrice e populista

Aggiornamento lunedì 26 maggio, ore 10:47 - In Danimarca il fenomeno antieuropeo di destra conservatrice spazza letteralmente via le altre forze politiche: i danesi sono andati a votare in tanti, una media superiore a quella europea, e in tanti hanno votato convintamente a destra.

Il partito populista e conservatore di ultradestra Dansk Folkeparti raggiunge il 26,60% ed ottiene ben 4 seggi a Strasburgo: è il partito danese con più europarlamentari. Staccati i Socialdemocratici (3 seggi), che si fermano al 19.10%, così come anche i liberali (anch'essi 3 seggi a Strasburgo), inchiodati al 16.70%.

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Danimarca, exit poll: prima l'estrema destra con il 23,1%

Aggiornamento domenica 25 maggio, ore 20:30 - Secondo gli exit pool in Danimarca si registra una netta affermazione del partito di estrema destra Danish People Party con il 23,1%, oltre l'8% in più rispetto al 2009 quando ottenne il 15% e dunque manderebbe al Palamento Europeo tre deputati in più rispetto a cinque anni fa. Per i socialisti la percentuale è del 20,5% e per i liberali del 17,2%.

Elezioni Europee 2014: la Danimarca al voto tra le polemiche


Le elezioni europee 2014 si voteranno in Danimarca il 25 di maggio, come anche avviene in Italia e nella maggior parte dei paesi. Sono 13 gli europarlamentari che lo stato nord europeo da cinque milioni e mezzo di abitanti deve eleggere (pochi, quindi, rispetto ai 73/74 di Italia e Francia e ai 96 della Germania). Ciononostante in Danimarca c'è parecchia attenzione nei confronti di queste elezioni, per due ragioni: la prima è che vengono dopo una serie di fortissime polemiche che hanno scosso il paese e quindi possono certificare se e come questa vicenda abbia modificato gli equilibri, la seconda è che le ultime voci dicono che alcuni partiti del Pse sarebbero pronti a sostenere la candidatura alla presidenza della commissione europea il primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt in luogo del candidato ufficiale Martin Schulz.

Lo "scandalo" cui si faceva riferimento è quello Dong - Goldman Sachs, la mossa del governo con cui il 19% di Dong (utility statale che opera nel campo dell'energia) è stata ceduta alla banca d'affari permettendo al governo di incassare 1,5 miliardi di euro. Una decisione che provocato una rivolta da parte dell'elettorato, rivolta compiuta attraverso petizioni pubbliche e sondaggi che confermano con 3/4 dell'elettorato sia contrario alla privatizzazione di una parte della utility statale. In seguito a tutto ciò, con le dimissioni di sei ministri tra cui Annette Vilhelsem, leader del Partito popolare socialista, l'esecutivo controlla ora solo un terzo dei seggi parlamentari (61 su 179).

Ed è per questo che c'è molta attenzione nei confronti delle elezioni: se i risultati puniranno la prima ministra, si potrebbe addirittura arrivare a una crisi di governo che per il momento è stata fermamente esclusa. I sondaggi oggi mostrano infatti come i partiti conservatori siano in ampio vantaggio su quelli progressisti che guidano (nonostante le defezioni) il governo: il PLD è infatti dato al 26,7% e il PPD al 21,7% contro il 21,7% dei SD (il partito del primo ministro) e il 6,7% del PPS.

A differenza della maggior parte degli altri paesi, in Danimarca il principale partito conservatore non è affiliato al Ppe, ma ai liberali dell'Alde. Da notare, inoltre, come anche in Danimarca la galassia dei partiti euroscettici stia crescendo impetuosamente, tanto che potrebbero arrivare a conquistare, tutti assieme, il 30% dei voti. Ma come si vota per le europee in Danimarca? I tredici deputati sono eletti con il metodo D’Hondt senza soglia di sbarramento, c'è un solo collegio elettorale nazionale ed è possibile esprimere per un singolo candidato. Possono presentare liste i partiti che hanno ottenuto almeno un seggio al Folketing (il Parlamento Danese) o al Parlamento Europeo alle ultime elezioni, o quelli che nel corso delle stesse abbiano ottenuto almeno il 2% dei voti, pur senza aver ottenuto alcun seggio.

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