Riforma del Senato: la minoranza Pd non ritira il Ddl Chiti

Apertura dei grillini al ddl Chiti, il Pd si spacca


Vannino Chiti non ritirerà il proprio ddl sulle riforme alternativo a quello del governo. Lo ha riferito il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, al termine dell'assemblea del gruppo sulle riforme. Zanda ha ribadito che, diversamente da quanto chiede il ddl Chiti, la posizione del Pd è per “un nuovo Senato che sia frutto di elezioni di secondo grado”.

Riforma del Senato: la minoranza Pd la vuole fare con il M5S


8 aprile

    Aggiornamento 14:20 Da parte del M5S, un'apertura e una frenata dopo che una parte Pd si è attivata per trovare un'intesa comune sul ddl Chiti. Il capogruppo pentastellato Santangelo e il suo collega alla Camera Giuseppe Brescia si dicono disposti a un accordo sul disegno di legge "che ricalca diverse proposte avanzate nel tempo dal M5S" ma "resta inteso che queste proposte si discuteranno in Rete con tutti gli iscritti del Movimento".

Nuovo colpo di scena per la riforma del Senato. Come se non bastassero gli ostacoli finora trovati dal progetto di Renzi, ora arriva un altro colpo che rischia non solo di far saltare la riforma, ma di spaccare (ancora di più) il Pd. La bomba l'ha lanciata il capogruppo grillino al Senato Vincenzo Santangelo, che ha inaspettatamente aperto a una convergenza con il Partito Democratico sul disegno di legge firmato da Vannino Chiti. Un ddl che, a parte qualche particolare, secondo Santangelo è la fotocopia di quello presentato dal M5S, e quindi i pentastellati potrebbero votarlo.

La minoranza Pd, che ha appoggiato la presentazione del ddl, ha accolto di buon grado l'apertura del M5S dicendosi pronta ad approvare "l'altra" riforma del Senato. Una posizione che ha provocato le ire del capogruppo Luigi Zanda, che ha chiesto il ritiro del ddl Chiti. Richiesta rimandata al mittente dai dissidenti piddini, capeggiati da Corradino Mineo, che invita invece a lavorare a partire dal testo Chiti, mentre la linea ufficiale del Pd è di seguire la riforma Renzi, casomai emendandola ma non sui punti cardine (e cioè sulla non eleggibilità dei senatori).

Cos'è il ddl Chiti


Rispetto alla riforma voluta dal premier, il disegno di legge presentato da Vannino Chiti propone una differenziazione di ruoli tra le due Camere mantenendo però l'eleggibilità dei senatori, e riducendone contestualmente il numero.

Nello specifico, la Camera vedrebbe dimezzati da 630 a 315 i propri componenti e manterrebbe l’attribuzione del voto di fiducia e dell’approvazione della legge di bilancio, mentre il Senato diventerebbe di 100 membri, eletti nelle Regioni contestualmente alle elezioni regionali, più 6 per gli italiani all'estero. Il nuovo Senato si occuperebbe dell’esame e del voto delle leggi costituzionali, elettorali, dei trattati europei e dei provvedimenti che investano diritti fondamentali della persona. Secondo i promotori (oltre a Chiti, 22 senatori della minoranza Pd tra cui Mineo e Casson), i risparmi con questa riforma sarebbero superiori rispetto a quella del premier.
Riforma Senato delle Autonomie - Governo Renzi

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