Pd, c’è quello di Renzi e c’è quello di Cuperlo (D’Alema)

Il Partito Democratico, con le due manifestazioni in contemporanea di Torino (Renzi) e di Roma (Cuperlo&C), ha palesemente dimostrato le sue contraddizioni e le sue divisioni interne. Il Pd non è (solo) diviso sulle riforme, è diviso sulla concezione stessa del partito, della sua identità, del suo progetto politico, delle sue alleanze.

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Le cose dette dal segretario-premier a Torino per aprire la campagna elettorale del 25 maggio cosa hanno in comune con quanto detto da Cuperlo, D’Alema&C a Roma?

Matteo Renzi avanza come un rullo compressore, con abilità e fiuto da politico consumato, da leader 2.0, con un populismo “raffinato” che scarta il peggio delle pietanze demagogiche e rozze dell’antipolitica messe in tavola da Berlusconi e da Grillo per blandire con la sostanza (gli 80 euro sono l’esempio più eclatante, ma non l’unico) gli italiani, in altre parole, per cercare il voto degli elettori.

L’imprinting della ditta Renzi&C è chiaro: con me paga chi non ha mai pagato, riceve chi non ha mai avuto. Non è questo il messaggio del Def? I contratti bloccati del Pubblico Impiego fino al 2020? Echissenefrega! Non sono quelli – sfaticati ingrigiti dal posto sicuro invisi agli italiani delle partite Iva e di chi rischia sui mercati – da ridurre nel numero e nei diritti?

Ma non sta lì (e nell’area dei pensionati) il serbatoio di voti del piddi? Un altro sonoro chissenefrega! Perché il giovane premier-segretario mira a ben altri lidi, alle vaste praterie dell’ex bacino berlusconiano, con milioni di voti in libera uscita per la debacle di Forza Italia e del suo leader.

Commenta Stefano Folli su Radio24: “ Renzi si conferma politico astuto anche su un terreno difficile come è appunto il Def. La cui sostanza economica sta invece nel rispetto assoluto dei vincoli europei, garantito dal ministro Padoan: il 3 per cento del deficit rimane intatto e non si utilizza quello 0,6 per cento di margine per finanziare i tagli Irpef e raccogliere consenso, come in un primo tempo avrebbe voluto fare il premier. La crescita economica è modesta, anzi modestissima. Ma Renzi è bravo ad accendere i riflettori su altri capitoli del documento, quelli più colpiscono l'opinione pubblica”.

Strada spianata per Matteo, dunque? Tutt’altro, anche perché dietro il (finto) placido Gianni Cuperlo, dalla convention delle minoranze interne al Pd rispunta l’ombra minacciosa di Massimo D’Alema.

Cuperlo: "Le norme della destra non diventano giuste se a proporle siamo noi" dice a proposito della revisione delle regole sui contratti di lavoro a tempo determinato. Poi l'affondo su legge elettorale e Senato. "Quando arriveremo alla verità non sarò disponibile a sacrificare la bibbia della Costituzione sull'altare di un accordo politico".

D’Alema: “ Noi dobbiamo essere il Pd, una minoranza deve aspirare a diventare una maggioranza. Non possiamo accettare che il Pd diventi un'altra cosa, che si spenga". Bersani e gli altri gettano poi altra benzina sul fuoco, contro il patto del Nazareno, la modifica del Senato, l’intero impianto delle riforme del governo.

Scaramucce pre elettorali o una vera e propria dichiarazione di guerra contro Renzi? Il segretario-premier ha solo una carta per chiudere la partita: vincere (alla grande) le elezioni del 25 maggio.

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