Brunetta: "Italicum entro Pasqua". Renzi: "Non accetto ultimatum". Berlusconi: "Manteniamo la parola"

Il Premier Matteo Renzi e il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi sono convinti che il governo possa fare a meno dei voti di Forza Italia.

Aggiornamento - Il Premier Matteo Renzi, uscendo da una libreria di Roma, è stato interpellato su quanto detto oggi da Renato Brunetta e ha replicato:

"Non accettiamo ultimatum di nessuno, figuriamoci di Renato Brunetta. Noi facciamo le riforme, le questioni interne a Forza Italia se le risolvono loro se hanno voglia. Abbiamo rispetto, se stanno al gioco delle riforme ci stiamo. Altrimenti al Senato ce la facciamo"

Anche Maria Elena Boschi ha replicato dicendo che l'approvazione dell'Italicum entro Pasqua "è un’idea di Brunetta, il testo deve essere ancora esaminato dalla commissione del Senato e a Pasqua mancano 10 giorni".

In serata è intervenuto direttamente Silvio Berlusconi con una nota ufficiale in cui sostiene che Forza Italia manterrà la parola data, ecco che cosa ha scritto l'ex Cavaliere:

"Respingo le affermazioni di chi sostiene che 'prima si dice sì alle riforme, poi ci si rimangia la parola, quindi si lanciano ultimatum'. Forza Italia non si rimangia alcunché e mantiene dritta la barra in direzione delle necessarie riforme per la modernizzazione del Paese. Quanto alla tempistica, è evidente che la prima lettura a palazzo Madama della riforma del Senato è il primo passo di un procedimento che richiede alcuni mesi di tempo e quattro passaggi parlamentari. Sarebbe quindi opportuno che l'approvazione definitiva da parte del Senato della legge elettorale avvenisse anticipatamente rispetto a questa riforma"

Brunetta, ultimatum a Renzi: "Riforma elettorale entro Pasqua o l'accordo salta"


Prova a fare il duro Renato Brunetta e dall'alto del suo ruolo di capogruppo di Forza Italia alla Camera avverte Matteo Renzi che se l'Italicum non viene approvato entro Pasqua l'accordo del Nazareno cade e il primo ministro ne dovrà subire le conseguenze, che potrebbero includere anche le dimissioni del premier.

Ai microfoni di SkyTg24 Brunetta oggi ha detto:

"La legge elettorale è ferma da tre settimane a Palazzo Madama. Noi chiediamo al premier Matteo Renzi, se vuole mantenere la parola e se vuole mantenere i patti, di approvare la riforma elettorale prima di Pasqua. Altrimenti casca l'accordo con Berlusconi e con Forza Italia. Se è in grado, il presidente del Consiglio approvi la riforma così come è stata approvata dalla Camera prima di Pasqua, ma se non è in grado di farlo ne tragga le conseguenze, magari anche con le sue dimissioni"

Il tono minaccioso di Brunetta contro Renzi si può anche considerare un tentativo di intimidire il Premier che probabilmente si sarà fatto due risate nei giorni scorsi sentendo il dialogo tra due fedelissimi di Silvio Berlusconi come Maria Stella Gelmini e Giovanni Toti che definivano quello dell'ex sindaco di Firenze un "abbraccio mortale" ai danni del leader di Forza Italia che, bloccato, anzi "parcheggiato" in ospedale a causa di un problema a un ginocchio, non saprebbe proprio cosa fare con Renzi.

Quel video pubblicato da Repubblica.it ha destabilizzato non poco l'ambiente forzista e dunque urge una soluzione, per questo, soprattutto dopo l'attacco del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che ha detto che i numeri Renzi ce li ha anche senza l'appoggio di Forza Italia, il partito dell'ex Cavaliere si è sentito obbligato a prendere una posizione netta ed è uscito allo scoperto oggi con Brunetta.

Proprio a proposito di quel video, il capogruppo alla Camera ha detto che si tratta di un fuorionda rubato e chi usa le cose rubate è un ricettatore. Anche uno dei due protagonisti del video, il consigliere politico Giovanni Toti, è intervenuto sulla questione dell'Italicum e ha detto:

"Ha ragione Brunetta: la legge elettorale è parcheggiata al Senato e la teniamo lì, perché? Se Renzi vuole fare le riforme, incardiniamo la legge elettorale e votiamola subito"

E poi ha ricordato al ministro delle Riforme che senza Forza Italia l'Italicum non sarebbe passato neanche alla Camera a causa dei franchi tiratori del Pd.

Renato Brunetta

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