Spese pazze in Piemonte, Cota rimborsa la Regione

Roberto Cota ed altri 15 ex-consiglieri del Piemonte rimborsano la Regione con 300mila euro. Obiettivo? Ottenere sconti al processo

La prima udienza preliminare al Tribunale di Torino non ha visto la passerella dei protagonisti della vicenda denominata Rimborsopoli, le spese pazze dei consiglieri regionali del Piemonte, governatore Cota in testa; non sono mancate tuttavia le sorprese, con gli imputati che si sono resi protagonisti della giornata nonostante l'assenza.

Roberto Cota ha infatti annunciato di aver restituito 32mila euro (la cifra contestatagli dalla procura di Torino) alla Regione Piemonte e, con lui, altri 15 consiglieri si sono prodigati in bonifici tempestivi, restituendo alla Regione le somme contestate.

300mila euro che, in totale, sono tornati nelle casse della Regione Piemonte; tuttavia, spiegano i legali dell'ex-governatore Cota, questa non è in alcun modo un'ammissione di colpa:

"Cota, pur ribadendo la correttezza del proprio comportamento e la propria assoluta innocenza rispetto alle accuse mosse dalla procura di Torino, ha deciso di agire in questo modo in un’ottica di trasparenza."

Sergio Pininfarina Funeral

Poco prima dell'udienza, a sorpresa, i legali di Cota hanno annunciato l'intenzione dell'ex Presidente della Regione Piemonte di farsi processare da solo e con rito immediato: il processo si aprirà il 21 ottobre prossimo. Con Cota sono una quindicina i politici imputati che fino a oggi hanno restituito il denaro pubblico che secondo i pm, Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi, avrebbero utilizzato per scopi personali: dalle oramai famose mutande verdi a cene di lusso, viaggi e rimborsi gonfiati per spese anche inesistenti.

Altri 300 mila euro sarebbero in arrivo, spiegano gli avvocati degli imputati, anche se la cifra contestata dalla procura di Torino è, in realtà, di 1,5 milioni di euro.

Perchè proclamarsi innocenti e procedere ugualmente con il risarcimento?

Risarcire significa ottenere l’attenuante nel processo con l’accusa di peculato ed è la condizione necessaria per ottenere il patteggiamento: una necessità per coloro i quali intendano in qualche modo superare le strette maglie della legge Severino, che sancisce l'incandidabilità in determinate fattispecie. Con il patteggiamento infatti le condanne si dovrebbero aggirare tra l’anno e l’anno e mezzo a seconda dei reati contestati e degli importi degli scontrini, evitando i rischi connessi all'applicazione della legge Severino.

Molti consiglieri che vorrebbero patteggiare sono leghisti ma c’è anche qualche ex Pdl ed esponenti dei monogruppi: Giovanna Quaglia ed Elena Maccanti, insieme ad Antonello Angeleri, Michele Marinello e Gianfranco Novero, del Carrocccio. Marco Botta e Francesco Toselli ex Pdl.

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