Ruanda: 20 anni fa il genocidio dei Tutsi. Francia non partecipa alla commemorazione

RWANDA WAR-DEAD
Sono passati 20 anni dall'ultimo, tragico, stermino organizzato nel '900. Era il 7 aprile del 1994 quando, in Ruanda, si diede il via al massacro dei tutsi per mano degli hutu. Le cause del deflagrare dell'odio etnico furono molteplici, ma tutte rintracciabili nella spietata e cinica politica europea sul continente africano.

In Africa, dopo la fine della guerra fredda, molti Stati appoggiati da Usa e Urss persero il loro interesse strategico. Governi "fantoccio" saltarono e le vecchie contrapposizioni etniche, che avevano la loro provenienza nel colonialismo di rapina europeo, riesplosero. Così, a partire dal post-'89, hutu e tutsi, presenti in molte nazioni del continente (dal Ruanda al Burundi, dall'Uganda al Congo) diedero luogo a dei sanguinosi conflitti.

I tutsi sono attualmente il 9% della popolazione del piccolo Stato africano, mentre gli hutu sono il 90%. Percentuali, queste, che nel corso del tempo hanno subito significative variazioni a causa dei conflitti. Ricordiamo, però, che le due etnie avevano convissuto pacificamente per secoli negli attuali territori del Ruanda. A rompere gli equilibri ci pensarono prima i colonizzatori tedeschi e poi quelli belgi. Questi ultimi, seguendo l'esempio dei primi, imposero i tutsi a capo dell'amministrazione. In questo modo si accentuarono le differenze sociali fra le due etnie, fatto che inizierà a porre le basi per tutte le frizioni successive.

Tuttavia, il sistema di apartheid creato dai belgi (furono introdotte carte di identità etniche) diede ai tutsi "troppo potere", tanto che questi riuscirono ad organizzare una lotta indipendentista. Il Belgio, allora, cambiò strategia per garantire i suoi interessi e decise di appoggiare gli hutu. Le carneficine così si susseguirono, facendo pendere la macabra bilancia delle vittime una volta da una parte, una volta dall'altra. Nel '63-'73 sono i tutsi a subire massacri, mentre nel '72 è il turno degli hutu.

Intanto, nel 1988, i tutsi dell' Uganda diedero vita al Fronte patriottico Ruandese e l'anno seguente scoppiò la guerra civile. Francia e Belgio, allora, decisero di offrire il loro sostegno agli hutu.

Una vera e propria campagna di odio scoppia nel 1993, quando più di 300 mila hutu, provenienti dal Burundi, si rifugiarono in Ruanda. Questi spinsero per "la soluzioni finale", convinti che il primo presidente hutu ugandese fosse stato assassinato dai tutsi. Le Nazioni Unite, allora, compresero che la situazione stava per degenerare, e scelsero di proporre ad un accordo tra le parti. Ma gli estremisti rifiutarono.

La campagna di pulizia etnica incominciò ad essere sostenuta anche dai media, in particolare da Radio television libre de milles collines, che per un intero anno incitò sistematicamente all'odio. Così si arriva al 1994, quando si darà vita all'efferato eccidio, del quale non saranno vittime solo i tutsi ma anche hutu dissidenti. Il 4 luglio, in maniera tardiva e sospetta, ci sarà l'intervento di una missione Onu, a guida francese, che metterà fine al massacro.

Il Tribunale internazionale del Ruanda ha punito alcuni dei responsabili, compresi alcuni esponenti del mondo dei media che hanno avvelenato il clima. Dalle inchieste, che si sono succedute, sono emerse anche inquietanti responsabilità da parte della Francia, sempre respinte dai vari governi transalpini (socialisti e conservatori). Trascorsi vent'anni dal massacro, però, appare molto più che un sospetto il fatto che i francesi diedero supporto militare agli hutu.

Secondo un noto rapporto del 2008, presentato dal ministero della giustizia ruandese, la complicità di politici e militari francesi nella preparazione e nell’esecuzione del genocidio dei tutsi non è un fatto che può essere ulteriormente sottaciuto. Fra i 13 politici accusati nel rapporto, figurano l’allora presidente della Repubblica François Mitterand, l’ex premier Edouard Balladur, il ministro degli esteri Alain Juppé e il direttore del suo gabinetto Dominique de Villepin.

Ieri, il presidente del Ruanda, Paul Kagame, ha nuovamente accusato la Francia. Per tutta risposta, Parigi ha reso noto che non parteciperà alla cerimonia di commemorazione.

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