Renzi: “Sinistra cambi o diventa destra”

Il segretario dà il via alla campagna elettorale da Torino, mentre, contemporaneamente, la minoranza Pd si trova al Teatro Ghione

È partita da Torino la campagna elettorale di Matteo Renzi. Non poteva essere altrimenti. Nella più solida roccaforte metropolitana del Pd il prossimo 25 maggio sarà in ballo la carica di governatore del Piemonte e il Pd dovrà riconquistare una regione-chiave finita per quattro anni (e con un trucco) in mano leghista. Al fianco del premier, sul palco del PalaOlimpico torinese c’era Sergio Chiamparino, per un decennio sindaco di Torino e ora unico candidato del Pd che, vista la popolarità del Chiampa, ha pensato bene di by-passare le primarie in vista delle regionali.

Il discorso di Renzi è stato, come al solito, fluviale. Il premier ha invitato gli oltre 300 candidati sindaci delle prossime amministrative a essere aperti al dissenso e a non soffocare il dialogo. Ha lanciato una frecciata a Gianni Cuperlo che negli scorsi giorni aveva detto che le norme della destra erano sbagliate se proposte dalla sinistra: “La sinistra che non cambia diventa destra. Sono d'accordo con Sergio, la sinistra che non cambia perde la dignità di essere sul fronte del progressismo. E noi andiamo in Europa per cambiarla”.

Il segretario Pd ha parlato di lavoro, ha toccato il tema degli stipendi dei manager: “È inaccettabile che gli stipendi siano aumentati del 170%. Pensavo di essere criticato per il tetto, troppo alto, a 238mila euro. Accusateci pure di demagogia, ma è una questione di credibilità delle istituzioni, noi resteremo in contatto con la realtà”.

Poi la battuta. Coerente con il suo stile, Renzi è tornato sullo scandalo-rimborsi che ha costretto il Piemonte ad anticipare di un anno le amministrative: “Non ho mai visto Chiamparino in mutande, ma non lo immagino con le mutande verdi e se le compra le compra con i soldi suoi”.

Non sono mancate le scadenze, quelle che Renzi fornisce quasi quotidianamente: “Entro il 25 maggio dobbiamo arrivare al superamento del bicameralismo”. Renzi ha detto che dopo l’intervento sui redditi da lavoro, il prossimo step sarà l’intervento sulle pensioni “per chi guadagna meno di mille euro al mese”.

Renzi si è soffermato a lungo sull’Europa sottolineando come la vittoria degli antieuropeisti rappresenterebbe una sconfitta per l’Italia. Allo stesso tempo, però, ha chiarito che l’Italia dovrà rispettare le regole senza timori riverenziali: “Ci stiamo stufati di andare là a prendere la lezione, noi andiamo là per cambiare le cose e riprenderci l'Europa delle idee e non delle banche e della burocrazia”.

Non sono mancati un affondo a Beppe Grillo (“Non possiamo fare campagna elettorale inseguendo ogni giorno il blog di Beppe Grillo. Lasciamolo fare, lasciamolo nel suo brodo: dovevano cambiare il palazzo e il palazzo sta cambiando loro. La bellezza della politica la riporteremo a casa noi”) e una raccomandazione agli oppositori interni: “Nei prossimi mesi non perdiamo tempo a litigare tra noi, c'è tanto da fare, dobbiamo andare pancia a terra per cambiare l'Italia”.

Mentre Renzi iniziava la campagna elettorale a Torino, la minoranza del Pd si riuniva al Teatro Ghione di Roma: presenti Pier Luigi Bersani, Massimo D'Alema, Guglielmo Epifani, Stefano Fassina, Francesco Boccia e Alfredo D'Attorre. L’affronto, la beffarda iniziativa di chi prende alla lettera le parole di oggi di Renzi e alla sua politica dice soprattutto dei no.

Massimo D’Alema è intervenuto dicendo che la legge elettorale va migliorata perché così pare “congegnata per mettere la destra intorno a Berlusconi”, poi da vecchio navigatore nelle acque tormentate del centrosinistra: “Noi dobbiamo essere il Pd, non la minoranza. Una minoranza deve innanzitutto aspirare ad essere una maggioranza. Dobbiamo fare vivere il partito sui territori, lavorare al tesseramento anche se le tessere non vengono più stampate”.

Italian Premier Matteo Renzi Visits Milan

Foto © Getty Images

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