Elezioni Europee 2014 | Schulz vs Juncker: primo match su France 24


Elezioni europee 2014

. Il 9 aprile, su France 24, ha avuto luogo il primo dibattito televisivo tra i candidati di S&D e del Ppe alla presidenza della Commissione: rispettivamente Martin Schulz e Jean-Claude Juncker. I quaranta minuti del faccia a faccia, in diretta dalla Biblioteca Solvay di Bruxelles, sono stati parecchio noiosi. Non facciamo questa notazione perché siamo cultori delle risse televisive, ma perché i due politici sembravano d'accordo quasi su tutto. E forse proprio questa concordia è il dato politico più importante emerso dalla discussione.

Nonostante le differenze che emergono tra il manifesto elettorale del Pse e quello del Ppe, infondo i due sembrano quasi convergere sulla disciplina fiscale, sulla politica estera e sul tema dell'euroscetticismo. Forse per vedere un dibattito, in cui possano venir fuori posizioni realmente alternative, dovremo attendere il 15 maggio. Per quella data Eurovision ha organizzato un format nel quale interverranno il candidato della Sinistra Unita, Alexis Tsipras e i capilista dei Verdi, José Bové e Ska Keller.
BELGIUM-EU-POLITICS-COMMISSION
Sul tema dell'austerity, Juncker ha difeso le scelte dell'Unione. Dopo che per 10-15 anni molti paesi non hanno tenuto i conti pubblici a posto, il rigore era necessario perché "l'incremento della spesa pubblica non permette crescita". Tuttavia, ora il politico lussemburghese è favorevole ad un allentamento dei vincoli di bilancio, dentro un piano di economia sociale di mercato.

Schulz ha definito, in accordo con il suo collega, la disciplina fiscale "inevitabile". Ha assunto, però, toni più decisi su una necessaria discontinuità sulle politiche occupazionali e sul sostegno alle piccole e medie imprese, anche perché "la teoria che i tagli alla spesa unilaterali avrebbero ripristinare la fiducia degli investitori evidentemente non ha funzionato".

Riguardo al tema della politica estera, entrambi hanno ripetuto il mantra di sempre. Ovvero che è necessaria una maggiore coerenza tra i 28 Stati della Ue. L'Europa, per i due candidati, dovrebbe saper esprimere maggiore autonomia nelle scelte, essere libera da condizionamenti e prendersi la responsabilità di azioni sullo scenario internazionale (per entrambi la Francia "ha salvato l’onore dell’Unione europea" in Mali e Repubblica Centrafricana).

L'esponente dei socialisti e quello dei popolari si sono trovati in sintonia anche sul populismo xenofobo e sulla moneta unica. Sul primo aspetto condividono la preoccupazione per le derive razziste continentali e si dicono favorevoli ad una maggiore accoglienza degli immigrati legali. Se poi ci fossero degli abusi sul sistema di welafare, connesso alla libera circolazione europea, dovrebbero essere gli stati nazionali ad intervenire.

Sull'euro, l'accordo è assoluto. Per Juncker la moneta unica: "ci ha messo al riparo dalle conseguenze più gravi della crisi cominciata negli Stati Uniti". E Schulz ha aggiunto: "uscire dall'euro non crea posti di lavoro".

Sugli eurobond c'è stato un minimo di scontro, più personale che sostanziale. Schulz pare favorevole, mentre Juncker sembra contrario, anche se lo ha dichiarato con un sofismo: "non sono realizzabili a causa dell’opposizione della Germania e di altri Paesi, ma comunque da soli non sarebbero la soluzione”.

Il socialdemocratico ha replicato: "hai sempre appoggiato gli eurobond e ora noto che sei diventato contrario". Entrambi, in realtà, non sono abbastanza forti da imporli ad Angela Merkel. La Cancelliera rimane la leader europea che ha il peso politico maggiore nel governo di coalizione nazionale, sostenuto dalla Spd di Schulz, nel Consiglio d'Europa e nel Ppe di Juncker.

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