Elezioni Europee 2014: in Polonia vincono i nazionalisti

Il sesto paese più popoloso della Ue chiamato a eleggere 51 europarlamentari: vincono i nazionalisti

Aggiornamento 26 maggio, ore 15.13 - La quantità di sigle e partiti presentatasi alle elezioni, evidentemente, non è andata a genio al popolo polacco, che ha fondamentalmente disertato le urne: solo il 22.7% degli aventi diritto si è recato a votare.

Il partito che esce vittorioso è Prawo i Sprawiedliwość, partito conservatore e nazionalista polacco, che va oltre il 32% e fa ottenere ai conservatori europei ben 19 seggi. Primeggia in Polonia il Partito Popolare europeo, 23 seggi, grazie sopratutto al 31% e oltre di Platforma Obywatelska.

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Elezioni Europee 2014: in Polonia è sfida tra sette partiti

Le elezioni europee 2014 si voteranno in Polonia il 25 maggio, come avverrà anche in Italia e nella maggior parte dei paesi dell'Unione chiamati a esprimere, per la prima volta, la loro preferenza tra i candidati alla presidenza della Commissione europea. La Polonia, che fa parte dell'Ue dal 2004, è un paese da 38 milioni di abitanti, il che lo rende il sesto stato più popoloso dell'Unione Europea. Sono infatti 51 i seggi che la Polonia andrà a occupare all'Europarlamento.

51 seggi che saranno selezionati con un sistema elettorale proporzionale, con una soglia di sbarramento al 5% e la possibilità di esprimere preferenze. Nelle scorse elezioni europee, quelle del 2009, a stravincere era stato il partito di Piattaforma Civica guidato dal primo ministro Donald Tusk, che aveva conquistato la metà dei seggi a disposizione. E proprio Donald Tusk è uno dei nomi che si fanno come possibile "vero" candidato del Partito Popolare Europeo, nel caso fossero confermate le indiscrezioni secondo cui Jean Claude Juncker potrebbe non essere davvero destinato a ricoprire la carica di presidente della Commissione se il Partito Popolare Europeo dovesse vincere le elezioni.

Sono 7 i partiti principali della Polonia che si metteranno alla prova in questa competizione. E non è detto che sia Piattaforma Civica a conquistarne la maggioranza. Al contrario: secondo gli ultimi sondaggi a essere in testa, e ampiamente, è il partito di destra chiamato Diritto e Giustizia, che sembra viaggiare sopra il 30%. Un partito di destra e fortemente euro-critico, il che dimostra come anche nei paesi che parecchi vantaggi hanno avuto dall'ingresso nell'Unione Europea la componente anti-euro si faccia sentire forte. Si tratta, per la precisione, del partito fondato dai gemelli Kaczyński, che nel recente passato hanno governato il paese tra le polemiche suscitate in Europa per il loro eccessivo conservatorismo (tanto da essere favorevoli alla pena di morte).

Segue il partito del primo ministro Piattaforma Civica, che dovrebbe trovarsi appena al di sotto del 30%. Il che la dice lunga sulla collocazione politica della Polonia: se i numeri che circolano fossero veri, significherebbe che circa il 60% della popolazione aderisce a partiti di destra o centrodestra. Partito Cristiano Democratico, membro del Ppe dal 2003, è di vocazione fortemente europeista. Segue molto staccata l'Alleanza della Sinistra Democratico: il principale partito riformista polacco, che però dovrebbe godere delle preferenze del solo 10% circa dell'elettorato. Il Sld è stato al governo tra il 2001 e il 2005 e sostiene la candidatura di Martin Schulz.

Si passa poi alle formazioni minori, tra cui il Partito Popolare Polacco. Forza di centro, legata alla tradizione agraria della Polonia ed è uno dei partiti più antichi del paese, dal momento che nasce attorno agli anni Venti, come unione dei vari movimenti agrari dello stato. Tra gli altri partiti, vanno segnalati Europa Plus (formazione di centrosinistra europeista nata nel 2003), che dovrebbe conquistare circa il 7% dei voti. Con il 5% circa (e quindi a rischio esclusione) troviamo invece il Knp, un partito di centrodestra, libertario e liberista (quindi non di matrice cristiana-cattolica) che si pone nell'area dei partiti euroscettici. Su posizione simili troviamo infine Pr, sotto il 5%, partito liberale di centrodestra che a oggi può contare su tre europarlamentari.

Ma com'è la situazione economica in Polonia? Ottima, se dovessimo usare i criteri numerici del debito pubblico (55%) e della crescita del Pil in anni di recessione (nel 2014 dovrebbe salire del 2,8%). Ciononostante rimane molto alta la disoccupazione (al 10,3%) e soprattutto ci sono ancora vaste aree del paese che vivono in una situazione di povertà. Nel complesso, però, la tendenza economica della Polonia è molto positiva, ragion per cui può stupire il successo dei partiti euroscettici, tanto più che l'ingresso della Polonia nella Ue ha avuto parecchi risvolti positivi, come scrive Limes:

L'ingresso nell’Ue ha avuto due effetti positivi. Il primo è stato l’aumento di credibilità del paese nell’arena internazionale, che ha consentito di attirare più facilmente gli investimenti esteri e pagare un premio di rischio più basso in punti percentuali. L’altro è stato l’afflusso dei fondi di coesione dell'Ue, negli ultimi anni pari a circa il 3% del pil, che hanno permesso alla Polonia di vivere una vera e propria rivoluzione infrastrutturale (per fare un esempio, tra il 2007 e il 2011 il chilometraggio delle autostrade è triplicato). Il coronamento di due decenni di rapida convergenza è stato il cosiddetto “effetto dell’isola verde” (2009), quando la Polonia è stata l’unico paese dell’Unione a resistere alla recessione mondiale senza subire un crollo del pil.

Ed è proprio questa situazione virtuosa ad aver portato un vantaggio importantissima alla Polonia, rispetto ai paesi dell'Unione Europea più deboli, non ha dovuto piegarsi all'austerity della Troika. Scrive Il Fatto Quotidiano:

La Polonia non ha dovuto sottomettersi alle politiche di austerità imposte alla Periferia, al contrario ha perseguito politiche espansive, ad esempio la riduzione delle aliquote fiscali dal 40 al 32 per cento proprio quando la crisi si abbatteva sul eurolandia. Paradossalmente, poi, grazie alle dimensioni e prossimità dell’economia polacca alla Germania, la più grande economia europea, la Polonia riceverà dal 2014 in poi 105,9 miliardi di euro dall’Ue, trasformandola nella più grande beneficiaria in assoluto. Una favola a lieto fine? E’ quello che molti polacchi pensano. A scriverla, secondo loro, è stata una classe dirigente che invece di fare gli interessi della casta ha fatto quelli del paese.

Resta il fatto, però, che anche in questa "isola felice" sono le posizioni euroscettiche a crescere in maniera impetuosa, a scapito dei partiti che fanno dell'europeismo la loro bandiera.

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