Indipendenza della Catalogna: Spagna boccia il referendum

Sette ore di dibattito alla Camera Bassa del Parlamento di Madrid, poi Rajoy dice: "Nessuno più di me ama la Catalogna, ma la Costituzione è un ostacolo insuperabile".

"Catalogna nazione" per ora resterà soltanto uno slogan a Barcellona e dintorni. Il Parlamento di Madrid infatti ha detto no al referendum per l'indipendenza della regione catalana. La Generalitat della Catalogna chiedeva il trasferimento delle competenze per convocare una consultazione popolare che potesse poi decidere sull'indipendenza dalla Spagna, ma i no sono stati 299, contro i 47 sì e un astenuto. Il dibattito alla Camera Bassa è durato ben sette ore.

Alla fine, il premier Mariano Rajoy ha dichiarato: "Non è possibile applicare quanto ci chiede il Parlamento di Catalogna perché la Costituzione non lo permette". Barcellona aveva addirittura fissato unilateralmente la data del referendum, il 9 novembre. E il presidente catalano, Artur Mas, ha fatto sapere che la consultazione ci sarà comunque. Una sfida vera e propria a Madrid. "Andiamo avanti, il processo continua. Non ci può fermare la decisione del Parlamento spagnolo. Oggi si è perduta un'altra opportunità, l'ha persa il governo spagnolo. Non ci hanno voluto dare una mano, ma la nostra resterà tesa".

Mas si fa forte dei sondaggi, che danno in leggero vantaggio i favorevoli all'indipendenza. Non è la prima volta, comunque, che il Parlamento centrale blocca la voglia di secessione di Barcellona. A febbraio fu approvata una mozione che bocciava il referendum, con 272 voti a favore e 43 contrari. Rajoy, parlando durante il dibattito, ha voluto far sapere ai cittadini catalani che lui è aperto al dialogo, ma che la Costituzione è un ostacolo insormontabile: "Assieme vinciamo, separati perdiamo tutti. Non è vero che il Catalogna si soffre un'oppressione insopportabile, che si persegue la lingua catalana o si asfissia la sua cultura. E non è vero che, quando le regioni vogliono separarsi, si apra loro la porta. Nessuna costituzione al mondo lo consente".

Il premier ha aggiunto: "E non parlatemi della Scozia, che ha presupposti storici o costituzionali molto diversi. Vedo secoli di storia congiunta, di benessere e sforzo comune. Io amo la Catalogna e il futuro idilliaco che voi disegnate non dice nulla sulle conseguenze: una Cataloga più povera, fuori dall'euro sine die, dall'Unione Europea, dalla Nato e dai trattati costituzionali. I catalani perderanno di vantaggio di essere europei, saranno fuori dal mercato unico, diranno addio a investimenti o fondi di pensione".

Solo nel finale del suo intervento, Rajoy ha indicato una possibile via d'uscita: "Il no non significa chiudere tutte le porte. Ce n'è una spalancata: chi non è d'accordo con l'attuale stato delle cose, attivi l'iter per riformare la Costituzione". Alfredo Rubalcaba, leader del Psoe - il principale partito all'opposizione, ha detto: "Voi proponete: andiamo a votare che ce ne andiamo. Noi diciamo: andiamo a sederci e dialoghiamo, per decidere come restare uniti".

La difesa del referendum indipendentista era stata invece affidata ai portavoce di Ciu, Erc e ICv - rispettivamente Jordi Turull, Marta Rovira e Joan Herrera". "Siamo qui in rappresentanza di un’amplissima maggioranza del popolo catalano, che ha voluto sempre autogovernarsi, che si riconosce come nazione da generazioni e che non accetta la parola rassegnazione". Mas - sostenuto proprio dai partiti a favore dell'indipendenza, ha già tracciato mentalmente la road map dei prossimi mesi: a fronte di una sentenza di incostituzionalità da parte della Corte, dichiarerà conclusa la legislatura, convocando elezioni anticipate (sono previste da calendario per il 2016) che sarebbero plebiscitarie per il fronte secessionista.

Mariano Rajoy

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