Berlusconi, da oggi ai servizi sociali. Chi spegne la luce del berlusconismo?

E’ il d-day, il giorno dell'affidamento in prova ai servizi sociali di Silvio Berlusconi. L’ex premier sarebbe “condannato” ad assistere per nove mesi gli anziani disabili, un lavoretto leggero, un solo giorno alla settimana in una struttura non distante dalla sfarzosa residenza di Villa San Martino ad Arcore.

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L’esecuzione di questa pena sarebbe in grado di assicurare “il recupero del condannato e di evitare recidive”. “Per questo –scrive Luigi Gambacorta su Avvenire - ancora devono essere state escluse altre comunità, come quelle dei tossicodipendenti e pregiudicati, che solitamente non potrà avvicinare. Né quelle per il recupero dei minori, data la prima condanna nel processo Ruby. Gli obblighi che a questo punto resterebbero all'ex Cavaliere sono quelli di ritirarsi a casa per le undici di sera e a non uscirne sino alle sei del mattino”.

Già, chi spegne adesso la luce del berlusconismo? Gli ultimi aficionados dell’ex “Ghe pensi mi” minacciano sfracelli, “pronti a scatenare l’inferno”. Ma solo quattro gatti scenderanno in piazza a sostenere l’ex Cav e l’inno “Fortuna che Silvio c’è!” passa nel dimenticatoio dei fallimenti dell’Italietta che si gonfia il petto con le sue manie di grandezza e finisce nel polverone. Tale e quale il ventennio mussoliniano. Qui, per fortuna, senza dittatura, senza guerra mondiale, senza guerra civile.

Sul campo, dopo il fallimento totale del berlusconismo, restano macerie, ma l’Italia (20 anni con il Duce, 20 anni con il Cav, mancando per un soffio 20 anni di … comunismo) non è Cartagine coperta di sale e gli italiani, leccate le ferite, guardano avanti, non solo – si spera, a pizza e mandolino. Berlusconi edificò la sua fortuna politica sull’antipolitica e sull’anticomunismo, quando il comunismo non c’era più.

Diceva Indro Montanelli: “Quando il pericolo comunista c'era ed era forte, fino agli anni Settanta, la nostra borghesia cercava il compromesso. Poi, a muri crollati, si sono scoperti ferocemente anticomunisti. E ci credono pure. Ricevo decine di lettere di persone anche colte, medici, ingegneri, che sono convinti di aver vissuto in questi anni in un regime di «rossi». Quando, se c'è stato nella storia un antiregime, questo è stato proprio il governo dell'Ulivo... Hanno fatto poco, perché avevano una maggioranza ristretta e litigiosa. Ma quel poco era di qualità. Non hanno rubato, non hanno alzato la voce, hanno provato a riformare questo paese allergico alle riforme... Come si fa a capovolgere una verità così solare? La verità è che questo anticomunismo è una scusa per agitare il manganello”.

Dov’è la borghesia moderata, la destra democratica, liberale, “normale”, europea? Alla destra-destra italiana andava bene prima Mussolini, come dopo Berlusconi “un parabolano, un grande ciarlatano”.

Insisteva Montanelli: “Per fare un regime bisogna avere le capacità, cooptare una classe dirigente. Mussolini l'ha fatto, dopo gli anni dello squadrismo. Berlusconi non so se lo farà. C'è una differenza. Mussolini in fondo odiava i fascisti, li usava ma li disprezzava e ne diffidava. A fare il governo ha chiamato i liberali, i nazionalisti e qualche ex compagno. Berlusconi invece ama i berluscones, perché lo adorano... Gli unici uomini di qualità che ha avuto intorno sono Confalonieri e Gianni Letta. Gli altri sono soltanto servi e killer”. Punto.

Qui sta il fallimento di quello che pretendeva di essere la “Destra” italiana e il “cambiamento”. Lo zoccolo duro del 20% dell’elettorato tutt’ora ancorato a Forza Italia è l’italiano che non vede alternative e vota ancora il partito di Berlusconi tappandosi naso, orecchie, occhi.

L’epitaffio dell’epopea berlusconiana viene da Sandro Bondi sul Foglio di Giuliano Ferrara: “ La nostra storia è finita male. Dietro Berlusconi non c’era niente. In questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico ... ci meritiamo quello che sta succedendo. Siamo il vuoto, siamo il nulla ...”. Aggiunge Merlo: "Nessun Pompidou all’orizzonte, solo piccoli uomini e piccole donne che non cresceranno “.

Potevano crescere, questi "piccoli uomini" (e ancor più piccole donne), schiacciati/e da chi pensava solo agli affari propri e tutti presi dal loro convinto fervore da leccapiedi? L’Italia chiude così l’era dell’ultimo “capoccia”. O un altro è alle porte, anzi è già nella poltrona di Palazzo Chigi?

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